COSA SIGNIFICA PER UNA CITTA’ RIVESTIRE UN RUOLO CULTURALE?

Tempo di lettura: 6 minuti

In concreto, cosa significa rivestire un ruolo culturale?

Cultura è un termine di origine latina che significa coltivare, ma l’uso fu poi esteso a tutte le attività e situazioni che richiedevano un’assidua cura: dalla “cura” verso gli dei, ciò che tuttora chiamiamo culto, alla coltivazione degli esseri umani ovvero la loro educazione. Da quest’ultima accezione deriva il valore di cultura nel suo senso moderno: il complesso di conoscenze (tradizione e sapere) che ogni popolo considera fondamentali e degni di essere trasmessi alle generazioni successive.

Nella nostra civiltà, quella occidentale, il concetto di cultura è divenuto erroneamente sinonimo di “conoscenza di quanto depositato nei libri” (considerate pure le tante false verità storiche che riportano i volumi), vi è quindi la tendenza a considerare persone colte o uomini di cultura coloro che hanno letto tanti libri.

Nelle società come la nostra, la cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma anche con le nuove tecnologie multimediali  ed è per questo che i grandi mezzi di comunicazione come radio e tv sono responsabili della cultura di massa, contribuendo a determinarne la sua formazione.

La stessa Unesco considera la cultura come “una serie di caratteristiche specifiche di una società o di un gruppo sociale, in termini spirituali, materiali, intellettuali o emozionali”. Accanto a questi caratteri generali sulla cultura, si parla spesso di ruolo culturale di un territorio o di una città, ma cosa significa esattamente?

Di solito, tali affermazioni riempiono la bocca di politici e politicanti vari, dotati di scarsa cultura o che non danno il giusto peso e rilevanza al valore culturale. Innanzitutto quando parliamo di concetto di cultura, associato ad una città, è inevitabile l’accostamento a strutture presenti su quel territorio comunale che assolvono a finalità sociali umane che vengono, ad esempio, espresse dall’arte e/o dalla storia come pure dalla letteratura e dalle discipline umanistiche e/o scientifiche, il tutto opportunamente organizzato ed ottimizzato dalla presenza di istituzioni pubbliche e private, deputate alla conservazione e diffusione della cultura, oltre che alla sua produzione.

Tale complesso strutturale materiale ed immateriale all’interno di una città va sotto il nome di patrimonio culturale cittadino che è costituito innanzitutto dalla città stessa, nella sua collocazione storica per l’importanza che la stessa ha avuto e poi soprattutto dai beni artistici e storici e cioè tutte le opere e i monumenti, mobili e immobili, che hanno un riconosciuto pregio artistico o una particolare rilevanza storica, dai beni architettonici agli insiemi monumentali: beni immobili, dunque, cui sia riconosciuta l’artisticità o la pregnanza storica; dai centri storici alle rilevanze archeologiche, cioè quei beni e quelle testimonianze mobili o immobili del passato antico, portati alla luce attraverso lo scavo tecnico o non ancora rinvenuti, ma la cui presenza è accertata in un dato luogo.

E veniamo ai fatti di casa nostra; come dicevo, spesso sentiamo da politici dell’ultim’ora, ignoranti vip arricchiti, leader di associazioni di categoria in cerca di visibilità ed altri che pontificano senza averne minimamente competenze e titolo, che Chieti è una città che, grazie al suo passato, alla sua tradizione storica, oltre che alle proprie strutture adeguate, ha una precipua vocazione culturale ed è giusto che il ruolo che può e deve esercitare all’interno della regione sia quello di polo culturale abruzzese.

Già, bei discorsi tutti inappuntabili almeno nella teoria, poiché, nella pratica, gli stessi individui rivendicano dalla regione che lo stesso ente pubblico dia priorità alle varie rilevanze che riguardano tutti i campi diversi, guarda un po’, da quello culturale, poiché la cultura, vera virtù dell’Umanità che riesce meglio di ogni altra ad elevare l’animo degli individui nella sua generalità, in Abruzzo, a torto, è forse ritenuta un’inutile perdita di tempo. I dati, in concreto, dicono questo.

Che peccato, nel mondo intero è ampiamente dimostrato come la cultura, oltre a costituire un valore di crescita dell’animo umano è, sul piano economico, anche un indubbio volano di quel turismo culturale sempre crescente, poiché maggiormente avvertito da un’utenza che, col progresso civile, matura ancor di più sotto un punto di vista strettamente culturale, di cui percepisce un’esigenza, ogni volta, crescente.

Non è’ un caso se l’Abruzzo perda quota nel turismo, soprattutto quello internazionale, quello che arriva all’aeroporto d’Abruzzo e trova promozione del territorio riguardante per lo più la costa, il mare, dimenticandosi la vera e grande ricchezza che tiene nascosta. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che la nostra regione è in pauroso arretramento posizionandosi terzultima, per quel  che concerne il turismo: dopo di lei soltanto Basilicata e Molise, due regioni che non possiedono scali aerei internazionali. Va inoltre detto che è fortemente prevedibile che la Basilicata, con Matera designata capitale della cultura per l’anno 2019,  ben presto faccia il sorpasso, relegandoci all’ultimo posto con i cugini molisani.

I dati del turismo culturale non fanno che acuire questo declino abruzzese, se solo pensiamo che nel 2015 per l’Italia è stato un anno boom per i musei italiani, con presenze  che hanno superato di quasi tre milioni di visite, l’anno precedente. Ebbene l’Abruzzo è stata l’unica regione italiana a riuscire a fare peggio del passato.

Per ciò che concerne Chieti e quel patrimonio culturale che è la città stessa, racchiudendone tutti quei tesori che da almeno duemila anni stanno anche a ricordarci l’importanza storica dell’antica Teate, si avverte la sensazione che la città sia tagliata dai circuiti turistici specifici, al punto che gli stessi chietini inizino ad essere dubbiosi sulle reali peculiarità teatine,  in tale campo, visto che dall’esterno si dimostra di faticare a comprendere la portata universale del patrimonio storico-artistico-culturale di questa città.

Da tali preoccupanti premesse, la classe politica di questa regione, sponda adriatica, propone ipotesi di unioni ed accorpamenti e finanche di fusioni metropolitane, lasciando a Chieti la prerogativa ed il ruolo di città culturale su cui basare la propria attività di crescita nel territorio. Purtroppo ciò è solo nelle apparenze, perché si tratta di crescita che non potrà mai avverarsi su basi di un mancato riconoscimento del merito della cultura come valore, non solo aggiunto, ma cardine di una società civile, e ribadisco civile, che mai potrà fare a meno di tale virtù, a ragione considerata dall’Unesco quale patrimonio dell’Umanità e che obbliga doverosamente ogni essere umano ad impegnarsi per la sua salvaguardia, non dimenticandosi che l’Italia è uno dei principali Paesi firmatari.

 

 

 

 

 

 

 

Su questo punto la Regione Abruzzo, evidentemente, era ed è tuttora assente, visto che i soliti politicucci parlano di Chieti, da un lato reiteratamente di siffatto ruolo culturale, mentre dall’altro sono i primi a fare in modo che tale prerogativa non venga mai in concreto esercitata, probabilmente perché non lo vogliono, spesso facendoci credere che non possono intercettare fondi pubblici a favore della cultura stessa (che invece in altre regioni esistono ancora).

Ma non è tutto, perché vien quasi voglia di parlare di embargo turistico quando ci si accorge che già all’uscita del casello autostradale di Chieti (che si chiama Pescara Ovest), non solo manca, per la nostra città, quella particolare segnaletica che indica le mete di interesse turistico culturale, ma è addirittura assente la stessa normale cartellonistica indirizzante su Chieti, quasi a voler bypassare la città teatina, oltre che dal circuito turistico, anche per una visita di lavoro, di cure, di studio, di shopping, di svago, per chi si imbatte da quelle parti.

Sembrerebbe una strategia ben precisa, pur rischiando di essere puerilmente qualificati come complottisti, se non fosse per alcune assurde dichiarazioni di chi gestisce quella strada che, per certi versi, insinuano sospetti, allorquando si afferma che Chieti, diversamente dalle vicine Pescara, Popoli o Manoppello non rientra in un obiettivo di itinerario internazionale, come si evince dalla risposta scritta ad una chiara interrogazione sui motivi che inducono a non indicare, con opportuno cartello stradale, la città teatina.

Oggetto: segnalazione cartellonistica

In merito alla Sua segnalazione con numero 283720,

Le comunichiamo che, l’intersezione descritta nella Sua segnalazione, è parte del Raccordo Autostradale 12 Ch-Pe, che essendo classificato raccordo autostradale è soggetto alla normativa vigente prevista per questo tipo di arteria.
Poiché i segnali di indicazione sono riferiti ad “itinerario internazionale”, le relative apposizioni sono state ritenute prioritarie per l’utenza.

La ringraziamo per aver contattato L’Ufficio Relazioni con il Pubblico di ANAS S.p.A.

A distanza di alcuni mesi dalla lettera-segnalazione, è stato poi inserito il segnale stradale mostrante la direzione per Cepagatti, all’interno della stessa cartellonistica ad itinerario internazionale, mentre continua a mancare l’indicazione per Chieti, se non fosse per una scritta più che sbiadita ed illeggibile sull’asfalto.

Tutto questo suona alle orecchie teatine come un’offesa alla nostra intelligenza ed un insensato supplizio, visto che la negletta Chieti potrebbe ben giovarsi ed alla grande,  di un turismo culturale che, al di fuori della regione Abruzzo, è invece ritenuto vero valore e invidiabile risorsa da non celare nel modo più assoluto.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
Marino Valentini on EmailMarino Valentini on FacebookMarino Valentini on Youtube

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *