QUARTO S.ANNA

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Nel rione Sant’Anna c’è l’omonima chiesa di origini medievali, conosciuta da tutti noi per l’adiacente cimitero cittadino.


Nel corso degli anni subisce varie modifiche, ma solo nel 1964,in seguito allo smembramento del territorio parrocchiale di Sant’Antonio Abate, viene elevata a Parrocchia dall’allora Monsignor Bosio.
Nella soffitta della chiesa, nel 1930, fu rinvenuta una statua lignea raffigurante Sant’Anna che tiene in grembo la Madonna, a sua volta sorreggente Gesù Bambino.
E’ la bellissima statua della Sant’Anna Matterza

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trasferita in seguito al Museo Diocesano dal Prof. Verlengia a cui si deve anche la datazione della stessa risalente alla metà del XIII secolo

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LO STORICO PALAZZO MASSANGIOLI: UN MONUMENTO DA RESTAURARE

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Non è compreso nell’elenco dei 13 palazzi censiti e schedati, con encomiabile impegno e cura, da Grafica Archipro s.n.c. nel port-folio “Chieti. I Palazzi nella città” (1993) che faceva il paio con il port-folio “Chieti, Le Chiese nella città” (1992) che schedava n.1 2 luoghi di culto, che vedeva in prima fila gli architetti Pierluigi Gentile e la moglie Maria Cicchitti, ora alla ribalta per la problematica sistemazione di Piazza San Giustino, già Piazza Grande e poi Piazza Vittorio Emanuele II, che vi era entrato trionfalmente il 18 ottobre 1960, alla vigilia del suo incontro a Teano, o giù di lì, con Giuseppe Garibaldi che gli consegnò l’Italia del sud dopo la vittoriosa impresa dei Mille.

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LA STAZIONE DI CHIETI

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Nel periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia la città si trovava a dover risolvere numerosi problemi. Le condizioni igienico–sanitarie, ben descritte dal dott. R. Pellicciotti, erano a dir poco preoccupanti. Mancava una vera rete fognante, le abitazioni erano per lo più buie e spesso sotto il livello stradale, non c’era un servizio cimiteriale, c’era scarsezza di acqua potabile. Inoltre la città rischiava di essere tagliata fuori dai commerci e da un primo embrione di industrializzazione in quanto arroccata sul colle e difficilmente raggiungibile con le scarse vie di comunicazione di cui disponeva. Leggi tutto “LA STAZIONE DI CHIETI”

QUANDO GABRIELE D’ANNUNZIO SFIDÒ A DUELLO CARLO MAGNICO

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Carlo Magnico, chi era costui?” verrebbe da chiedersi, per emulare l’incipit del capitolo VIII del romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, che tirava in ballo Carneade.

E’ stato protagonista , 133 anni fa, di un duello diventato storico, perché il suo contendente è stato Gabriele d’Annunzio, che aveva 22 anni e che con la “d” minuscola risulta registrato all’anagrafe pescarese, poi confermata, come “d” minuscola, con il titolo nobiliare, di Principe di Montenevoso, creato motu proprio , nel 1924, da Vittorio Emanuele III Re d’Italia, su proposta dell’allora primo ministro, Benito Mussolini, per il poeta e condottiero della prima guerra mondiale e dell’Impresa di Fiume. Leggi tutto “QUANDO GABRIELE D’ANNUNZIO SFIDÒ A DUELLO CARLO MAGNICO”

STORIA DI ENZINO

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Era mattina quando la notizia piombò sulla città. All’ora di pranzo, attoniti, lo sapevano proprio tutti che Enzino Cipolla se n’era andato e nessuno ci voleva credere. In molti continuarono a sperare  fosse uno dei suoi soliti scherzi. Ma non era così. Se n’era proprio andato, Enzino, di notte, per un infarto o chissà quale accidente, dopo che una tosse terribile non gli aveva dato tregua per ore.  Si stava vestendo per l’ ospedale, fra un’imprecazione e una preghiera al Padreterno, ché l’Aulin non gli aveva fatto nulla e insomma era il caso di  capire da dove venisse quella tossaccia, lì in Val d’Aosta, ospite degli unici parenti rimasti:  il tempo di infilarsi i pantaloni e amen, non c’era più. Leggi tutto “STORIA DI ENZINO”

ENZO

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In un grigio pomeriggio invernale, mi reco in macchina a fare la spesa alla CONAD rimuginando di malumore sull’enorme scorta di prodotti da comprare.
Prima di arrivare al supermercato vedo Enzo con un suo amico di Tagliacozzo in procinto di attraversare  la strada per andare a comprare del pane al forno di Palmarelli.
Mi fermo e con un sorriso carico di amore e la mano atteggiata a mo’di corna li invito ad attraversare, ma…
Il figlio di buona donna ( Sinetta perdonami ) si stende di traverso sulle strisce  urlando e contorcendosi  lamentando una gamba rotta ed un dolore alla testa dovuto, roba da matti, all’impatto sull’asfalto a causa dell’investimento da parte di una donna distratta al volante.
Immaginando ciò che mi aspetta con lo sguardo chiedo aiuto all’amico, suo degno compare, affinchè esorti Enzo a rialzarsi rapidamente, ma nel frattempo alcune persone spaventate e curiose si sono già affacciate alle finestre e balconi delle case vicine richiamate dalle grida del mascalzone.
Si fermano anche le macchine, qualcuno scende chiedendo se è stato allertato il 118, altri mi chiedono con disprezzo  misto a pena come mai non avevo visto il signore che stava giustamente attraversando sulle strisce…La mia risposta , fortunatamente, si disperde nel fragoroso colpo di clacson dell’autobus di ritorno da Pescara  fermo alla Pietragrossa, condotto da un autista che ancora più fragorosamente continua a chiedere : CA SUCCESS ?
Comincio a prendere a maleparole e calci nei fianchi Enzo che vedendo la ‘ malaparata ‘, finalmente, con un balzo felino si rialza gridando con le braccia al cielo: Lazzaro, alzati e cammina !
Tra le risa dei gabbati spettatori ed anche qualche commento poco ortodosso, la voce  dell’autista su tutte : Enze Cipo’…solo tu putive essere !
Ringraziando il Padreterno risalgo in macchina, ma i due mi seguono pretendendo di essere accompagnati a Ripa Teatina per ritirare la porchetta ordinata per la serata a cena con amici.
Senza avere la forza per opporre una minima e vana resistenza e siccome ad Enzino non si può dire di no, obtorto collo li accompagno raccomandando loro di non farmi perdere ulteriore tempo.
Macchè, altra performance in quel di Ripa. Scendo dalla macchina, entro belligerante  nel negozio e vengo accolta da Enzo che mi presenta al gestore come la sua amante russa, adesso invecchiata, ma che quand’era giovane ‘ era na lecina ‘
Meditando sulla triste minestrina che mi aspetta per cena, finalmente, calate le luci della sera ritorniamo verso Chieti
Enzino, con gli occhi da cerbiatto, lungi dal chiedermi scusa, mi allunga una busta  : Toh, queste è du panine ‘nghe la purchette, uno per te ed uno pe culù stunate de fratete. La spese le fi duman !

Carissimo amico di tutti, chiunque ti ha conosciuto ti ha amato e chi ti ha amato oggi ti piange.
Conforta i nostri occhi pieni di lacrime con i tuoi occhi pieni di luce e nel rimpianto di te qualcosa nasce in noi : la certezza  che  adesso vivi nel tuo Cristo che hai sempre amato.

Rita Valente

LA VALLATA DEL LAVORO

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Nella  poesia Settembre D’Annunzio scrisse dei pastori che “scesero all’Adriatico selvaggio” ed i Pomilio, come loro, scesero dalle falde della Maiella, da Archi,in provincia di Chieti.
Arrivarono Livio,capostipite della patriarcale famiglia Pomilio e la giovane moglie Giuseppina di origine partenopea dalla quale ebbe ben nove figli :
Carlo, Alessandro, Federico, Ernesto, Ottorino, Umberto, Amedeo, Vittorio, Giulio, Amalia e Beatrice. Leggi tutto “LA VALLATA DEL LAVORO”