DAL TEMPIO ALLA CATTEDRALE: UNA STORIA SU TEATE…

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Questa è una storia, è un racconto, qui si narra del monumento più importante di Teate, qui si racconta della Cattedrale di S. Giustino nel giorno della commemorazione del Santo Patrono della città di Chieti. E’ una storia basata su pochissimi fatti storici e su dati archeologici pressoché inesistenti: è una storia che si confronta con qualche dato storiografico e sull’interpretazione del monumento e del sito che lo ospita.

E allora, buona lettura!


24 agosto del 1163 A.U.c. (Ab Urbe condita, corrispondente al 410 d.C., ndr), la punizione divina si è abbattuta su Roma: Alarico e i suoi Visigoti sono definitivamente entrati nella città dei grandi condottieri, in quella degli imperatori soldati o degli imperatori visionari, nella città ormai quasi completamente cristianizzata dalla presenza di luoghi di culto legati ad apostoli e martiri!

Benché i danni materiali perpetrati alla città non siano stati enormi, l’eco della violazione del sacro suolo, rimasto intatto per 800 anni da eserciti stranieri, è giunto in tutto il mondo romano e anche al di fuori di esso. I Padri della Chiesa cristiana, Girolamo e Agostino, hanno scritto del grande evento e, come tutti i Cristiani, ne sono palesemente scossi.

Teate, l’antica Teate Marrucinorum, ancora municipium dell’impero, ancora lontana dalle grandi invasioni, vive nella sua realtà priva di slanci e passionalità. Le famiglie patrizie, eredi delle grandi famiglie che avevano fatto grande Teate, conservavano le loro tradizioni pagane, trascorrono la giornata guidando i propri affari in declino, qualche ora alle terme, alle assemblee nella Curia senatoriale, alle funzioni nei templi, officiando i classici riti religiosi presso i luoghi sacri nel piccolo foro e presso il Grande tempio sul Colle Gallo.

I Cristiani, invece, hanno stabilito due aule di culto nella città: una presso l’abitazione del liberto di origine galla Segovax, appena fuori l’Anfiteatro, sulla strada parallela al diverticolo urbano della consolare Clavdia Tibvrtina Valeria; Segovax ha riservato una ampia sala al pianterreno della sua insula, decorandola con raffigurazioni e affreschi dedicati al Cristo e agli Apostoli. L’altra aula di culto cristiana si trova presso la villa fuori le mura della patrizia Licinia Lucretia della famiglia romana degli Albinii, arrivata a Teate prima dell’assedio barbaro.

Foto di Daniele Mancini

Il tempio sul Colle Gallo è maestoso: dedicato ai Dioscuri è meglio noto come Tempio dei Càstori e si ispira all’omonimo tempio eretto nel Foro di Roma intorno al 269 A.U.c. (484 a.C., ndr); come tutti i maggiori monumenti del municipium marrucino, è realizzato in opera mista di laterizi e opus reticulatum, stuccato e opportunamente decorato tra gli anni 820 e 843 A.U.c. (67 e 90 d.C., ndr).

Sopraelevato su alto podio, accessibile da una scalinata frontale, con la facciata che guarda la vallata del fiume Aternum, il retro è addossato a un muro di recinzione; è privo, dunque, del colonnato e solo anteriormente presenta 6 enormi colonne di  marmor carystium (marmo cipollino, ndr) giunte appositamente dall’isola di Eubea. Largo circa 25 cubiti (quasi 12 metri, ndr) e lungo oltre 35 cubiti (quasi 18 metri, ndr), poggia su un terreno misto di argilla e sabbioni di arenaria. Attorno, una serie di domus patrizie, sfarzose e ricche di pavimenti musivi e affreschi! Una di questa era l’abitazione dell’unico e ultimo pontifex teatino, Lucius Coelius Pivs.

Purtroppo la situazione dei templi pagani è veramente disastrosa: l’amministrazione municipale non dispone dei fondi necessari alla semplice manutenzione e da Roma, ormai, non si ricorda da quanti lustri non arrivano denari per curare i templi dell’antica religione di Stato. L’unico in possesso di ingenti somme di denaro all’interno di Teate era il Vescovo Donatvs. Questi, all’indomani dell’arrivo delle notizie sul Sacco di Roma non perde tempo e presenta la sua offerta ai Consoli Marcius e Livio: acquisire, dietro simbolico compenso, i monumenti templari pagani per realizzarvi dei templi cristiani e, nel Tempio dei Càstori, la Nuova Basilica di Teate!

Donatvs è il secondo vescovo della giovane diocesi teatina, succeduto a un santo uomo di nome Iustinus che ha guidato i fedeli cristiani di Teate per quasi vent’anni. Questi ha avuto un notevole seguito tra la popolazione, cristianizzando il municipium di Teate con enorme sacrificio e abnegazione, combattendo i venti dell’eresia ariana che soffiavano sulla città.

Nonostante l’Editto di Teodosio (395 d.C., ndr) avesse inibito l’uso dei templi pagani e decretato la fine delle manifestazioni pubbliche pagane, a Teate resiste una consistente frangia della popolazione che non ha interrotto riti sacri e giochi nell’Anfiteatro! Ma la sicurezza pubblica ha preso il sopravvento: i templi sono quasi fatiscenti e l’anfiteatro è ormai diventato una cava di materiali utili per costruire o riparare le private abitazioni: i materiali da costruzione sono troppo costosi da far giungere nuovi e, allora, i monumenti in disuso provvedono  alla bisogna.

I Consoli cedono, quindi, i templi al Vescovo e chiudono definitivamente l’Anfiteatro al pubblico!

Ricostruzione dell’area dei Tempietti romani in epoca imperiale

Nell’area del Foro, i Templi gemelli sono dedicati ai Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo. Di fianco, il terzo edificio viene consacrato al Salvatore. Sul Colle Gallo, invece, la nuova basilica è riparata in nome della Sacra Vergine Maria, Madre di Cristo.

Il Vescovo Donatvs finanzia immediatamente la riparazione dei tetti, realizzando nuove resistenti coperture a capriate! Invita delle maestranze romane a realizzare gli impianti decorativi delle nuove chiese teatine che in collaborazione con i mastri architetti locali, dirigono gli artigiani nella sistemazione dei nuovi luoghi di culto.

Il nuovo edificio basilicale, secondo un tipo caratteristico a Roma, presenta una lunga e alta navata centrale, fiancheggiata da due navatelle laterali; termina con un’abside semicircolare. L’edificio è preceduto da un cortile a quadriportico e sulla facciata si aprono una serie di arcate con i portoni di ingresso. Un presbiterio antistante l’abside, delimitato da un recinto di plutei e cancelli in pietra, realizzati dalle maestranze romane, contiene l’altare e la zona riservata al clero. Come il tempio precedente, la nuova basilica non passava inosservata, proclamandosi, con orgoglio, il simbolo della nuova religione di Stato a Teate. All’interno, una piccola cripta ipogea con le venerate spoglie del Vescovo Iustinus,  è stata ricavata da un’antica cisterna.

L’arrivo dell’orda visigota non provoca distruzioni ma solo feroci depredazioni: l’accortezza di Donatvs e di qualche bravo cittadino, salvano il tesoro della nuova basilica ma le ultime ricchezze delle nobili famiglie, finiscono in mano barbara.

Qualche decennio dopo, con l’arrivo di Teodorico in Italia ( 489 d.C., ndr), le sorti di Teate migliorano e la città beneficia del nuovo sistema di governo ostrogoto: ripristino del servizio dell’annona e delle distribuzioni gratuite di grano, rimessa in vigore di alcuni spettacoli circensi, programma di riqualificazione urbana per tutti gli antichi municipia imperiali.

Nel frattempo, le abitazioni circostanti la basilica si trasformano in ambienti ecclesiastici: la schola cantorum, uno scriptorium, unico su questa sponda dell’Adriatico, abitazioni per diplomatici, clero e funzionari amministrativi della diocesi.

La Basilica della Sacra Vergine Maria, Madre di Cristo viene mantenuta in continuo splendore. La città viene anche dotata di uno xenodochium per ospitare e assistere stranieri o forestieri, affiancato da un titulus dedicato a Sant’Agata, la santa protettrice delle popolazioni gote.

Ma la ventennale guerra con i Bizantini (535-553 d.C., ndr) porta a un repentino decadimento generale: la città passa in mano greca, vivendo momenti drammatici, riprende uno spopolamento dell’urbe, ormai senza risorse, con conseguente drastica riduzione della macchina amministrativa civile e religiosa.

Ma il governo bizantino, al contrario della capitale romana dove i monumenti subiscono un’ondata di ristrutturazioni e decorazioni alla maniera greca, non tiene affatto in considerazione delle città di provincia. Nei pochi decenni di presenza, le guarnigioni bizantine spolpano il territorio e rendono la Cattedrale quasi un fatiscente monumento. Solo il Vescovo Venanzio, grazie alle proprie risorse, provenienti dal territorio della sua diocesi, riesce a sfamare la popolazione e ad apportare le opportune manutenzioni ai monumenti civili e religiosi.

Il progressivo abbandono dell’acropoli e il conseguente sviluppo del quartiere attorno alla Cattedrale, rafforza il potere del vescovo e dell’autorità religiosa in generale. Attorno alla chiesa nascono nuove istituzioni per far fronte ai crescenti compiti che la chiesa stessa assume nei confronti della comunità: compiti impartiti prima dal governo centrale di Bisanzio e poi da una nuova popolazione che invade il territorio: i Longobardi!

In questo periodo si rompe definitivamente il legame di Teate con Roma, dopo secoli di reciproca unione culturale, militare, politica e religiosa. Le cruente battaglie tra i Longobardi e i Bizantini, il definitivo allontanamento di questi ultimi,  l’eliminazione di buona parte dell’aristocrazia latina e greca con l’occupazione delle terre e l’acquisizione dei patrimoni, legano Teate a uno dei ducati del nuovo Regno Longobardo, il Ducato di Benevento.

Per un periodo il locale Dvx, Astolfo, riesce a beneficiare dei favori della  poca popolazione: il merito si deve al consistente approvvigionamento dei granai locali, riforniti dall’aumento della produzione agricola nei territori circostanti, grazie al consolidamento delle locali farae.

Il nuovo vescovo, Paolino, riesce, invece,  grazie alle ricchezze delle sue rendite terriere, a sfamare malati, bisognosi e pellegrini. Insieme, Astolfo e Paolino, contribuiscono ad erigere una piccola chiesa dedicata a San Lorenzo, posta a ridosso delle mura orientali, a sancire la definitiva conversione longobarda al Cattolicesimo. Dopo il primo periodo di dominazione longobarda, la chiesa si riempie delle sepolture di personaggi di un certo rilievo, appartenenti al ceto dominante germanico, ormai padrone della città.

Ipotetica ricostruzione della II fase della Cattedrale

La Basilica della Sacra Vergine Maria, Madre di Cristo, ormai divenuta cattedrale, in seguito ai terremoti recenti, subisce una totale ristrutturazione conservando l’originario impianto protocristiano di base. Il Santo Tommaso, al quale era stato dedicato lo scriptorium, assume la carica di santo titolare della nuovo e più importante centro religioso e di potere teatino! Il terremoto, purtroppo, ha cancellato tutte le decorazioni realizzate alla maniera bizantina: splendidi mosaici dorati e deliziosi affreschi, simboli della crescente religiosità ma anche delle continue lotte per il potere religioso in seno alla Chiesa madre, a Roma.

Durante il periodo longobardo, a Teate regna una calma relativa: il territorio circostante è ancora centro di scaramucce con i contingenti bizantini che, però, non riescono a tornare in possesso della diocesi teatina. I Vescovi che si succedono acquisiscono maggiori funzioni e Ducis e Gastaldi nulla possono contro il consolidato strapotere religioso. La tendenza all’autosufficienza alimentare è comunque accompagnata da un deterioramento dell’impianto materiale della città, che si manifesta sia nella rarefazione dell’abitato e nella comparsa di orti e colture agricole su terreni all’interno dell’impianto murario, sia nel degrado delle chiese , incluso i templi gemelli, e dei palazzi civili, che necessitano di urgenti restauri.

Ma all’orizzonte si prospettano ulteriori stravolgimenti per l’intera penisola italica e Teate stessa. Il Papa, stretto d’assedio dall’intrepido Re longobardo Astolfo, chiede aiuto a una nuova entità politica e militare proveniente dalla Gallia, anch’essa di stirpe germanica, il RegnoFranco. Seguono anni di battaglie e solo Carlo Magno riesce a sottomettere in modo definitivo i Longobardi assumendo il titolo di Rex Francorum et Langobardorum.

Le lotte di potere coinvolgono anche Teate e nel settembre del 801 d.C. la città capitola inesorabilmente sotto il pugno franco e viene annessa al Ducato di Spoleto, ormai un dominio del nascente impero europeo franco. La città è depredata, tutte le famiglie longobarde massacrate o deportate e tutti i monumenti legati al vecchio potere, distrutti e rasi al suolo: archivi, chiese, residenze e, soprattutto, la Cattedrale! Nulla ha potuto il Vescovo Grimoaldo, visto dai Franchi come un “cliente” del supremo Dux beneventano.

L’archivio di Teate,  con secoli di codici, migliaia di volumen e complesse pergamene, distrutto! I rapporti epistolari con Roma, le copie delle leggi degli ultimi 1000 anni, andati in fumo, distrutti da una barbarie senza eguali per l’antico municipium italico. Con tutto questo, la Cattedrale ha subito la medesima sorte.

La ricostruzione della Cattedrale

La nuova amministrazione, la nuova Contea di Teate, il nuovo Conte franco Aldo, il Vescovo Teodorico, fratello di Aldo, si sono immediatamente adoperati per ricostruire la Cattedrale di San Tommaso e della Sacra Vergine Maria; istituiscono una nuova schola cantorum e un rinnovato e funzionale scriptorium, affidato al maestro Giselpertus. Anche le Chiese gemelle dei S.S. Pietro e Paolo presso il foro piccolo sono tirate a lucido e restaurate sugli antichi templi romani: qui, gli affreschi greci sono devotamente protetti e non hanno subito danni per il sacco franco.

La Cattedrale sfrutta ancora il solido basamento rialzato del tempio romano e dell’antica chiesa. Continua a svettare sulla città, visibile dall’intera valle dell’Aternum. L’influenza chiesastico-basilicale romana è ancora evidente e l’impianto ricalca quasi quello dell’antico monumento protocristiano distrutto. Alcune influenze architettoniche giunte con i Franchi (portale strombato e loggette poste in facciata), rendono la chiesa un piccolo capolavoro dell’intera diocesi, pari solo all’Abbazia di San Clemente a Casauria.

Teodorico è un vescovo volitivo e, dopo importanti consultazioni, il 7 maggio dell’842 indice una sinodo  per il riordino del clero e degli organismi curiali distrutti;  coglie l’occasione per dedicare la Cattedrale al primo vescovo teatino Iustinus, il Santo Giustino: la Basilica diviene, così, la Cattedrale di San Tommaso Apostolo e San Giustino Confessore.

In seguito… in seguito le fonti sono molto più chiare e non è necessario fare ricorso a nessun espediente per ricostruire la storia del monumento più importante della nostra splendida città!

Daniele Mancini

Foto di copertina di Paolo Rapposelli

Daniele Mancini
Archeologo tuttofare, nasce a Chieti, il 18 luglio del 1967, durante quell’estate che sarà ricordata come la “summer of love”. Dopo aver partecipato alle attività economiche di famiglia, nel 2008 si laurea in Scienze dei Beni Culturali, indirizzo archeologico. Nel frattempo matura la sua esperienza archeologica con campagne di scavo e ricognizione in Egitto, Libia, Cipro e in Abruzzo, a Chieti, Capestrano e Alba Fucens. Laureando nella Magistrale di Beni Archeologici e Storico Artistici, lavora in proprio anche nel settore dei lavori pubblici. Tre adorabili figli, Costanza, Ferdinando e Dèmetra, sono la gioia della sua vita.
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