CHIETI E MONS. VENTURI

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Poco più di settanta anni fa moriva a Chieti Mons. Giuseppe Venturi. Da quando, nel 1931, fece il suo ingresso in città intraprese una serie di azioni a favore della popolazione sia dal punto di vista spirituale che materiale.

Mons. Venturi

In ordine alle prime operò molto nel campo vocazionale, nella cura dei ragazzi del Seminario arcivescovile, nel sostegno delle opere parrocchiali, specie con gli asili infantili. Promosse la formazione dei giovani, come il Collegio dei Fratelli di san Gabriele a Vasto e delle giovani, come il Collegio dell’Istituto del Carmine a Chieti, affidato prima alle Suore Campostrini e poi alle Suore Orsoline. Per ovviare alla scarsezza del clero favorì l’arrivo in diocesi di vari Ordini religiosi, come i Servi di Maria, i Caracciolini, gli Oblati di Maria Immacolata e altri.

La folla si riversa nel cortile dell’episcopio il 23 marzo 1944

Mons. Venturi si dedicò anche al completamento dei lavori di riedificazione della facciata della Cattedrale, affidati all’arch. Cirilli, che si conclusero nel 1934 con la ricostruzione della cuspide del campanile. Ancor di più va ricordato il decisivo sostegno che il presule diede a D. Ugo De Simeonibus, che realizzò il Villaggio del Fanciullo nel 1945 per dare a tante giovani vittime degli eventi bellici un tetto, un pezzo di pane e un’istruzione per affrontare la vita.

Ma ciò che ha legato indelebilmente l’Arcivescovo Venturi a Chieti è stato quanto da egli compiuto nei terribili anni bellici. Dopo la fuga del Re e l’occupazione nazista, avvenuta il 16 settembre 1943, per la città si preparavano quasi 9 mesi di grandi sofferenze, aggravate da un inverno rigidissimo. Poiché il fronte si attestò a pochi chilometri dal capoluogo molta popolazione dei paesi nei pressi della città si rifugiò in essa. Si calcola che tra le 70.000 e 80.000 persone entrarono a Chieti e più precisamente sul colle che così arrivò ad ospitare oltre 100.000 persone. I Tedeschi più volte tentarono di sgomberare la città ma l’Arcivescovo ogni volta si muoveva in difesa dell’inerme popolazione.

Chieti Città Aperta

Il giorno dell’Immacolata del 1943 Mons. Venturi rivolse un appello al Papa per implorare un suo intervento. Papa Pio XII concesse un’udienza privata al nostro Arcivescovo il 21 dicembre e gli rivolse queste parole: “Abbracciando il Vescovo di Chieti intendo abbracciare i chietini tutti. Dica ad essi che il papa sarà sempre con loro, perché siano difesi, perché possano raggiungere la meta alla quale giustamente aspirano”. Se gli sforzi del presule erano riusciti ad evitare alla città i bombardamenti aerei, non impedirono purtroppo pesanti cannoneggiamenti nel mese di febbraio che colpirono anche l’Episcopio e la Cattedrale. I continui interventi di Mons. Venturi, ben coadiuvato dal Prefetto Girgenti e dal Podestà Alberto Gasbarri, ottennero però, nel periodo successivo, una quasi cessazione dei bombardamenti e finalmente il 23 marzo 1944 il Vescovo ottenne dal Comando tedesco la dichiarazione che Chieti non sarebbe diventata mai obbiettivo militare. Il 26 marzo L’Arcivescovo in Cattedrale celebrò una solennissima cerimonia di ringraziamento: Chieti era “città aperta”.

I funerali di Mons. Venturi

La popolazione dovette però aspettare il 9 giugno 1944 quando finalmente entrarono in città per liberarla i militari italiani della Divisione Nembo, seguiti il giorno dopo dalle truppe inglesi. L’occupazione era costata la vita a tanti giovani che si erano opposti ai tedeschi e tante sofferenze alla popolazione asserragliata sul colle e preda della fame a causa dei viveri che iniziavano a scarseggiare. Nonostante qualche episodio di incomprensione, avvenuto tra la popolazione locale e gli sfollati per la loro lunga permanenza nelle case dei cittadini teatini, l’ospitalità data fu ammirevole.

Mons. Giuseppe Venturi, provato dalle sofferenze e minato da un male incurabile, morì solo tre anni dopo, l’11 novembre 1947. La città di Chieti lo ha onorato dedicandogli una piazza, un monumento, opera di Giovanni Franceschelli e collocato nella Villa Comunale, una lapide marmorea su un lato esterno dell’episcopio e un mosaico di formelle di ceramica, opera di Tommaso Cascella, sulla scalinata di palazzo di Achille. Tanti di noi devono la vita proprio a lui che ha preservato i nostri padri e le nostre madri dai terribili avvenimenti della II Guerra Mondiale, quando il fronte attraversò proprio le nostre terre, spesso dividendo intere famiglie. La sua salma riposa in una cappella della Cripta della Cattedrale.

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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