CHIETI E IL CICLISMO: UN LEGAME STORICO INSCINDIBILE (seconda parte).

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Il 18 maggio è il giorno della prima frazione di montagna della corsa rosa e si va da Chieti a Napoli attraversando per 242 Km gli Appennini.

In programma ci sono le tre ascese a Rocca Pia (più celebre come Altopiano delle Cinque Miglia), a Rionero Sannitico ed al valico del Macerone: le prime due sono piuttosto lunghe ma pedalabili, mentre molto temuti sono i 3,7 Km del Macerone, dove ai disagi per il fondo sterrato si sommano quelli dovuti alla pendenza media del 7%.

Non s’incontrano ulteriori asperità negli ultimi 100 Km, comunque non meno disagevoli dei precedenti, a causa del pessimo stato nel quale versano le strade campane, scavate da solchi profondi e ricoperte d’uno spesso strato di polvere.

Il raduno di partenza è fissato a Chieti alta ma, per questioni di sicurezza, l’organizzazione ritiene di abbuonare la pericolosa discesa iniziale. Il via ufficiale è così dato presso la stazione ferroviaria, a Chieti Scalo. Sono le 6.40 dal mattino.

Da alcuni minuti tre corridori hanno saputo d’esser stati messi fuori classifica. Sono Granata, Lodesani e Provinciali, gli autori del primo tentativo di doping. Un doping amministrativo, accaduto nella precedente frazione, quando i tre avevano percorso un tratto della tappa in treno (pazzesco!!!), tra le stazioni di Ancona e Grottammare, alla quale erano scesi solo perché in quel comune era previsto il secondo punto di controllo che, pena una multa, non si poteva saltare.

Per loro immensa sfortuna, gl’impostori erano stati notati da alcuni giudici di gara che si stavano trasferendo da Bologna a Chieti e avevano preso lo stesso treno dei furbetti.

Mentre Provinciali riprende il treno, stavolta per far rientro a Milano, gli altri due continuano la corsa poiché il regolamento consente ai ritirati per qualsiasi ragione (incidente, tempo massimo o “reato”), di portare a termine il Giro, pur senza muovere la classifica.

A pochi chilometri dalla partenza si affronta un breve e facile strappetto su strade pesanti, antipasto di quello che si dovrà superare più avanti. Già basta per selezionare le retrovie, c’è chi medita di volgere la bicicletta e tornare a Chieti, chiudendo lì la sua corsa.

Si rischia l’incidente quando il varesino Domenico Ferrari, nel tentativo di recuperare la pompa che gli scossoni avevano fatto volar via, scarta improvvisamente e quasi va a sbattere contro un muro.

Ai piedi dell’altopiano delle Cinquemiglia il gruppo di testa è composto di 30 corridori, che diventano 25 sulla salita a morbidi tornanti verso Rocca Pia. Tra i primi non sembra esserci grande selezione e questo permette a Ganna di recuperare dopo una foratura.

Ci si stacca, ma si rientra con facilità. Dietro, invece, si fa molta fatica: addirittura, il torinese Pesce, secondo piazzato nella tappa bolognese, sviene nell’affrontare la salita verso Rionero.

Nella successiva discesa si verifica anche un errore di percorso quando, all’altezza di un bivio non segnalato, alcuni corridori prendono la via sbagliata.

È un peccato veniale dell’organizzazione, poiché le due strade si ricongiungono poco più avanti.

Il Macerone si rivela essere un monte cattivo, forse abitato da un dio terribile, che punisce chi osa sfidarlo, com’era capitato ai Giganti che avevano tentato la scalata all’Olimpo. Quasi nessuno riesce ad affrontarlo in sella, Ganna piange disperato perché la sfortuna gli ha riservato l’ennesima foratura (alla fine saranno quattro), Cuniolo è messo ko: a Isernia, secondo posto di controllo, il piemontese è steso sopra un tavolo, mentre indica il piede destro.

Il tendine del vincitore della tappa teatina di Chieti è partito e pare una metafora dell’eroe omerico che Chieti ha elevato a suo simbolo: il Giro è finito anche per lui.

All’uscita del tratto montano c’è un uomo solo al comando, Carlo Galetti. In un polveroso nuvolone, lo inseguono Rossignoli e, più staccati, Canepari e Celli.

Il tifo delle genti del sud è caloroso, quasi eccessivo. Cougnet, il direttore di corsa, è costretto a ricorrere a minacce verbali prima e fisiche poi (compare addirittura una lunga frusta, strumento inserito nell’armamentario in dotazione al direttore di corsa dell’epoca) per frenare gli entusiasmi. Galetti è ancora in testa all’imbocco del vialone che dalla Reggia di Caserta porta verso Napoli; in fondo al lungo rettilineo non è più solo, lo raggiungono Rossignoli ed il compagno di squadra Canepari, mentre Celli non ce l’ha fatta.

Oramai si è prossimi alla città partenopea e, alla presenza umana, si affianca quella canina. Le strade di Caivano e Casoria, in particolare, pullulano di ragazzi e cani che scorrazzano da tutte le parti.

Per puro caso non avvengono incidenti, mentre il fondo stradale migliora progressivamente.

L’arrivo è a Capodichino e a 300 metri dalla meta, Rossignoli guadagna un breve margine di vantaggio, che mantiene fin sul traguardo, nonostante l’estremo e disperato tentativo di Galetti, vincitore morale di questa frazione e nuovo capoclassifica.

Nelle successive tappe, Ganna prenderà decisamente l’iniziativa, aggiudicandosi ben tre dei restanti cinque traguardi, vincendo così la classifica e la prima edizione del Giro d’Italia davanti a Galetti ed a Rossignoli.

Appena tagliato il traguardo, che lo aveva visto vincente della prima edizione della corsa rosa, il varesino Luigi Ganna, detto El Luison, uomo pragmatico e col sogno di diventare costruttore di biciclette, alla domanda di un giornalista, su come si sentisse di fronte alla vittoria raggiunta, rispose, senza troppi giri, in dialetto lombardo: “Me brüsa tanto el cü!

Altri tempi!

 

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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