UNA CITTÀ SENZA VIE E CON UNA SOLA PIAZZA

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“Mamma, ma noi dove abitiamo in Via Crociferi o in Strada dei Crociferi?” Questa era la domanda che ricordo di aver rivolto a mia madre quando, avendo da poco imparato a leggere, notai che le targhe di indicazione della mia via avevano questa duplice formulazione, una alla fine della strada e una all’inizio.

La vecchia denominazione ancora presente sulla Torre dei Toppi

Tanto tempo è passato da allora e dalle osservazioni dei particolari tipici del bambino passai all’indifferenza dell’adolescente per tornare, in età adulta, ad interessarmi della mia città.

Cerchiamo allora di darci una spiegazione di come è stata affrontata la toponomastica della nostra città. Fino all’Unità d’Italia le vie della città erano denominate tutte “strada”, i vicoli erano chiamati “vico” o “pallonetto”. Di piazza ne esisteva solo una: Piazza Grande, ora Piazza S. Giustino, tutte le altre erano denominate “largo”.

Quasi alla fine dell’attuale via Armellini troviamo la vecchia denominazione.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento si cominciano a rinominare molte vie, che assumono appunto questo nome. Spesso però si ricorre a nomi di personaggi presunti famosi ma che in realtà pochi conoscono. Il bel libro di Antonio D’Urbano e Marco Giannini Gli Illustri (S)conosciuti ci aiuta a capire i criteri che furono adottati per intitolare vie, vicoli e piazze.

Anche in tempi molto più recenti, con la nascita dei quartieri satellite, spesso si è fatto ricorso a criteri discutibili nell’intitolazione delle nuove vie. Ad esempio a Chieti non esistono una Via Roma (c’era, ma poi fu cambiato il nome con Via della Liberazione) o una via della Repubblica. A Dante Alighieri sono state attribuite tre vie diverse nel corso del tempo; molti personaggi illustri del recente passato sia teatino che della provincia e della regione non vengono ricordati. Alcune vie, come Via Papa Giovanni XXIII, sono del tutto prive di tabelle indicative.

La bellissima vecchia denominazione di questo vicolo del Quartiere Santa Maria

Altri luoghi sono denominati con toponimi tradizionali: Capocroce, Scardapane, Cappuccini, Barrichetta etc. In rari casi sopravvive una denominazione antichissima, come Porta Carrese Santa Maria o Sopportico Salita Piazzetta.

A volte sono stati incomprensibilmente cambiati i nomi alle vie e alle piazze mentre la gente ha continuato ad usare il nome tradizionale. Piazza della Trinità sarà sempre chiamata così come anche resistono i nomi di via dello Zingaro, via degli Orefici, via Moricorvo.

Un vero peccato perché la toponomastica, dove opportunamente spiegata nelle targhe indicative, potrebbe aiutarci nella conoscenza del nostro passato, anche quello più recente. Da essa nascono poi il rispetto e l’amore per le nostre radici.

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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