TUTTO AD UN EURO ALLE BANCA…RELLE!

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E’ proprio vero: tutto ad un euro alle bancarelle e pure sotto la garanzia e l’interessata supervisione dello Stato, che, attraverso il Governo, tratta l’affare.

Il caso delle due banche venete rilevate da Intesa alle condizioni di quest’ultima, ha mostrato ancora una volta come lo Stato ed i governi che si succedono siano succubi delle banche e, ora più che mai, non è azzardato parlare di politici come maggiordomi al servizio delle banche.

Ricapitoliamo: Veneto Banca e Popolare di Vicenza, pur di aprire gli sportelli domani mattina, sono state rilevate da Banca Intesa, dopo estenuante trattativa col Tesoro per negoziare il prezzo di acquisto, per concordare sulla ricapitalizzazione e per verificare quanto di cattivo debba essere preso dalla banca acquirente. Per il particolare caso, Bruxelles si auspicava un intervento minimo della contribuzione pubblica, augurandosi un prezzo d’acquisto non al di sotto del miliardo di euro. La conclusione delle rapide trattative ha portato al seguente esito: prezzo di acquisto un euro (avete capito bene, solo 1,00 euro) ed a questo controvalore il primo gruppo bancario italiano rileverà solo la parte buona delle due banche popolari, quella che ancora è in grado di produrre redditività, senza manco metterci un euro di ricapitalizzazione. E la parte cattiva, quella che in gergo viene chiamata Bad Bank? Il compratore, senza troppi giri di parole, ha detto al governo italiano, che nel frattempo aveva rassicurato Bruxelles sul buon esito: Verrebbe da chiedersi chi siano questi abili negoziatori che hanno condotto le trattative per conto dello Stato Italiano, nell’interesse di quest’ultimo e non magari per avere un occhio preoccupato verso le prossime elezioni politiche che certo per qualcuno non saranno agevolate a causa dell’effetto deflagrante di una crisi bancaria di non immediata risoluzione e poi su un territorio elettivo strategicamente importante come il Veneto. .

A questo punto, dato che manca appena una giornata all’apertura delle filiali, il governo decide di piegarsi alle sovrane volontà dell’acquirente e stabilisce di evitare il “fallimento” dei due istituti di credito, dichiarandosi disponibile a trasferire a Intesa il buono e girando alla collettività, cioè a noi, il marcio, che corrisponde grosso modo ad una cifra oscillante tra gli otto e i dieci miliardi di euro, che giustificheranno una “manovrina” integrativa di quella natalizia salvabanche di venti miliardi. La differenza è che nel decreto di Natale, mentre i venti miliardi servono per ricapitalizzare le banche, gli ulteriori dieci miliardi (per due sole banche) servono a coprire le perdite. Avete capito bene: le banche crescono e divorano (insieme al Fisco) gli investimenti ed i risparmi degli italiani per realizzarne i propri utili, mentre le eventuali perdite sono coperte dalla contribuzione pubblica. Da premio Nobel per l’economia.

E’ costituzionalmente, eticamente e socio-economicamente accettabile un modello del genere? La banca, cioè un ente privato, un’azienda, che si sostituisce allo Stato, anzi si aggiunge allo stesso, per percepire il tributo dai cittadini? Per avere una parvenza di socialità, lo Stato si scopre misericordioso e architetta che le somme oggetto della manovra servono anche a garantire il rimborso di particolari obbligazionisti subordinati, i piccoli risparmiatori beffati di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, benché le banche e lo Stato non siano giuridicamente obbligate a farlo. Altra presa in giro, perché stiamo parlando di massimo trecento milioni di euro, un’inezia rispetto ai miliardi in ballo. Parlare poi di obblighi giuridici, in tale contesto, sembra una risibile rilevanza, visto che, ora più che mai, governo e banche se la suonano e se la cantano come meglio credono.

Ma come si è arrivati a tanto? Tutto questo lo si è fatto perché non si è provveduto, a suo tempo debito, a ricapitalizzare le due banche con poco più di un miliardo ed oggi si porge l’assist alla prima banca italiana di rilevarla senza obblighi; obblighi che, per dieci volte tanto, saranno invece assunti dai cittadini. L’uomo di strada, a questo punto, si chiederebbe come mai le due banche non siano state di diritto nazionalizzate visto che lo sono in concreto ma solo per ciò che concerne la copertura delle perdite. Misteri della finanza e della politica ma poi neanche tanto se avalliamo la massima di Ezra Pound (“i politici sono i camerieri delle banche”). Verrebbe a questo punto da pensare che ci sia una regia ben precisa che vuole che il sistema bancario italiano sia detenuto dai grossi gruppi che, via via, fagociteranno le piccole e medie banche, quelle in cui è ancora avvertita la rappresentanza dei cittadini.

Certo che noi tutti saremo spacciati, se questo è lo schema di salvataggio degli istituti di credito, con le gestioni bancarie fallimentari sempre più in aumento, a cui non corrispondano delle concrete attività giudiziarie che sanzionino civilmente e penalmente, in maniera esemplare, manager e amministratori che creano voragini all’interno dei bilanci bancari. Costoro, il più delle volte, ne escono invece con generose liquidazioni, per poi riciclarsi altrove. Questo peraltro è un tema molto delicato che inerisce non solo i banchieri ma va ben al di là, col sistema dei controlli, in cui sono investite Bankitalia e Consob. Cosa accadrà se, dopo le due venete, si verificherà lo stesso per altre due banche, venti, duecento? Se da un lato troveremo sempre una Banca Intesa a sacrificare un euro del suo ingentissimo patrimonio, per vedere aumentati i suoi asset, c’è, dall’altro, certezza di frugare ancora in quel che residua nelle tasche degli italiani, già tributariamente vessati?

Ciò che è peggio è la perdita di fiducia, dapprima nei confronti del sistema bancario e non mi meraviglierei più di tanto se già da lunedì i risparmiatori possano dare un segnale chiaro, facendo la fila agli sportelli per ritirare i propri soldi. Una fiducia che è terribilmente precipitata anche nei confronti delle istituzioni governative e di chi dovrebbe fare gli interessi reali dello Stato, piuttosto che servirsene a vantaggio dei banchieri. Il Governo ha rimediato una figuraccia agli occhi dei cittadini e pure di Bruxelles, certa di una diversa soluzione ma la preoccupazione maggiore di chi ci governa sembra essere la riapertura immediata degli sportelli e questo per l’Esecutivo rappresenta un successo, bontà sua.

Lo shopping di banche ad un euro, iniziato da Ubi per comprare Carichieti, Etruria e Banca Marche, continua con Intesa che si appresta a comprare le due banche venete per poi proseguire chissà quando e con chissà quali altre da rilevare: il prossimo acquisto toccherà ad Unicredit?

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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