CHIETI, UNA CITTA’ IN DECLINO?

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Si dice spesso: “Chieti è una città in declino“. Il declino di Chieti va di pari passo con quella volontà di natura politica, mediatica, imprenditoriale che desidera che una sola città di questa regione progredisca, succhiando linfa preziosa al resto dell’Abruzzo, a cui sottrae risorse e nutrimento vitale.

È l’affermarsi di una nuova filosofia, quella del moderno che seppellisce lo storico e l’antico (visto come vecchio, inattuale e demodé); è lo scontro tra due culture: quella millenaria di un popolo dalle origini antiche, che per rispetto alla sua storia ha inteso progredire ad una velocità forse inferiore rispetto a quella degli altri, probabilmente sbagliando, che si contrappone alla cultura variegata, quella scaturente da un miscuglio di tradizioni, costumi, etnie, lingue che ha dato vita ad un nuovo modello culturale che sembra aborrire un’identità passata, forse perché è del tutto priva di una tipica identità.

Tale contrapposizione ha portato ad un effetto collaterale assolutamente indesiderato ed indesiderabile per la cultura teatina: si è andata affermando nella nostra città una nuova filosofia, quella del complesso d’inferiorità congenito, particolarmente diffuso presso la classe politica teatina.

Qualche anno fa suggerii, nelle stanze del potere politico cittadino e provinciale, di proporre la candidatura di Chieti e delle altre città della nostra provincia, quale capitale europea della cultura del 2019, visto che per quell’anno toccherà proprio all’Italia reggere l’ambito scettro: non ci abbiamo nemmeno provato, consci di una sicura disfatta mentre la città de L’Aquila fece il suo giusto tentativo, nonostante il suo patrimonio risultasse irrimediabilmente ferito, in seguito ai noti fatti sismici.

Ma torniamo a Chieti ed ai suoi limiti: i torti ed i soprusi subiti, quasi a cadenza quotidiana, li perdoniamo e li dimentichiamo facilmente ed in fretta e se qualcuno ce li rileva, tendiamo a minimizzare l’accaduto, lanciando invettive del genere “ci sono cose più serie” all’indirizzo di chi condivide con noi questa città e vuole, a suo modo, illuminarci. Giustifichiamo troppo e spesso e, più del dovuto, concediamo il beneficio del dubbio, finendo per ingannare noi stessi.

Tale è il modello che si vuole sostenere in questo territorio, un modello figlio di una certa linea comportamentale, tipica di una comunità che ha ancora la parvenza di una regione: si comincia dalla vicina Chieti per poi continuare l’opera, interessando le altre città abruzzesi che sembra non avvertano l’incombente pericolo e continuano a tollerare di contribuire diffusamente, allo scopo di abbellire, ingrandire e promuovere solo una piccola parte d’Abruzzo che faccia da cartolina all’intera regione.

Chi scrive, più di una volta ha sinceramente indagato nel proprio animo, per verificare se tali preoccupazioni sono solo frutto della mente di un individuo visionario, con il suo potenziale vittimismo che, come un tarlo, lo rode, pensando e ripensando continuativamente a questo chiodo fisso.

Si può peraltro dire che tali fisse sono via via emerse anche nella testa di sempre più individui che si sono finalmente accorti, pur se tardivamente, che c’è qualcosa di strano che accade in questa regione che viaggia a velocità differenti e non per volontà di chi non è messo in condizione di avere pari opportunità di crescita e sviluppo. Il futuro della nostra città è importantissimo ed è a quello che il sottoscritto vuole guardare con occhio fiducioso ma è indubbio che la guerra, quella della sopravvivenza, va combattuta oggi, nel presente e può essere vinta solo attraverso una sincera consapevolezza dei problemi, anche di natura introspettiva, che attanagliano la nostra città, in modo da trovarne dei concreti rimedi.

Se si continua a pensare che Chieti è quella che è, che non è possibile cambiare un destino già scritto o peggio ancora di essere già rassegnati ai titoli di coda della storia cittadina, non avremo da dare un reale contributo per vincere non solo la guerra ma nemmeno uno straccio di battaglia.

Pertanto l’augurio è che si volti veramente pagina e si cambi anche quell’odioso modo di pensare, dal refrain tipicamente chietino: “chi è cussù, che ha da fà cussù” che, per via di antipatie endogene, impedisce a Chieti di essere rappresentata degnamente e con propri esponenti teatini nelle stanze politiche che contano a livello nazionale.

Non lontano da qui c’è una città che sta monopolizzando, pro domo sua, l’intera politica regionale, non solo a L’Aquila ma soprattutto a Roma e ciò sta dando frutti più che concreti: fanno bene ad approfittare delle contingenze favorevoli e a non chiedere nemmeno permesso, vista la dabbenaggine imperante in questa regione sempre più strana.

Prendiamone esempio!

Marino Valentini

 

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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3 risposte a “CHIETI, UNA CITTA’ IN DECLINO?”

  1. Tranne i grandi reperti archeologici, splendidi, muti, inerti e passivi , non vedo affatto a Chieti e nei teatini “una cultura millenaria di un popolo dalle origini antiche” e non mi par proprio che Chieti abbia limitato l sua crescita “per rispetto alla sua storia” né che abbia deliberatamente “inteso progredire ad una velocità forse inferiore rispetto a quella degli altri” .
    Le vestigia della bella Teate romana, per quanto incombenti, quasi ingombranti, non caratterizzano né condizionano affatto la vita cittadina.

  2. Mi chiedo spesso come possa una città scivolare lentamente verso la fine, o forse la fine è giunta da tanto e non me ne sono accorta ,ma nulla si muove in questa città e persino i pensieri sembrano sempre gli stessi,,,in questo blog, che ho scoperto da poco, sento però l’amore per questi luoghi ,,,luoghi dimenticati e, forse ,da riscoprire ,,,

    1. Paola grazie del tuo intervento; le tue inquietudini sono le stesse del sottoscritto e di chi fa parte di questo blog ed è per tale ragione che si è deciso di mettere in piedi un prodotto editoriale, al momento in veste web, per cercare da un lato di far conoscere all’esterno della città (ma anche al suo interno) la bellezza di Chieti, mentre dall’altro si cerca, col modesto contributo che possiamo dare, di cambiare una diffusa mentalità che è meglio rappresentata nella metafora della “rana bollita”. Per capire meglio ed esaustivamente la mission del blog, ti invito a leggere l’articoletto PERCHE’ BIG8?, a mia firma. Grazie per il tuo contributo e torna a leggerci. Ciao.

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