30 AGOSTO 1922: A CHIETI SI COMPIE LA FORZA DI UN TERRIBILE DESTINO

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Le vicende narrate nel presente articolo riportano fatti di cronaca di fine agosto 1922, in verità poco conosciuti anche a Chieti, la città dove si svolse l’epilogo di tali eventi che, per le terribili conseguenze, costituisce il maggior disastro ferroviario della storia d’Abruzzo.

Occorre però tornare a qualche settimana indietro nel tempo per raccontare delle feste patronali che si tengono a Guardiagrele nei primi giorni di agosto ed alle quali viene invitata la banda musicale di Silvi che presenta un repertorio di musica classica: è un successo, a tal punto che il complesso bandistico viene nuovamente chiamato a suonare per la fine del mese. Ci si accorda per suonare la mattina del 30 agosto perché nella stessa data iniziano le feste patronali di Civitaquana per le quali la banda è stata chiamata ad esibirsi sin dal pomeriggio di quel giorno.

Un brano è stato particolarmente gradito dai guardiesi che chiedono una sorta di bis a distanza di alcune settimane: è tratto da La Forza del Destino di Giuseppe Verdi. É notorio che, nell’ambiente dello spettacolo, sono vigenti infinite superstizioni, più o meno confermate dai numeri statistici e La Forza del Destino non si esime da tali regole poiché sembra possedere il potere di trasmettere maledizioni a chi voglia eseguirla. I bandisti di Silvi conoscono a menadito l’ouverture di quell’opera e l’applauso del pubblico supera qualsiasi apprensione da malaugurio. É un nuovo successo a Guardiagrele che chiede il bis del bis ed alla fine è vera ovazione nella piazza guardiese. Gli orchestranti, in testa il maestro Giuseppe Palmisano, sono felicissimi e si applaudono vicendevolmente e poco importa se sono un po’ in ritardo con la tabella di marcia oraria per l’appuntamento con la piazza di Civitaquana. Terminati gli ultimi dettagli di natura amministrativa e, riposti gli strumenti sull’autocarro, l’orchestra di circa una cinquantina di elementi parte, senza perdere ulteriore tempo, alla volta del centro pescarese, all’epoca in provincia di Teramo.

Durante la marcia il maestro, con lo spartito dell’opera di Verdi tra le mani, avrà forse pensato che il successo da poco riportato nella città guardiese fosse in chiaro contrasto con le maledizioni circolanti sul brano e che in quell’occasione, come in tante altre, la musica del melodramma avesse sovrastato la potenza iettatrice. Va detto che La Forza del Destino tratta il tema spirituale che mette in dubbio l’esistenza divina e la sua potenza. Il concetto del destino, come elemento superiore imprescindibile e non mutabile, è sicuramente basato su un dubbio di fede, nella convinzione che ci sia qualcosa più forte di Dio, anzi esisterebbe soltanto il destino. Qualcuno ha quindi adombrato il sospetto che i tanti sinistri eventi, correlati a quest’opera verdiana, siano nient’altro che una sorta di vendetta divina, di biblica memoria.

Il tragitto viario tra Guardiagrele e Civitaquana non è eccessivo ma il cammino è rappresentato da polverose strade, improvvise discese e poi risalite, oltre che da numerose curve che rallentano l’andatura ma non ci si può concedere ulteriore ritardo a quello già accumulato e l’autocarro, che si trova ormai in tratto pianeggiante, ha già raggiunto Chieti Scalo e si appresta ad  incrociare i binari della ferrovia in un attraversamento incustodito, senza sbarre; l’autista, un po’ per accelerare la sua guida, un po’ perché la ferrovia in quel tratto capita dopo una lunga curva, non fa caso al sopraggiungere del treno diretto da Roma: il macchinista, solo tardivamente, al termine della curva aziona il fischio ma di arrestarsi è oggettivamente impossibile, mentre il camionista si avvede solo all’ultimo del convoglio e rimane come impietrito sulle rotaie, percependo ciò che di lì a poco si consumerà. L’impatto è devastante e undici bandisti muoiono sul colpo o poche ore dopo, tra essi il maestro che, ironia della sorte, tra le mani insanguinate reca ancora lo spartito de La Forza del Destino, su cui è reclinato il proprio capo.

É un via vai interminabile di ambulanze ma anche di gente comune automunita che fa la spola tra il luogo del disastro e l’ospedale di Chieti che si trova nella parte alta della città. Medici, infermieri ma anche normali cittadini si affannano e si danno da fare sul posto per prestare i soccorsi agli sventurati, qualsiasi tipo di aiuto, anche semplici parole di conforto per i sopravvissuti. Alla fine si conteranno, oltre agli undici deceduti, pure una ventina di feriti, alcuni anche gravi che saranno per sempre impediti a proseguire l’attività musicale. Il sindaco della città teatina Zecca non indugia a proclamare il formale lutto cittadino, mentre la cittadinanza chietina si stringe intorno alle famiglie dei deceduti, in una foltissima partecipazione ai solenni funerali per il tributo di omaggio alle salme degli sventurati. É un lunghissimo corteo quello teatino che, muovendo dall’Ospedale Civile e salendo lungo via Arniense, percorre l’intero Corso Marrucino con migliaia di partecipanti, fino ad arrivare al largo della Trinità, dove le salme ricevono la benedizione. Da qui i feretri raggiungono la cittadina di Silvi per la tumulazione.

Targa commemorativa nella città di Silvi.

La vasta eco di commozione e poi di solidarietà del popolo teatino verso le famiglie degli sventurati raggiunge anche il Corriere della Sera che dedicherà al terribile incidente una copertina de La Domenica del Corriere.

Lo stesso settimanale, appena cinque anni dopo, dedicherà un’ulteriore realistica copertina di Achille Beltrame per un altro incidente ferroviario, occorso sempre a Chieti Scalo ma stavolta fortunatamente sventato, grazie alla prontezza del macchinista di un treno merci che, da poco partito dalla stazione teatina, si accorge di un bambino seduto sulle rotaie della ferrovia e, intuendo l’impossibilità di fermare prontamente il convoglio, dopo aver affidato la guida al fuochista, carponi si porta temerariamente sul traversone anteriore della locomotiva per raggiungere il bimbo e spostarlo fuori dal binario, proprio nel momento in cui il respingente gli stava sfiorando il capo, appena un attimo prima che questi venisse mortalmente travolto.

La Domenica del Corriere del 27 ottobre 1927.

 

 

Finalmente una storia dal lieto fine.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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