DARK SIDE OF THE BUCK

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La luna. È lì. Sappiamo che è lì anche quando è celata alla nostra vista.

La sua presenza è rassicurante. Una luce chiara nel buio dell’universo quando la nostra stella va ad illuminare altri continenti. Un punto di riferimento dell’equilibrio cosmico.

Fonte di emozioni e sentimenti quando incornicia i nostri panorami notturni.

Rassicurante e misteriosa considerando che nel tempo siderale ha nascosto la sua “parte oscura” fino a quel fatidico 24 dicembre 1968 in cui, per la prima volta, un uomo vi pose lo sguardo, esplorandone le superfici sconosciute.

Dario Di Luzio

Scendendo ad una dimensione più vicina all’umana percezione, in luoghi a noi familiari, possiamo affermare per analogia che la luna sta alla terra come Bucchianico sta a Chieti.

Bucchianico è li. Sappiamo che è li anche quando è celata alla nostra vista. Quando si apre la finestra di casa, quando si cammina per le vie esterne, quando si bivacca sul belvedere della Villa Comunale, Bucchianico rappresenta una presenza rassicurante. Un punto di riferimento del territorio teatino.

Rassicurante e misteriosa considerando che gran parte degli abitanti di Chieti non hanno mai posato lo sguardo sulla sua faccia nascosta, la sua parte oscura.

Sarà che le principali vie di comunicazione non passano alle sue spalle in modo da definirne una visione complessiva. Sarà perchè la sua immagine nella coscienza collettiva è quella fissata negli stereotipati panorami teatini.

Bucchianico. Un paese che da tempi immemorabili festeggia la beffa della “ciammaichella” nei confronti dei Chietini assedianti. Un paese che ha fatto del suo santo patrono dei malati una icona mondiale. Un paese che negli anni Settanta ha aggiunto un indigesto ed inutile bubbone al suo skyline.

Non avendo, verosimilmente, la possibilità di raggiungere la Luna ci si avventura in orbita intorno a Bucchianico con astronavi terresti (a pedali e due ruote) scoprendo territori sconosciuti e prospettive inedite. Si percorrono sentieri e tracciati segnati da querce e ulivi (e creature ringhianti al seguito). Si viaggia in un rural-space dai contorni sinuosi e dagli odori intensi punteggiato da sedimenti di edilizia popolar-geometrale. Si percepisce il complesso sistema di campi e collegamenti, di fossi e tralicci per poi bagnare i piedi nelle acque dell’Alento.Ma si può trarre qualcosa da queste brevi e un po’ strampalate riflessioni? Semplicemente che forse non è sufficiente guardarsi intorno. E’ necessario guardare intorno alle cose, guardare oltre alle cose. Esplorare criticamente il mondo che ci circonda, superando i confini dell’ovvio e dell’assodato.

Possiamo così aprire noi stessi a prospettive diverse, a nuove visioni che vanno oltre ciò che il quotidiano ci offre per essere aperti ad esperienze sensoriali ed emozionali alle quali la “forza di gravità”, normalmente, ci impedisce di approdare.

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Una risposta a “DARK SIDE OF THE BUCK”

  1. Bravo Dario. Uno scritto misurato, dolcemente amaro, riflessivo, introspettivo, con qualche garbato spunto umoristico. L’equazione Luna:terra=Bucchianico:Chieti, ci impegneremo nel tempo assegnatoci a applicarla anche (eventualmente) alle incongruenze Pescaresi e alle lune, Pescaresi, con gli scorci, le vie, le visuali che, comincio a rassegnarmi, dovrò lasciare come si sono create, senza poter intervenire per riportarle a come erano. San Cetteo splende di rame e i panni sul bridge sono quasi asciutti, mancano le mollette, suggerisco quelle di legno, di una volta e queste parole sulla “Teatinità” mi aiutano a scrollarmi di dosso quella leggera polvere ferragostana, che ho fuggito con tutto il cuore, nascondendomi dietro qualche libro e centellinando una individualità della quale mi sono sanamente nutrito, senza arrivare a chiamarla “solitudine”. Confusione e da domani, senza tener conto della (amatissima) Luna, si ricominceranno a sentire sciocchezze sull’umanità e i suoi derivati, fenomeno che ci porterà, previo passaggio presso le detestate zucche, verso un Natale a scartamento sempre più ridotto. Consolante lo sguardo comune e sapere che in tutto ciò che ci illudiamo di vedere e sapere c’è sempre una parte che ci viene celata, per tenere viva la speranza, l’immaginazione, perché la realtà ha come scheletro proprio questa e forse la luna possiede solo una faccia. Ma una per ognuno di noi. Un giorno vi racconterò ciò che vedo io da qui…

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