CONTR’ADDIZIONI CHIETINE

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Evviva!  Abbiamo bloccato il progetto di Megalò 2!

L’esultanza corre già da un po’ di tempo sul web coinvolgendo la cittadinanza e l’opinione pubblica.

Contenti tutti tranne, forse, i 250 che avrebbero trovato possibilità di lavoro nella nuova struttura e, naturalmente, gli investitori, i progettisti e le imprese realizzatrici.

Uguale infantile esultanza la ritrovo, dagli stessi paladini, per l’avvio degli appalti per la cosiddetta “cittadella dell’amministrazione” dell’ex caserma Berardi. 

foto Dario Di Luzio

La domanda, per citare il caro vecchio Lubrano, sorge spontanea: perchè la stessa reazione per una operazione urbanistica bocciata ed una promossa la cui conseguenza, in entrambi i casi, è esattamente la stessa e cioè quella di spogliare ulteriormente il centro storico di Chieti da attività e commercio?

E la riflessione si complica ulteriormente se penso che lo stesso plauso va al  blocco di un progetto di investitori privati (quindi soldi non nostri) e, dall’altro lato, ad una spesa di 40 milioni di euro di soldi pubblici (quindi nostri) per avere le stesse conseguenze.

Non che abbia mai guardato con simpatia l’operazione Megalò (soprattutto per quel che riguarda le “opere pubbliche” che in cambio gli investitori avrebbero dovuto realizzare per la città) ma il “progetto Berardi” senza una seria visione urbanistica, infrastrutturale e socio economica rischia di creare conseguenze peggiori.

E tale visione urbanistica non solo non è seria. Non vi è affatto.

foto Dario Di Luzio

Il “progetto pilota” (definizione raccapricciante), a detta dello stesso rappresentante del Demanio che cura l’iter burocratico, ha il solo ed esclusivo fine di spending review ossia risparmiare affitti per poco più di un milione di euro l’anno (investendone 40). Altro che progetto per la città!….

Faccio un salto indietro di circa trent’anni.

C’erano persone (sempre le stesse di oggi!!) che gioirono per la realizzazione del campus universitario a Colle dell’Ara (“finalmente avremo una università modello con standard a livello dei college anglosassoni”). Ora gridano, lottano e si prostituiscono per il ritorno in centro di almeno una facoltà. Solo adesso si rendono conto che il campus ha trasferito tutto il suo potenziale economico lontano dal centro e a favore di realtà urbane limitrofe.

L’ex magnifico rettore, ma certamente la stessa cosa farà anche il nuovo, impietosito da cotanta miseria, a quanto pare donerà alla città alta il dipartimento di Archeologia (complessivamente una cinquantina di studenti iscritti di cui solo alcuni frequentano assiduamente almeno il 50% delle lezioni!) presso l’ex Bucciante, altro progetto di cui avremo modo di parlare.

foto Dario Di Luzio

Ebbene?

Ritengo, a mio modesto parere, che prima di ogni puntuale intervento di rilevanza urbanistica (controverse addizioni) non sia sufficiente una semplice verifica ed implementazione numerica dei famigerati quanto obsoleti “standard urbanistici”.

Si rende assolutamente necessario che si proceda allo studio accurato e complessivo delle dinamiche urbane e socio-economiche che tali interventi innescano nella realtà cittadina.

Quindi progettare e realizzare contemporaneamente tutte le relazioni e le connessioni (non solo in senso funzionale ma soprattutto in senso percettivo) di cui tali interventi necessitano affinchè si inneschi un circuito virtuoso con le aree del centro storico (ma in realtà dell’intero territorio cittadino) altrimenti destinate all’oblio.

Senza mai (e dico mai) dimenticare l’Architettura.

Big8 Friends

2 risposte a “CONTR’ADDIZIONI CHIETINE”

  1. A Chieti purtroppo non si fa Urbanistica, questa è la realtà. Una città incapace di darsi un nuovo disegno è una città destinata a morire. Si va avanti con addizioni, appunto, senza una visione globale e di lungo periodo.

    1. Concordo con te. In realtà a Chieti si fa l’urbanistica dei numeri, dei vincoli, delle perequazioni, dei trasferimenti di volumetrie, dei meccanismi matematici di soddisfacimento degli standard, sulla base di un PRG obsoleto e di un PdS totalmente privo di un’idea di città.

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