ENZO

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In un grigio pomeriggio invernale, mi reco in macchina a fare la spesa alla CONAD rimuginando di malumore sull’enorme scorta di prodotti da comprare.
Prima di arrivare al supermercato vedo Enzo con un suo amico di Tagliacozzo in procinto di attraversare  la strada per andare a comprare del pane al forno di Palmarelli.
Mi fermo e con un sorriso carico di amore e la mano atteggiata a mo’di corna li invito ad attraversare, ma…
Il figlio di buona donna ( Sinetta perdonami ) si stende di traverso sulle strisce  urlando e contorcendosi  lamentando una gamba rotta ed un dolore alla testa dovuto, roba da matti, all’impatto sull’asfalto a causa dell’investimento da parte di una donna distratta al volante.
Immaginando ciò che mi aspetta con lo sguardo chiedo aiuto all’amico, suo degno compare, affinchè esorti Enzo a rialzarsi rapidamente, ma nel frattempo alcune persone spaventate e curiose si sono già affacciate alle finestre e balconi delle case vicine richiamate dalle grida del mascalzone.
Si fermano anche le macchine, qualcuno scende chiedendo se è stato allertato il 118, altri mi chiedono con disprezzo  misto a pena come mai non avevo visto il signore che stava giustamente attraversando sulle strisce…La mia risposta , fortunatamente, si disperde nel fragoroso colpo di clacson dell’autobus di ritorno da Pescara  fermo alla Pietragrossa, condotto da un autista che ancora più fragorosamente continua a chiedere : CA SUCCESS ?
Comincio a prendere a maleparole e calci nei fianchi Enzo che vedendo la ‘ malaparata ‘, finalmente, con un balzo felino si rialza gridando con le braccia al cielo: Lazzaro, alzati e cammina !
Tra le risa dei gabbati spettatori ed anche qualche commento poco ortodosso, la voce  dell’autista su tutte : Enze Cipo’…solo tu putive essere !
Ringraziando il Padreterno risalgo in macchina, ma i due mi seguono pretendendo di essere accompagnati a Ripa Teatina per ritirare la porchetta ordinata per la serata a cena con amici.
Senza avere la forza per opporre una minima e vana resistenza e siccome ad Enzino non si può dire di no, obtorto collo li accompagno raccomandando loro di non farmi perdere ulteriore tempo.
Macchè, altra performance in quel di Ripa. Scendo dalla macchina, entro belligerante  nel negozio e vengo accolta da Enzo che mi presenta al gestore come la sua amante russa, adesso invecchiata, ma che quand’era giovane ‘ era na lecina ‘
Meditando sulla triste minestrina che mi aspetta per cena, finalmente, calate le luci della sera ritorniamo verso Chieti
Enzino, con gli occhi da cerbiatto, lungi dal chiedermi scusa, mi allunga una busta  : Toh, queste è du panine ‘nghe la purchette, uno per te ed uno pe culù stunate de fratete. La spese le fi duman !

Carissimo amico di tutti, chiunque ti ha conosciuto ti ha amato e chi ti ha amato oggi ti piange.
Conforta i nostri occhi pieni di lacrime con i tuoi occhi pieni di luce e nel rimpianto di te qualcosa nasce in noi : la certezza  che  adesso vivi nel tuo Cristo che hai sempre amato.

Rita Valente

LA VALLATA DEL LAVORO

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Nella  poesia Settembre D’Annunzio scrisse dei pastori che “scesero all’Adriatico selvaggio” ed i Pomilio, come loro, scesero dalle falde della Maiella, da Archi,in provincia di Chieti.
Arrivarono Livio,capostipite della patriarcale famiglia Pomilio e la giovane moglie Giuseppina di origine partenopea dalla quale ebbe ben nove figli :
Carlo, Alessandro, Federico, Ernesto, Ottorino, Umberto, Amedeo, Vittorio, Giulio, Amalia e Beatrice. Leggi tutto “LA VALLATA DEL LAVORO”

3199 VOLTE AUGURI CHIETI !

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Quando Achille venne a fondar Teate

Omero nell’Iliade l’ha cantato,

contro il duce Agamennone infuriato,

perché una schiava aveva via portato

e a Troia di lottar s’era stufato.

Achille da Omero “piè veloce” detto,

a riprender la guerra fu costretto,

Ettore ci rimise poveretto,

fatto fuori in un gran duello diretto.

Col trucco del cavallo ingannatore

vinta Troia da Ulisse l’ideatore,

si conclude la guerra dell’orrore,

ognun torna ove prima era signore.

Pure Achille coi suoi fidi riparte,

stanco di essere seguace di Marte,

consulta coi compagni mappe e carte,

sull’Adriatico in barca se ne parte.

Dell’Enotria spiagge e lidi costeggia,

deciso a trovare per sè un’altra reggia,

ed un lieto giorno mentre già albeggia,

alla foce di un fiume infine ormeggia.

Quel fiume si chiamava allora Aterno,

vi entra e si dirige verso l’interno,

nella stagion che vien dopo l’inverno,

si ferma infin su consiglio materno.

La divina Teti che l’ha partorito,

dopo aver preso Peleo per marito,

quando lo vede giunto in questo lito,

su una collina gli indica un bel sito.

Nella valle, coi suoi uomini sbarcato,

lo stanco Achille a cavallo è montato,

e in un sentier boscoso si è inoltrato

fino a quando sopra al colle è arrivato.

Scelse subito il luogo più accogliente,

per dare un altro regno alla sua gente,

un regno duraturo e permanente,

per onorar la madre eternamente.

Da diciotto anni la guerra è finita,

Achille vuol cambiare la sua vita,

qui vuol far nascer la città turrita,

che sia per Mamma Teti ognor gradita.

Dalla madre Teti il nome deriva

ed i suoi uomini al grido di “Evviva”,

lieti per quella nuova prospettiva

con Achille inneggiano alla diva.

Era l’anno millecentoottantuno,

nell’Abruzzo ancor non c’era nessuno,

Roma non c’era, non c’era un tribuno,

come dalla storia ha appreso ciascuno.

La testa di Achille ora sta a Siviglia

abbiam scoperto con gran meraviglia,

e l’orgoglio cittadino consiglia

di partire a riprenderla in squadriglia.

E oggi Undici maggio, giorno natale,

un brindisi facciamo generale.

Sono Tremilacentonovantanove

anni che di Teate parlan le ….gazzette,

e c’è chi dice che sono… favolette:

che li colpiscano fulmini e saette.

Ve lo dice per questa occasione

chi vien detto da tutti Lu Bbarone.

(Mario D’Alessandro)

Secondo questa ipotesi , sarebbe stato Achille, figlio di Peleo e Teti, divinità marina, a fondare Chieti dopo la guerra di Troia, avvenuta nel XIII secolo a.C. Lo storico teatino Girolamo Nicolino, nella “Historia della Città di Chieti” (Napoli 1657) ha scritto,invece, che la fondazione sarebbe avvenuta “l’11 maggio 1181 a. C., 18 anni dopo la distruzione di Troia che avvenne negli anni del Mondo 2821 e 430-428 prima della fondazione di Roma (753-751 a. C.).

 

Teate Marrucinorum, 11 Maggio 2018

LA DURA VITA DEI FIGLI D’ARTE

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 Il Piccolo Teatro dello Scalo, diretto dall’amico Giancamillo Marrone, rappresenta per la  nostra città un piccolo spazio con un’alta qualità di produzioni proprie allestite con i soli incassi delle vendite dei biglietti senza sovvenzioni pubbliche.
Negli anni questo piccolo teatro è diventato una grande realtà grazie alla tenacia ed alla passione di Giancamillo e dei suoi attori, amici di vita, avvalendosi anche e sempre di più della collaborazione di altre compagnie nazionali e della partecipazione di eccellenti attori tra cui Emanuele Salce. Leggi tutto “LA DURA VITA DEI FIGLI D’ARTE”