CORRADINO D’ASCANIO. UN GENIO DAL CUORE PURO

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Corradino d’Ascanio nacque a Popoli il 1° febbraio del 1891 e morì a Pisa il 5 agosto 1981.

Già da giovane Corradino si appassionò al volo come da sue stesse parole: «L’aviazione è stata ed è per me una continua febbre. Fin da bambino volare era per me il sogno più bello e più accarezzato. Per ore stavo a guardare le rondini e le invidiavo. Quando poi mio padre, appassionato cacciatore portava a casa dei colombi, li esaminavo, studiavo le loro ali. Divenuto grandicello costruii, con l’aiuto di due miei cuginetti, un aliante con lenzuola sottratte in casa, e carta da giornale e stecche di legno. Provai a volare e una volta riuscii a fare ben quindici metri staccato da terra».

Diplomato all’Istituto Tecnico Ferdinando Galiani di Chieti, il giovane Corradino si trasferì a Torino per conseguire a soli 23 anni la laurea in Ingegneria Meccanica presso il Regio Politecnico. Arruolatosi per un anno nell’esercito, fu assegnato al battaglione aviatori di Torino, distinguendosi da subito nelle invenzioni di applicazioni aeronautiche che migliorarono notevolmente la flotta aerea italiana. Qui conobbe e collaborò con un altro abruzzese, Ottorino Pomilio, nativo di Chieti, anch’egli ingegnere, dedito alla costruzione di aerei militari. Il loro sodalizio continuò con il trasferimento di entrambi negli Stati Uniti d’America, ove Pomilio impiantò uno stabilimento aeronautico sotto la direzione tecnica di d’Ascanio. Ma con il finire della guerra in Europa, e il venir meno delle commesse militari governative, l’impresa aeronautica ebbe fine. D’Ascanio, nella sua permanenza in America, continuò a progettare aeroplani, riconvertendo le macchine militari in aerei civili, immaginando che il servizio postale aereo sarebbe stata una futura applicazione civile di successo. In questa nuova avventura americana coinvolse un altro abruzzese, Veniero D’Annunzio, terzogenito del poeta, anch’egli ingegnere. Ma l’industria americana non colse la novità e questa iniziativa non ebbe frutto. Tornato in Italia mise su uno Studio Tecnico di Ingegneria nel suo paese natale, dando luogo a svariati brevetti di strumenti meccanici e continuando a studiare macchine volanti. Nel frattempo nel campo aeronautico si faceva strada l’idea di una macchina in grado di effettuare il decollo con volo verticale, chiamata elicottero. L’Italia e la Gran Bretagna furono tra le prime nazioni ad indire concorsi internazionali di progettazione di questa nuova macchina da utilizzare sulle navi militari. D’Ascanio ebbe la sfortuna di partecipare in ritardo al concorso italiano, unico progetto che in futuro si rivelerà riuscito; ma non si diede per vinto, con l’aiuto di un finanziatore abruzzese di Pescocostanzo, il barone Trojani, costituì una società per lo sfruttamento dei suoi brevetti. Nelle officine Camplone di Pescara, realizzò i suoi primi prototipi di elicottero. Presso l’aeroporto di Ciampino, il 13 ottobre del 1930, l’elicottero D’AT3, dalle

l’elicottero D’AT3

iniziali di D’Ascanio-Trojani, conquistò i record mondiali di altezza, distanza e durata. Così ci racconta lo stesso D’Ascanio: «Quando vidi il mio elicottero staccarsi da terra mi sentii invadere dalla commozione. Per la vittoria sì, per la gioia indicibile di veder coronati dal successo anni di sacrifici e di lotte, ma specialmente per un’altra ragione. Questa: avevo dimostrato ai miei figli che non ero pazzo. Molti mi credevano tale. Ed invece, ecco: il mio elicottero si è alzato. Le pale girano velocemente, regolarmente. Conquisterò certamente il record. Un minuto …due. Non passano mai! Mi sembra di essere dal dentista. Otto minuti! Non ne posso più, faccio cenno al pilota di scendere; altrimenti divento pazzo davvero. Lui non capisce e mi fa cenno con la mano per chiedere: che cosa è successo! Niente è successo: ho semplicemente vinto la mia battaglia. I miei figli potranno essere contenti di me …». Ma l’industria Aeronautica italiana non era ancora pronta per investire su questa nuova macchina volante; D’Ascanio e il socio Trojani, oberati dalle enormi spese che insieme avevano impiegato, rinunciarono a proseguire nel loro progetto, che al contrario ebbe grande risonanza mondiale, aprendo la strada alla ricerca scientifica particolarmente in America dove Sikorsky, partendo dal progetto d’Ascanio, mise a punto la versione definitiva dell’elicottero, dando il via alla sua produzione industriale. Fu lo stesso Sikorsky nel 1948 ad invitare negli Stati Uniti D’Ascanio al congresso mondiale di elicotteristi, investendolo dell’onore di essere stato l’inventore dell’elicottero.

In Italia non avendo avuto fortuna con la sua invenzione, D’Ascanio continuò a dedicarsi agli studi aeronautici, il cui frutto fu l’invenzione dell’elica a passo variabile che fu impiegata su tutti gli aeroplani dell’epoca. Grazie a questa invenzione fu contattato dalla Piaggio, a quell’epoca la maggiore industria italiana aeronautica, con cui d’Ascanio iniziò a collaborare trasferendosi a Pontedera e in seguito a Pisa ove ricevette la cattedra universitaria di Ingegneria Meccanica.

Enrico Piaggio e Corradino D’Ascanio nel 1940

A seguito della seconda guerra mondiale, la fabbrica della Piaggio fu bombardata dagli alleati e minata nella ritirata tedesca. A fine guerra la riconversione ad attività civili della Piaggio trovò nel genio di D’Ascanio il motivo della sua rinascita. Dalla sua matita nacque lo scooter chiamato Vespa, che diede impulso alla ripresa industriale italiana trasformando il modo di viaggiare entrando nella modernità ed affermandosi negli anni futuri come il primo esempio di design made in Italy.

Piaggio permise a D’Ascanio di continuare nelle sue ricerche aeronautiche sperimentando nuovi modelli di elicotteri; ma l’industria motoristica si affermava sempre più nel mondo con il prodotto della Vespa, costringendo Piaggio a interrompere le ricerche elicotteristiche, con grande amarezza diCorradino, che senza perdersi d’animo, in privato, con l’aiuto dei suoi allievi universitari, costruì nel suo garage un piccolo elicottero che sarà poi utilizzato dall’industria aeronautica per l’impiego nell’agricoltura.

Fino ai suoi ultimi giorni di vita d’Ascanio continuerà a inseguire il suo sogno da bambino iniziato sulle colline di Popoli, quando con un aliante di carta volò per la prima volta. Troviamo la sua immensa forza di progredire in una sua ultima lettera indirizzata al figlio di Sikorsky con cui intratteneva un intenso dialogo: «Ho ricevuto la sua graditissima lettera che mi ha donato un indicibile piacere. Io sono affetto da un’amara Elicottero-patia e quando una persona come Lei si ricorda di me si addolcisce un poco tutta l’amarezza del mio animo. Amarezza dovuta al fatto che, pur essendo stato il primo al mondo nel 1930 a far volare bene un elicottero, per necessità di vita […] non ho potuto continuare ad occuparmi subito della meravigliosa macchina volante costituita dall’elicottero. Ho perso il treno!!! E, nonostante i grandi successi dell’elica a passo variabile che ha equipaggiato quasi tutta l’aviazione italiana e qualche aeroplano tedesco, la creazione del motoscooter Vespa (ancora oggi nella sola Italia, a Pontedera, se ne costruiscono, e con ritmo crescente, ben mille al giorno oltre altri derivati) solo stentatissimamente ho potuto occuparmi di elicotteri. Se avrò fortuna di incontrarla Le illustrerò meglio tutta la mia amarezza. Siccome, nonostante i miei 83,5 anni, non sono ancora rimbambito, Le sarò grato se mi sottoporrà qualche problema tecnico elicotteristico da risolvere, assolutamente senza compenso, sentendomi ampiamente compensato della soddisfazione di studiare, con passione, un argomento per me   interessantissimo».

Si chiude così l’odissea di un genio che ha percorso e segnato tutto il XX secolo.

Liberamente tratto dal libro

   CORRADINO D’ASCANIO

ODISSEA DI UN INVENTORE

 scritto dall’Architetto

Pietro D’Amato

Ancora una volta i detti antichi indicano una profonda  verità:

il Nemo Propheta in patria al nostro Corradino calza a pennello; il genio innamorato del cielo riuscì a emergere in ambienti internazionali dove gli sono state sempre  riconosciute capacità e qualità, ma non in Italia, per non parlare poi dell’Abruzzo che gli diede i natali…

E’ un eufemismo, infatti,  dire quanto ci sembra  strano che nel suo paese, Popoli, nemmeno l’Istituto Professionale porti il suo nome. E che dire poi dell’aeroporto d’Abruzzo? Senza voler sminuire il valore di Pasquale Liberi, pilota straordinario della prima guerra mondiale, sarebbe stato opportuno riconoscere meriti anche a lui, che  inventò il  primo elicottero (e non solo)  dedicandosi  una vita intera alla sua passione: il volo. Corradino ci pare, a distanza di anni dalla sua morte, come una personalità che la Storia del nostro Paese e quella della nostra Regione hanno trattato con scarso riguardo: un uomo la cui genialità rimanda inevitabilmente al grande Leonardo da Vinci di cui invece orgogliosamente come popolo ci vantiamo, e le cui qualità intrinseche riecheggiano quelle del prototipo abruzzese, forte e gentile. Fu un uomo tenace,  Corradino D’Ascanio, capace di mantenersi sempre fedele ai sogni nati sin da quando era piccolo, malgrado le difficoltà e le necessità impellenti della vita lo spingessero verso altri settori, dove peraltro i risultati furono ugualmente straordinari. Un abruzzese verace dunque, forte nel suo impegno e forse troppo gentile di cuore per saper sfruttare per tornaconti personali le sue grandi capacità. Rifuggì dai clamori, non si arricchì mai, neppure con l’invenzione della Vespa. E forse molti suoi conterranei non lo conoscono proprio per questo suo non voler apparire.  Rimase un semplice, perché, in fondo, aveva un cuore bambino. Ma già solo per questo la sua Terra d’Abruzzo dovrebbe dedicare al suo nome gli spazi da cui gli aerei s’innalzano in volo; in quello stesso cielo che spiava avidamente da piccolo e su cui  sognò talmente tanto da  immaginare con cuore puro, e realizzare,  ali nuove…

Rita Valente

Rita Valente
Nasce nel 1960 a Chieti nel rione Sant'Anna dove da sempre risiede.
Già nell'infanzia manifesta interesse per il corpo umano divertendosi a sventrare bambole e pupazzi di pezza per cui, nonostante la passione per lo sport ed un discreto successo adolescenziale nell'atletica leggera che la portano a diventare campionessa regionale di salto in lungo, decide di intraprendere gli studi in medicina e di dedicarsi in seguito alla ricerca genetica. I geni sono la sua passione... e non solo quelli cromosomici!

2 risposte a “CORRADINO D’ASCANIO. UN GENIO DAL CUORE PURO”

  1. Conosco Corradino d’Ascanio perché mio padre, ingegnere meccanico abruzzese, fu suo giovane collaboratore nell’ufficio ricerche della Piaggio Motori a Pontedera. Era proprio così D’Ascanio, un abruzzese geniale, semplice ed entusiasta; ed è stato uno dei più grandi ingegneri del 20º secolo.
    In Toscana, oltre a dirigere la grande ricerca alla Piaggio, allora industria d’avanguardia, insegnava anche Meccanica Razionale presso la scuola normale di Pisa. L’Ing. D’Ascanio era un’istituzione alla Piaggio: era il genio sapiente cui sottoporre problemi ingegneristici irrisolvibili.
    Il brevetto di sua invenzione per un’elica a passo variabile elettricamente in volo apparteneva alla Piaggio che per ogni elica prodotta, in Italia o in Francia, gli versava un emolumento di mille lire. Erano i tempi della canzone “Se potessi avere mille lire al mese” e D’Ascanio le guadagnava mille lire solo per ogni elica prodotta su brevetto Piaggio sulla sua invenzione…

    Tutti gli ingegneri avevano qualche progettino nel cassetto, qualche cosa abbozzata per svago, tra una pausa e l’altra del lavoro aeronautico. D’Ascanio aveva nel cassetto il progetto rivoluzionario della Vespa. Rivoluzionario non per le ruote piccole, dichiaratamente ispirate agli scooter dei paracadutisti americani, ma per avere, invece del solito telaio in tubi metallici la scocca portante in lamiera scatolata. La Vespa originale era equipaggiata da un piccolo motore di 90 c.c. di cilindrata, in uso allora come motore di avviamento per un grande motore a scoppio aeronautico stellare Piaggio.
    Nel dopoguerra il genio commerciale di Enrico Piaggio, l’uomo che vespizzò il mondo”, per il rilancio dell’azienda, investì sul progetto dello scooter, ultima invenzione dell’Ing. D’Ascanio, che gli ingegneri giudicavano anche la più semplice tra tutti.

    1. Grazie Pietro, per aver contribuito ad arricchire la nostra conoscenza su Corradino d’Ascanio. Per questioni di spazio ho tralasciato altri episodi della vita professionale del nostro geniale conterraneo come l’invenzione, ahimè, dell’autovelox, ma un aneddoto riguardante la sua vita privata voglio raccontartelo. Di ritorno dagli Stati Uniti Corradino era oberato dai debiti contratti per la sponsorizzazione del suo progetto ( che poi fu fatto fruttare da Sikorsky), ma non perdendosi d’animo si mise a lavorare sull’elica a passo variabile e fu proprio per questo progetto che venne contattato da Piaggio che gli chiese di lavorare nei suoi stabilimenti di Pontedera offrendogli il massimo dello stipendio accollandosi, inoltre,tutti i suoi debiti.
      Ebbene, quando Corradino morì lasciò tra tutte le volontà testamentali anche quella di onorare il suo debito con Piaggio restituendogli così l’intera somma da lui messa da parte. Non servono ulteriori commenti. Grazie Roberto, continua a seguirci.

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