C’É DA SPOSTARE UN UFFICIO… DA CHIETI.

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Spoliazione di Chieti, trasferimento di uffici amministrativi teatini a Pescara, chiusura di sedi provinciali, etc., sempre più frequentemente assistiamo a quest’opera di progressivo svuotamento della nostra città, per la cui motivazione, ci viene detto che, nell’ottica della consueta spending review,  il tutto “viene disposto per evitare doppioni e sovrapposizioni col capoluogo adriatico” che, nel confronto, ha sempre la meglio su Chieti.

Quante volte abbiamo sentito e ripetuto questa tiritera, parlando di ingiustizia che va avanti da qualche decennio a questa parte. In realtà, le prevaricazioni, per usare un vocabolo non certo esagerato, hanno data ben più remota, almeno dagli anni ’20 e Pescara non c’entrava assolutamente nulla, anche perché il centro adriatico all’epoca era solo un piccolo borgo di pescatori.

Chieti, invece, sin da un secolo a questa parte, senza abbandonarci a gratuiti vittimismi, è stata individuata come la città da colpire, forse perché ci portiamo da sempre quest’aria da città tranquilla, una città accomodante, come un cane che prima abbaia ma poi ritorna subito mansueto, con la coda tra le gambe: la città della camomilla, come Alberto Perbellini de Il Resto del Carlino, nel 1925, ebbe a battezzare il capoluogo teatino, in occasione del processo Matteotti.

A tal proposito sentite cosa scriveva un giornale locale del 1923, sulla nostra città, bersaglio di soprusi come quelli che oggi si denunciano, a cadenza ormai quotidiana, ma all’epoca era L’Aquila, quella che rivestiva il ruolo assunto oggi da Pescara.

Chieti, 29 novembre 1923: “Da qualche tempo si va elevando, troppo a nostro discapito e detrimento e, quel che è più, a ingiusta spoliazione di diritti secolari di superiorità storica, Aquila come a capitale degli Abruzzi. Questo torto non va tollerato. E’ bene si ponga termine a questo danno inflittoci con leggerezza somma di governanti e con supina acquiescenza cittadina. Chieti deve tornare ad essere quella che la storia, la tradizione e gl’interessi, non della sua popolazione, ma di quella di tutta quanta la regione, reclamano…. Bene ha fatto quindi la società operaia a promuovere un’agitazione che è sbocciata nella costituzione di un Comitato Pro Chieti, raccogliendo elementi rappresentativi e fattivi di tutte le correnti e di tutti i raggruppamenti e partiti, è l’esponente della volontà di tutta quanta la cittadinanza. Difenda esso gl’interessi e i diritti di Chieti; chieda giustizia e ne sostenga con energia i diritti; il popolo tutto sarà con esso. Noi plaudiamo all’iniziativa illuminata e nobile e abbiamo fiducia che le personalità cospicue che del Comitato Pro Chieti fanno parte sapranno rispondere degnamente al compito assunto.”

Cosa dire? E’ cambiato qualcosa? Intanto la città da attaccare è rimasta sempre quella, la nostra, l’agnello da immolare, mentre è cambiato l’attaccante ovvero chi beneficia del forzato sacrificio.

Peraltro oggi non si discute di una lotta tra poveri, in virtù del principio, secondo cui la vita di chi fagocita, dipende dalla morte di chi è fagocitato, in ossequio al verdetto di mors tua vita mea. Qui non si tratta di rinnovare massime gladiatorie, piuttosto si rileva un maramaldeggiare di colui che fa scempio su chi è già a terra ferito, approfittando della precaria condizione di quest’ultimo.

Ma i guai non vengono solo dall’esterno; infatti ciò che è cambiato in peggio, a mio modo di vedere, è quella non più avvertita consapevolezza di far concreto fronte comune in città, dimenticando logiche derivanti da ideologie e ragioni di parrocchie partitiche, per fare veramente gli interessi cittadini, quelli della cosa comune.

Sorgono in città associazioni e comitati a difesa di Chieti, in modo tale da creare un opportuno contrappeso che riequilibri certe scellerate scelte dall’alto, ma  l’ultima parola, quella determinante, spetta solo ai rappresentanti del popolo, democraticamente eletti.

Oggi i cittadini assistono inermi a schermaglie che si combattono all’interno dell’assise civica, dove una parte del consiglio cittadino non dimostra di disdegnare certe scelte di enti amministrativi superiori che inficiano il progresso e lo sviluppo della nostra città: forse perché questa rappresentanza non se la sente di contraddire i poteri istituzionali retti da colleghi di partito?

In politica si chiama gioco delle parti, mentre la città viene depredata e allora addio contrappeso, pazientemente costruito.

Se è questa la logica, tutto ciò si traduce in una sorta di pericoloso gioco di disputa politica che avviene all’interno dell’aula consiliare dove, pur di contrastare il nemico e col prezioso alleato di chi gestisce l’intero territorio regionale, comprendente anche Chieti, si cerca di ottenere una serie di sconfitte per la città, la cui colpa poi potrà ben essere addossata, per incapacità, solo a chi è stato chiamato ad amministrarla.

Va detto, anzi, che il collega superiore di partito avrebbe una motivazione in più per il fallimento dell’avversario politico, decretando una decisa accelerazione verso il declino della città. Povera Chieti, alla mercé non più dei Longobardi, dei Franchi e degli Aragonesi, ma di mere contese politiche all’interno di se’ stessa.

L’arena gladiatoria, la cui esistenza, circa due millenni fa, sanciva il prestigio delle città romane e perciò anche la nostra, si è spostata oggi in un’arena civica dove lo spettacolo politico offerto non piace certamente ai cittadini.

Se tale fosse la mentalità imperante in questa città, senza distinzione tra destra e sinistra e senza prendere alcuna posizione verso qualsivoglia schieramento, sarebbe lecito affermare che Chieti non abbia alcun futuro e dovremo solo attendere la sua lenta agonia ma ciascuno che avrà concorso a tutto questo potrà avvalersi di entrare, a pieno titolo, nella trimillenaria storia teatina, giovandosene, come novello Pipino, in termini certamente non positivi.

Per Chieti è proprio impossibile mettere da parte strategie ed alchimie partitiche, per fare invece vero fronte comune interno a favore della propria città, da tutti condiviso, come non è raro che accada altrove?

Urge l’impegno di una riflessione quanto mai opportuna!

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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2 risposte a “C’É DA SPOSTARE UN UFFICIO… DA CHIETI.”

  1. Pescara è il centro amministrativo oltre che geografico della Regione, si sa. Ma Chieti che fa per meritarsi gli uffici pubblici ed essere all’altezza di Pescara ? Rivendica privilegi ? Non ha nemmeno i parcheggi, le infrastrutture adatte. Sono decenni, ad esempio, che il parcheggio del Palazzo di Giustizia sono i marciapiedi sconnessi di via Olivieri. Che cosa hanno mai fatto gli amministratori locali (amministratori … vabbè..) per l’efficienza della città? Dov’è un idoneo centro dirigenziale? Il centro di Chieti è pieno di palazzi dismessi che l’amministrazione non è capace di acquisire perchè inesperta, insipiente e distratta dall’enorme lavoro atoreferenziale in cui è impegnata. Hanno preso in affitto (per quante migliaia di € al mese non si dice) lsa bella sede della Banca d’Italia per trasferirci provvisoriamente i loro uffici. La “provvisorietà” durerà fino a metà del secolo, scommettiamo? Ma la Caserma Spinucci, la caserma Berardi? L’ex ospedale SS Annunziata? l’ex INAM ecc..?
    NGI STA LI SO’ … NGI STA LI SO’ … è il mantra che ripetono ad ogni domanda che gli fate: NGI STA LI SO’ …!!! come se fossimo le cenerentole d’italia, gli sfortunati della storia. Balle !!
    A CHIETI ARRIVANO gli STESSI SOLDI DI TUTTI gli altri comuni e capoluoghi. SE… “NGI STA LI SO’ ” vuol dire che li hanno male amministrati, buttati o regalati agli amici. Come faceva Gaspari… Invece di stare zitti e sentirsi in colpa si lamentano: “NGI STA LI SO’ ” Domandategli ” Mbe’ , se ‘n gi sta addò l’avete messe SSI SO’ ? “.
    E comunque è inutile lamentarsi ed ironizzare. Se non si è concorrenziali perchè gli uffici dovrebbero venire a Chieti ? Perchè siamo più belli ? Lo siamo in effetti ma non conta niente…

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