2017: ODISSEA NELLO SCAZZO

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Prego fornire coordinate.  Prego fornire coordinate. Rotta mancante.

Inserito pilota automatico. Destinazione ignota verso Galassia Abruzzo.

Quanto costerà a questa astronave non sapere dove andare…

Pagherà il prezzo di non raggiungere la meta, poiché non se ne è designata una, e mai vi si arriverà finchè non si sarà progettato di farlo.

C’è stato un tempo in cui uomini grandi stavano insieme, e mangiavano insieme, e creavano insieme, e crescevano insieme, influenzando altri a crescere. Questi uomini erano persone normali, privi di doti fenomeniche, se non di una sola, immensa, abilità, quella di conoscere in primis e di coltivare in secundis il proprio talento. Questi uomini, e queste donne, al secolo ventesimo noti come Gabriele D’Annunzio, Matilde Serao, Francesco Paolo Tosti e omonimamente Michetti, Giulio Aristide Sartorio, Edoardo Scarfoglio, Costantino Barbella, l’elite culturale di inizio secolo, era gente che aveva capito una cosa su tutte: la propria identità. Aveva capito quali erano i propri colori, i propri stati d’animo potenzianti, le proprie metriche, le proprie sceneggiature, le proprie attitudini a percepire e a trasferire la realtà vista, ascoltata, toccata, attraversata, finanche sognata.

 << Qui è l’aria dove maturano i capolavori>>, decise il giovane D’Annunzio quando nel 1888 si rinchiuse nelle stanze del convento per comporre il suo primo romanzo, e di certo non si sbagliava visto che si trattava di un convento molto particolare, dove la religione professata era quella dell’Arte con l’A maiuscola, dove al posto dei frati abitavano giovani pieni di vita e di entusiasmo in cerca di nuove espressioni creative. Era in realtà un Convento cinquecentesco degli Zoccolanti di Francavilla a mare, che l’allora celebratissimo pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti aveva acquistato nel 1883 dal Comune.

Un vivido documento che descrive luoghi e personaggi del cenacolo michettiano è la lettera da Francavilla al mare del 27 luglio 1884 di Matilde Serao in cui la scrittrice così descrive le sue giornate, la gioia d’aver scelto un tale ambiente per poter lavorare e le conversazioni con gli artisti.

 “Sono qui, innanzi al grande e triste mare Adriatico, in una casa di contadini, tutta pittata a bianco, con pochissimi mobili immersa nel verde di una dolcissima collina. Qui è una pace profonda, un grande silenzio che solo la voce del mare interrompe.

A trenta passi di qui, in una bizzarra casa, tutta segreti e finestroni bislunghi e porte rotonde, fra un’aquila, tre cani, cinque serpenti, Ciccillo Michetti dipinge e Costantino Barbella fa le statue… vi sono Donna Maria e Gabriele D’Annunzio la poesia. Verrà Ciccillo Tosti, in settembre, e la colonia artistica che lavora, contempla il mare, s’immerge nella freschezza delle notti meridionali sarà completa… Mi levo alle otto del mattino, faccio il bagno, in una spiaggia diritta, larga, di una grandiosità che impone… un ritorno a casa, scrivo sino alle undici.  …. Poi la colazione e un’ora di contemplazione della campagna e dopo la lettura e scrittura sino alle sei; un po’ di conversazione con questi artisti e poi il pranzo. Dopo, una lunga passeggiata sulla riva del mare, solitaria, nella notte, una poesia. Al ritorno, lavoro sino a mezzanotte. E tutto questo in una grande pace marina  e campestre, che tre volte il giorno, due volte la notte il treno attraversa. Non potevo scegliere meglio l’ambiente, per poter lavorare…Come si lavora bene, qui. Arrivano tutti i libri, tutti i giornali…io rimango qui sino a metà ottobre, tanto è bello il paese… Donna Maria D’Annunzio risaluta cordialmente: quanto è carina e amabile, questa giovanetta, che in campagna ha addirittura un’aria infantile…”

In questo piccolo regno d’artista tutto era voluto, ideato, costruito da lui: dai mobili di legno grezzo con sportelloni e cassetti, agli utensili e agli arnesi di lavoro. Percorrendo i corridoi, entrando nell’atelier, si ha l’impressione che Michetti stia ancora li a dipingere con la sua solita foga; dipingeva dappertutto, sulle cornici larghe e scure dei suoi quadri, sui cristalli che proteggono le pitture, su tele immense, lunghe sette metri, dove la scena si srotola orizzontalmente come in una pellicola cinematografica. Esemplare è Il Vuoto, uno dei grandi capolavori michettiani che si può ammirare nella Galleria d’Arte Moderna a Roma. Ospitale e generoso, Michetti destinava le piccole celle del piano superiore agli amici, tutti artisti, tutti creativi diremmo oggi: poeti, pittori, scultori e musicisti che le riempivano di colori, di creta, di note. In una di queste celle, arredata da d’Annunzio con un divano, tappeti persiani e voluttuosi cuscini di broccato che gli ricordavano Barbarella, l’amante di turno, il poeta scrisse i suoi più celebri romanzi: Il Piacere, L’innocente, Il Trionfo della Morte. « Devo resistere usque ad finem, con spirito lucido e resistenza fisica », ripeteva agli amici quando si riunivano per il pasto serale. Era, quella, l’unica regola del convento: ritrovarsi tutti insieme intorno alla mensa apparecchiata d’estate sulla terrazza che guarda verso la campagna, sotto un pergolato, ornata con girasoli e piccole arance selvatiche. Era quello il momento della distensione, dello scambio di idee e di esperienze maturate durante la giornata di lavoro; dopo la cena si cantava, si disegnava, si discuteva della nuova moda preraffaellita…

Queste persone sapevano molto di se stesse. Sapevano molto della propria identità più profonda, dei propri luoghi. Ciò che oggi, con una prospettiva spostata di oltre un secolo, potrebbe sembrare una vita distratta, fuori dal mondo, dedita al sollazzo e all’effimero, fu in realtà una potente comunione di intenti, fatta di assoluta concentrazione e condivisione non di pensiero, ma di opere. Ciò che li rende tanto distanti dalla realtà odierna è probabilmente questo, non aver, né aver cercato alibi al di fuori di se stessi e della loro vera essenza. Questo è, in parte, l’Abruzzo che il mondo conosce. Questa è, in parte, la miglior parte che di noi il mondo conosce. Ho già fatto la domanda impertinente: cosa viene dopo queste cose descritte?

Cosa viene dopo il Moderno? Se ciò che contraddistingue il moderno è il processo di automazione, di standardizzazione dei processi, se l’epoca degli automatismi, come il supercomputer di bordo dell’astronave Discovery in 2001: Odissea nello spazio, destituisce l’uomo dal ruolo che egli stesso ha nella sua storia, nella sua vita, cosa ci aspetta dopo?

L’uomo contemporaneo mediamente si auto-destituisce dal possesso del proprio futuro. Abbiamo inserito il pilota automatico. Ci pensa HAL 9000. Ci pensa il Presidente. Ci pensa il Consiglio dei Ministri. Ci pensa la Corte di Cassazione. Ci pensa il Provveditorato alle Opere Pubbliche. Ci pensa l’Agenzia delle Entrate. Ci pensa il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ci pensa il Garante per la Privacy. Ci pensa l’Autorità di Vigilanza. Ci pensa l’Agenzia del Demanio. Ci pensa il Sistema Bancario. Ci pensa la Commissione Europea. Ci pensa la Conferenza Episcopale Italiana. Ci pensano le Energy Save Company. Ci pensa l’Associazione Italiana per le Imprese Assicuratrici. Ci pensano i Protocolli sul clima. Ci pensa il Sistema Sanitario Nazionale. Ci pensano i Piani di Emergenza della Protezione Civile.

All’uomo contemporaneo, chi ci pensa? All’uomo può solo, sempre, pensarci l’uomo. Occorre recuperare il carattere di centralità proprio dell’epoca rinascimentale, senza operare anacronismi, ideologiche forzature. L’uomo non al centro del mondo, che non è più, ma, extrema ratio, al centro di se stesso.

Chiudendo in bellezza, ancora un grande riferimento, nei panni di uno straniero perlopiù vissuto in Italia. Temprato al punto giusto.

Il Rinascimento non è un’epoca, ma un temperamento.  [Ezra Pound]

Annalisa Di Luzio
Cittadina del mondo nell'anima, nasce a Chieti nel 1980. Immersa nel mondo di libri, quadri e stelle dalla giovane età, si laurea cum laude in architettura a Pescara nel 2007, una volta conclusa la borsa di studio Erasmus presso l'Ecole Nationale d'Architecture de Paris-Belleville. Avvia con il marito il connubio 'progetto vs cantiere', studio professionale ed impresa edile nel 2008. Fondatrice di associazione culturale, collabora con enti pubblici e promuove progetti inter-istituzionali volti alla connessione di persone e luoghi. Sine qua non: la bellezza resa concreta.
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Una risposta a “2017: ODISSEA NELLO SCAZZO”

  1. Ottima recensione….amico di Daniela e Antonio Lucifero, ho dormito in quelle stanze , pregnanti di ombre ancora presenti nella tua breve storia. F.P. Michetti , che chiamo affettuosamente “mio zio” , per le sincronicità di memoria Junghiana, è nato lo stesso giorno mio 2 ottobre, …ho soggiornato a lungo nel Suo studio al Convento….in meditazione in quel luogo straordinario , ove la sua presenza è reale…ciao Annalisa

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