AD OGNI TEATRO IL SUO FANTASMA

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E’ noto che Parigi  ha  nel  louvre e nel Teatro dell’opera  i propri fantasmi, ma anche Chieti, nel suo piccolo, può fregiarsi di ospitarne uno nel Teatro Marrucino.

Chi, come me, è stato bambino negli anni ’60 non ha paura di niente e di nessuno tranne che del fantasma nero di Belfagor.

Tutti noi ricordiamo le notti insonni trascorse a sudare freddo al primo rumore o scricchiolio sospetto…
E quanti possono dire di aver letto il libro di Gaston Leroux  Le Fantome de l’Opera  in cui si parla di Erik, geniale musicista dal volto sfregiato, che vive nei  sotterranei del teatro parigino ?

Ebbene: mentre, dei due fantasmi citati, Belfagor incuteva terrore ed Erik suscitava pietà, il fantasma nostrano – così sostiene chi lo ha visto – ha le sembianze di una leggiadra dama elegante, una signora vestita di nero che viene vista almeno in due occasioni da Vincenzo Treddenti, dipendente comunale distaccato al Marrucino, in seguito macchinista factotum che, di ore   in teatro ne trascorre  di più che a casa sua.
Racconta la sua “visione” alla figlia Antonella che ancora oggi, da anni, distribuisce i biglietti ai frequentatori degli spettacoli teatrali.
Antonella non ha dubbi su quanto riferitole dal padre perchè lo sa persona seria e poco incline alle fantasie; infatti non esita a ripetere ciò che egli ha raccontato in famiglia e confidato a qualche amico.
“Vestita di un abito lungo nero, di seta e chiffon, con un velo che le copre il volto, la dama compare fuggevolmente di notte o di giorno nelle ore che vuole.
La prima volta che l’ho intravista entrava nell’ascensore…ho pensato subito: ma questa spettatrice dove va a fine spettacolo? E subito sono salito su per le scale per vedere dove scendeva e dove andava. Ho corso affannato, ma giunto al piano la dama era scomparsa, non c’era nessuno.
Non è stata una mia allucinazione. Mi ha colpito un fatto: non si vedevano le mani perchè il vestito che indossava aveva delle lunghe e larghe maniche.
Alcuni giorni dopo hanno visto la stessa dama anche alcuni operai che stavano facendo dei lavori di manutenzione nei corridoi che portano ai palchi di quarto ordine e mi hanno chiesto: <ma chi è quella signora vestita di nero con quell’abito lungo ed elegante? Non può essere certo un’impiegata! L’abbiamo seguita lungo il corridoio, presi dalla curiosità, ma non l’abbiamo più vista. Forse si è chiusa in qualche palco. Vi abbiamo pure guardato dentro, ma di lei nessuna traccia>.
Io non ho commentato per non alimentare chiacchiere e paure, ma una volta a casa ho raccontato anche di questo incontro e sempre più si è radicata l’idea che possa essersi trattato di un fantasma”
La storia del fantasma del Marrucino, rimasta nell’ambito ristretto dei dipendenti che vi lavorano, viene raccontata anche a qualche frequentatore degli spettacoli suscitando così commenti e fantasiose interpretazioni.
Chi può essere quel fantasma che più persone affermano di aver visto?
Pensa e ripensa ecco avanzare l’ipotesi che la dama elegante dal volto e mani coperti sia il fantasma di una grande attrice drammatica italiana che ha calcato giovanissima il palcoscenico del Marrucino e che poi, divenuta famosa, avrebbe desiderato tornarci per interpretare, molti anni dopo, il personaggio di un’opera teatrale legata all’uomo di cui è stata l’amante appassionata per anni.
Da lui tradita e delusa in vita, potrebbe, una volta morta, aver deciso di fare del nostro Teatro Marrucino la sua dimora per l’eternità.
Il nome che viene alla mente è suggerito da un amico bibliotecario, che da amante di letture di ogni genere, trova delle tracce da seguire per identificare la dama misteriosa. Il nome che alla fine viene fuori e che ha buone motivazioni per essere verosimile è quello di Eleonora Duse.

La Duse, infatti, è l’unica attrice a recitare a Chieti nei suoi anni d’esordio, appena diciottenne. E per la sua carriera artistica, quella di calcare le scene del Marrucino rimarrà  un’esperienza  indelebile nella sua memoria.
In seguito le vicende della vita porteranno l’attrice ad incontrare Gabriele d’Annunzio.
I
E’ il 1882: Gabriele, allora diciannovenne, è giunto da poco nella Capitale, ha già pubblicato tre opere e si avvia dunque verso una promettente carriera di giornalista oltre che di scrittore.
Inoltre egli ha già una discreta fama di tombeur de femmes e palesa la sua ammirazione all’attrice con avances da lei sdegnosamente rifiutate pur essendone  segretamente compiaciuta.
Ma quando nel 1892 d’Annunzio fa recapitare alla Duse una copia del suo ultimo libro Elegie Romane con la dedica: “Alla divina Eleonora” l’attrice capitola: è l’inizio di una tormentata relazione in cui la Duse si “abbandona alla presa di quegli occhi chiari, si sorprende a dimenticare tutta la sua amara esperienza della vita e godere della lusinga che essi esprimono” affidando questi pensieri al suo diario.
Il legame sentimentale ed artistico fra i due, con Eleonora che ha quarantasei anni e Gabriele che ne ha trentuno, pur tra le tante infedeltà di quest’ultimo, durerà fino al 1903 per ben undici anni.
Tale legame contribuisce, tra l’altro, ad accrescere la notorietà del poeta del quale l’attrice, ormai nota a livello internazionale, interpreterà Il sogno di un mattino di primavera, La Gioconda, Francesca da Rimini, La città morta, finanziandone la produzione oltre che assicurarne il successo.
Non furono sempre anni sereni quelli della loro unione.
Eleonora subì dall’amato oltre che i tradimenti fisici anche offese ed umiliazioni professionali.
Un primo colpo basso Gabriele glie lo infligge quando sceglie la rivale Sara Bernhardt, quale interprete de La Ville morte per la prima parigina nel 1896; ed un secondo nel 1904 quando, per il ruolo di Mila di Codro dell’opera pastorale La figlia di Iorio, le preferisce Irma Gramatica per la prima al teatro Lirico di Milano e per le successive rappresentazioni il 23, 24 e 25 giugno al Teatro Marrucino di Chieti.
E qui torniamo a noi ; a noi, cui piace immaginare che l’anima inquieta di Eleonora, morta sola e disperata a Pittsburg nel 1924, erri  in tutti i luoghi  dove l’amore per Gabriele l’ha condotta, ma qui, nel Teatro Marrucino venga spesso perchè non trova pace : proprio qui dove aveva recitato giovanissima e dove tanto avrebbe voluto interpretare il personaggio di Mila di Codro.
Forse,  nel cuore della notte, Eleonora sale sul palcoscenico e, rivendicando il ruolo che le fu strappato da una rivale più giovane, recita la sua Mila con un’intensità ogni volta più appassionata.
Forse lei, che in vita disse “gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto perchè ho amato”, spera di vedere l’ombra di Gabriele avanzare nella platea ed al buio osservarla commosso.
E quando alla fine della rappresentazione, sul rogo sacrificale griderà “la fiamma è bella, la fiamma è bella ! “ spera che lui applaudirà senza riserve riconoscendo la grandezza senza pari della sua interpretazione fatta d’amore, pensando pentito ” è morta quella che non meritai. Nessuna donna mi ha mai amato come Eleonora, nè prima nè dopo. Questa è la verità, lacerata dal rimorso ed addolcita dal rimpianto ! “

Rita Valente
Fonte  :  ” La voce dei Marrucini ”

Rita Valente
Nasce nel 1960 a Chieti nel rione Sant'Anna dove da sempre risiede.
Già nell'infanzia manifesta interesse per il corpo umano divertendosi a sventrare bambole e pupazzi di pezza per cui, nonostante la passione per lo sport ed un discreto successo adolescenziale nell'atletica leggera che la portano a diventare campionessa regionale di salto in lungo, decide di intraprendere gli studi in medicina e di dedicarsi in seguito alla ricerca genetica. I geni sono la sua passione... e non solo quelli cromosomici!

2 risposte a “AD OGNI TEATRO IL SUO FANTASMA”

  1. Grazie Rita, non conoscevo questa storia così affascinante, perche affascinanti sono i personaggi, la Duse e D’ Annunzio, la cui vicenda è nota a tutti. Ma che al Marruccino ci fosse un fantasma, e si suppone proprio quello dell’ attrice, non ne ero a conoscenza. Un elemento in più per rendere ancora più interessante la storia del Teatro!

    1. Cara Assunta, da Luca Cipollone che ha raccolto un’ulteriore testimonianza del Sig. Vincenzo Treddenti, abbiamo appurato che i fantasmi sono due…seguirà sequel ?
      Continua a leggerci, mi raccomando !!!

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