1580, UN FALSARIO A CHIETI: CRONACA DI UNA TRUFFA

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Il ‘500 è stato un secolo in cui numerosi e rilevanti sono stati gli avvenimenti riguardanti la città di Chieti:

l’avvento del patriziato dei Valignani di cui un esponente fu il missionario gesuita Alessandro che in quel periodo, a soli 36 anni, iniziava la sua opera di evangelizzazione, mettendosi a capo di una quarantina di gesuiti che si accingeva a salpare da Lisbona per raggiungere l’Oriente, poi le numerose scorrerie dei pirati saraceni che attaccavano le coste abruzzesi per spingersi nell’entroterra, Chieti compresa, la partecipazione di Chieti alla vittoriosa battaglia navale di Lepanto, ancora in quegli anni sale al soglio pontificio l’ex vescovo di Chieti Gian Pietro Carafa, grazie al quale nasce l’ordine dei monaci Teatini e proprio nel ‘500 nella città teatina si stabiliscono le confraternite religiose più importanti ma in quegli anni si registra anche una curiosa storia che vale la pena raccontare.

Ad un ventennio dalla fine del secolo, si affaccia nella città teatina un personaggio controverso che di professione fa il medico, anche se molteplici sono i suoi interessi che spaziano dalla letteratura alla storia, dall’archeologia all’astrologia e finanche alla numismatica ed alla micologia. Il suo nome è Alfonso Ceccarelli e viene da Bevagna, un borgo a sud di Perugia ed in quel tempo è particolarmente conosciuto nel centro Italia per aver redatto la storia di alcuni comuni e la genealogia di importanti famiglie patrizie.

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Per le sue conoscenze di storico affermato viene contattato dai vip dell’epoca che gli commissionano ricerche e scritti sul fattivo ed operoso ruolo della propria famiglia in ambito cittadino. Naturalmente i committenti si aspettano che la città, che ufficialmente è il soggetto dello scritto erudito del Ceccarelli, ceda in concreto il ruolo di protagonista storico alla famiglia che ha incaricato lo scrittore, affinché quest’ultimo non lesini di tesserne le lodi nel processo di formazione storica della stessa città. Il medico bevanate intuisce il business ed inizia una ricca produzione di trattati storici infarciti di falsità messe qua e là, pur di ingraziarsi i generosi committenti.

Solo a questo punto il Ceccarelli comprende di avere un’abile propensione verso l’arte della falsificazione. Era talmente ingegnoso nel costruire storie inventate da riportare come reali nelle sue opere, che le stesse apparivano del tutto verosimili, al punto che riusciva a creare pure delle fonti bibliografiche da cui attingeva, anch’esse fatalmente false, che venivano attribuite a personaggi mai esistiti ai quali imponeva nomi fittizi che erano nient’altro che suoi personalissimi pseudonimi.

Non si sa bene se i committenti fossero consci o inconsapevoli di cotanta mendacità ma, dalla viva attività letteraria del medico, si può dedurre che gli stessi potessero rimanere soddisfatti dalle sue opere.

Scrisse menzogne storiche sulle città di Rieti, Gualdo, Genova, Cagli, Orvieto, Pesaro, Roma e, a giustificare le sue rare conoscenze storiche, spesso metteva in giro notizie su (falsi) ritrovamenti di manoscritti storici di notevole importanza, da cui aveva attinto a piene mani per realizzare i suoi saggi. Va peraltro aggiunto che il contenuto dei suoi scritti non conteneva solo falsità ma pure notizie vere ricavate da un’attività di ricerca storica che comunque era concreta ed è per tale ragione che, tra notizie reali che si alternavano ad altre fasulle, le sue opere apparivano oggettivamente attendibili.

Nel tranello cadde pure Chieti che, per il tramite della potente famiglia Henrici, che all’epoca guidava la città col suo camerlengo, incaricò il Ceccarelli di redigere una storia della città marrucina in cui venisse evidenziato il ruolo di questo casato teatino. Alle orecchie del sindaco chietino era arrivata l’eco di tale studioso che aveva appena realizzato un trattato storico sulla città di Penne, il “De Civita di Penna” in cui magnificava la meritoria opera degli Acquaviva duchi d’Atri. E’ fortemente probabile che il truffatore abbia voluto omaggiare gli Acquaviva che avevano già ottenuto il feudo di Canzano, località del teramano dove il Ceccarelli si era sposato e dove esercitava la professione di medico.

In realtà, la ragione per cui gli Henrici incaricarono lo scrittore umbro è puramente incidentale: l’editore veneziano Aldo Manuzio (il giovane), nipote del più noto Aldo Manuzio (il vecchio), anch’egli editore e tipografo, forse nell’ambizione di voler raggiungere la stessa fama del suo omonimo illustre predecessore, meditò di produrre un’opera ciclopica in cui si descrivevano tutte le città d’Italia e per tale ragione, nell’estate del 1580 fece una richiesta scritta alla deputazione di ciascuna città italiana, Chieti compresa, al fine di poter ricevere un disegno corredato da uno scritto che elencasse le notizie storiche di quella comunità cittadina, come anche l’indicazione degli uomini illustri della stessa.

La lettera del Manuzio era più o meno del seguente tenore: <Io mi sono posto ad un’impresa di grande fatica e di pari soddisfazione. E’ la descrizione perfetta ed intera di tutta l’Italia per la quale mi sono proposto di scrivere ad ogni città, al fine di riceverne un disegno della stessa, con descrizione del luogo e con i più piccoli particolari che si possano rilevare, l’origine storica, il suo sviluppo e tutto ciò che di importante val la pena di essere ammirato in quella città e qualsiasi altra cosa che di memorabile vi si trova, oltre ad elencare pure gli uomini illustri che la resero importante…>

All’incirca negli stessi anni, un incisore veneto, Francesco Valegio mandava alle stampe la “Raccolta di le più illustri et famose città di tutto il mondo”, una imponente collezione di 322 piante e vedute delle principali città del mondo in cui figurava pure la regia città teatina. Pertanto il progetto di Manuzio costituiva una sorta di replica della raccolta di Valegio pur se riguardante la sola Italia ed in più arricchita da notizie storiche ed informazioni relative alla città che, in tal modo, non si mostrava solo disegnata.

Chieti nell’incisione di F. Valegio. Venezia fine ‘500.

Il parlamentino di Chieti, in cui spiccava l’autorevole presenza degli Henrici, ricevuta la missiva dell’editore veneziano, si affrettò a commissionare al Ceccarelli un manoscritto ultimato solo nei due anni successivi, dopo i reiterati solleciti del camerlengo teatino Fabio Henrici, a sua volta incalzato dalla tipografia veneziana.

Nel 1582 il “De Antiquitate Theatina” finalmente vede la luce ma il manoscritto non verrà mai riportato della “Descrittione perfetta et intera di tutta Italia” a causa del naufragio del progetto manuziano. Anzi l’opera del Ceccarelli andò irrimediabilmente perduta, anche se gli studiosi del tempo ebbero modo di leggere lo scritto, in particolare si rileva la testimonianza del giureconsulto salernitano Camillo Borrello che entrò in possesso dell’opera teatina, rilevandone un esagerato panegirico nei confronti degli Henrici, al limite dell’incensamento.

Da par suo, il Ceccarelli continuava nelle bizzarre e redditizie sceneggiate letterarie, ridondanti di artefatte storture storico genealogiche, con elogi e citazioni apologetiche in favore di personaggi del jet set italico, non disdegnando di arrivare a falsificare anche pergamene, testamenti, diplomi ed atti notarili, nel momento di sua massima notorietà, accecato da un delirio di morbosa ed impunita onnipotenza.

Non durò ancora per molto la sua vena di impostore seriale, visto che appena un anno dopo aver partorito il saggio teatino, il genealogista Alfonso Ceccarelli venne assicurato alle galere di Castel Sant’Angelo e, dopo un breve soggiorno al fresco del carcere pontificio, gli fu dapprima mozzata la mano destra, quella maledetta esecutrice materiale di tante mendacità e, per finire, venne decapitato sul ponte Sant’Angelo il 9 luglio 1583, all’età di 51 anni.

Non è dato sapere quanto la deputazione teatina e/o la famiglia Henrici abbiano compensato il Ceccarelli per l’opera commissionatagli, di certo a quest’ultimo venne conferita nel marzo 1582 la cittadinanza teatina onoraria a firma del camerlengo Henrici.

Vero o falso che sia, il manoscritto di Ceccarelli rappresenta il primo tentativo in assoluto di un’opera volta a narrare le vicende storiche di Chieti; dopo di lui raccoglieranno l’eredità il canonico Sinibaldo Baroncini e gli storici Lucio Camarra, Gerolamo Nicolino e Gennaro Ravizza. A proposito di Nicolino va detto che nella sua “Historia della Città di Chieti, Metropoli delle Provincie d’Abruzzo” dichiarò di aver attinto per la ricerca bibliografica ad alcuni storici, uno di questi era un certo Gabinio Leto (citato nel primo dei tre libri della Historia) ma il Leto non è mai esistito ed era, guarda caso, uno degli pseudonimi in uso al Ceccarelli per asseverare la bontà delle sue ricerche storiche. Purtroppo le false cronistorie con cui il Ceccarelli, a mezzo dei tanti suoi pseudonimi, ha pervaso la bibliografia italiana, rischia di contaminare le fonti storiche a cui eminenti studiosi hanno attinto nei periodi successivi.

Visto che il “De antiquitate Theatina” è ufficialmente ritenuto come testo andato definitivamente perduto, non è escluso che sia stata la stessa famiglia Henrici ad aver provveduto alla distruzione dell’opera per evitare un indubbio imbarazzo, anche se l’auspicio è che qualche discendente del casato ne abbia conservato, nel corso dei secoli, almeno una copia personale per portarla finalmente a conoscenza di tutti noi: l’invito è partito!

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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