CHIETI E IL CICLISMO: UN LEGAME STORICO INSCINDIBILE (prima parte).

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Chieti, grazie alla bellezza dell’eterogeneità del suo territorio, con discese, salite, erte, rettilinei, vie tortuose, oltre alla presenza dell’eccezionale patrimonio storico ed artistico che fa da cornice ad un circuito cittadino di prim’ordine, è un vero e proprio esame di laurea per chi ha fatto del ciclismo la sua professione sportiva.

La più celebre gara ciclistica italiana ed una delle più importanti del panorama internazionale, seconda solo al Tour, è il Giro d’Italia che vide i suoi natali nel lontano 1909. La corsa rosa è così chiamata per via del colore del giornale che la organizza ininterrottamente da oltre un secolo, La Gazzetta dello Sport.

Si scelse di imitare il Tour de France, proponendo otto tappe non consecutive ma inframmezzate da più giornate di riposo, indispensabili per permettere ai corridori di riprendersi dai disagi di frazioni interminabili, disputate su strade dai fondi squassati e caratterizzate da orari di partenza e arrivo oggi improponibili.

Stabilita la partenza assoluta a Milano, in casa Gazzetta, le sedi di tappa furono individuate nelle città italiane più importanti e qui c’è una piacevole sorpresa per noi teatini, visto che tra le otto città regine d’Italia, c’era pure la nostra: Bologna, Chieti, Napoli, Roma, Firenze, Genova, Torino e Milano, dove il Giro terminerà il 30 maggio.

In tutto si dovranno coprire 2448 Km, pari ad un chilometraggio medio di 306 Km! La frazione più lunga sarà proprio quella del debutto, prevista sulla distanza di ben 397 Km, mentre l’ultima sarà la più breve, di appena (si fa per dire) 209 km.


Fatto il Giro, bisogna ingaggiare i girini. Le prime iscrizioni giungeranno nella redazione della Gazzetta già da subito: il primo a presentarsi fu il bresciano Felice Peli, seguito da altri 165 corridori. 146 sono italiani, mentre tra gli stranieri spicca il nome del francese Lucien Georges Mazan, più famoso con il soprannome di Petit Breton, che si è imposto nelle ultime due edizioni del Tour ed è noto in Italia per essere stato il primo vincitore della Milano – Sanremo.

Il gran giorno è fissato per giovedì 13 maggio 1909, alle 2.53 della notte. Data l’ora antelucana, il raduno inizia già il giorno prima quando, tra le 13 e le 18, l’Albergo Loreto è teatro delle operazioni di punzonatura. Si presentano solo 128 dei 166 corridori iscritti, anche per il clamoroso forfait dell’Alcyon, una delle formazioni più temute ed agguerrite dell’epoca.

La prima frazione in assoluto del Giro scatta verso le 3 di notte di giovedì 13 maggio 1909. La prima tabella di marcia prevede 397 Km di gara tra Milano e Bologna. Il romano Dario Beni precede allo sprint il torinese Pesce e il milanese Galetti, consacrandosi così, alle 5 della sera dello stesso giorno, primo vincitore in assoluto di una tappa del Giro e primo capo della classifica.

La seconda tappa si corre il 16 maggio, tre giorni dopo la prima frazione, sulla distanza di 378 Km ed è quella che ci interessa maggiormente, considerato che vede la nostra città protagonista di un avvincente finale. Si va da Bologna a Chieti, percorrendo quasi costantemente la statale adriatica e transitando per Rimini, Ancona e Pescara. Fin qui il percorso è pressoché pianeggiante, poi inizia la dolce ascesa verso il traguardo che, dunque, rappresenta il primo arrivo in quota della corsa rosa.

I girini sono sottoposti ad un’altra levataccia: il raduno, fissato presso Porta Mazzini, è aperto alle 2 e mezza, la partenza ufficiale è prevista alle 4!!! Sono ripetute le operazioni di punzonatura, mentre i corridori arrivano alla spicciolata. Il pubblico comincia a riconoscerli e osannarli, ma l’incoraggiamento maggiore è per Gerbi, ultimo della classifica generale.

All’appello dei partenti non risponde Petit Breton, vittima, nella prima tappa, di una rovinosa caduta in gruppo, in perfetto stile Coppa Cobram di fantozziana memoria; il transalpino se ne sta in un angolo col braccio al collo: il suo Giro è già finito.

Già alla partenza, il gruppo comincia a sgranarsi, nonostante la strada si presenti piuttosto ampia e pianeggiante. Il calore della Romagna abbraccia fin da subito il Giro d’Italia e lo testimonia l’accorrere in massa delle popolazioni locali a bordo strada, per applaudire i pionieri del ciclismo. Le prime testimonianze d’affetto prendono forma di foglietti multicolori lanciati, a mo’ di coriandoli, al passaggio della carovana.

Compaiono i primi striscioni; su uno di essi, innalzato in quel di Savignano, si può leggere: “Alla GAZZETTA DELLO SPORT organizzatrice geniale del GIRO D’ITALIA – al Corriere della Sera, che incoraggiò l’ardita impresa con ricchi premi vada il modesto, ma entusiasta plauso della cittadinanza”. Infatti l’idea del giro fu in realtà del Corsera ma la Gazzetta provvide, attraverso una spia redazionale, a strapparne l’organizzazione sul filo di lana.

Il gruppo che marcia compatto in testa alla corsa, alla volta di Ancona, è composto di 34 uomini. Lo guidano Marchesi, Gerbi e Cuniolo. Ancona è anche il luogo dove è inscenato il primo tentativo di doping della storia del Giro. Un doping atipico, non vi è nessuna sostanza proibita in ballo, ma un vero e proprio imbroglio, una sveltina messa in atto da alcuni furbetti, di cui si vedrà in seguito nel dettaglio.

Nel tratto pianeggiante che precede la tortuosa ma facile salita finale, lunga 6 Km, conducono la gara Canepari ed il redivivo Gerbi, che dimostra d’aver superato i problemi accusati nella prima tappa.

L’ascesa della “Colonnetta” è affrontata con piglio vivace. Al passaggio dalla piazza della Madonna degli Angeli viene sparato un colpo di cannone per avvisare gli spettatori del sopraggiungere dei corridori.

All’uscita dall’ultima curva Ganna e Cuniolo marciano con pochi metri di vantaggio sugli inseguitori.

A 100 metri dall’arrivo, previsto in via Asinio Herio, attacca con decisione il corridore piemontese, che al passaggio per Pescara aveva subito un improvviso afflosciamento del tubolare. Incidente rimediato senza perdere tempo prezioso, poiché in quel momento il gruppo era stato fermato da un passaggio a livello abbassato (anche se alcune cronache dell’epoca raccontano che Cuniolo, non avendo avuto il tempo materiale di risistemare la pompa nell’apposito sostegno, abbia affrontato tutta la salita trattenendola tra i denti!).

La volata è entusiasmante, Cuniolo vince per due lunghezze su Ganna che si consola balzando in testa alla classifica. Al terzo posto si piazza il francese Trousselier.

 

Marino Valentini

FINE PRIMA PARTE (nella seconda parte si parlerà del Giro in partenza da Chieti).

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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2 risposte a “CHIETI E IL CICLISMO: UN LEGAME STORICO INSCINDIBILE (prima parte).”

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