ENTRO IL 2100 PRENDEREMO L’OMBRELLONE A CHIETI?

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Come si stava a Chieti negli anni ’80, parlando di economia famigliare? Come nel resto del Paese, quando gli italiani stavano relativamente meglio di oggi e c’era spazio anche per accantonare una parte del proprio reddito, per destinarla al risparmio remunerato che, complici i favorevoli tassi d’interesse a doppia cifra, riusciva man mano ad ingrossarsi, in modo tale che si potesse avverare per molte famiglie quello che da sempre rappresentava il sogno nel cassetto, ossia l’acquisto della propria casa. Invero per non pochi fortunati, oltre a vedere concretizzato il sogno nel cassetto, si riusciva anche a realizzare il sogno proibito: la seconda casa, quella per le vacanze, soprattutto al mare.

Ad esempio, va ricordato che, da più di qualche decennio a questa parte, nei tre mesi estivi la città di Chieti si svuota per riversarsi in quella che rappresenta la città balneare teatina, cioè Francavilla al Mare, al punto che spesso nelle passeggiate lungo la spiaggia, per la gente che si incontra, sembra di dover ripercorrere le “vasche” lungo il Corso Marrucino.

Era accaduto che negli anni ’70 ed ’80 era diventata quasi una moda quella dei teatini di comprare casa a Francavilla, una circostanza di lunga durata che è pure servita a specificare un ceto borghese teatino agiato che poteva godere di tale opportunità e per i lavoratori teatini che spostavano in quei mesi l’abitazione a poco più di dieci chilometri, anche se non si era in ferie, era come stare in vacanza per tre mesi di seguito.

Il caso di Chieti è indicativo perché ci riguarda localmente ma un investimento di tale natura si è replicato, un po’ in tutta Italia, con analoga modalità. Insomma pensavamo di aver raggiunto un senso di serenità mai provato prima, con gente che vedeva soddisfatti i propri bisogni consumistici, innescanti un circolo virtuoso, all’interno del quale tutti, produttori e consumatori, potevano ritenersi appagati ma non avevamo fatto i conti con un sistema che era stato pompato a forza, all’interno del vivere quotidiano delle famiglie: in gergo la bolla!

La bolla speculativa, a forza di gonfiarsi, esplose e cominciò a mietere le prime vittime in campo bancario e poi, con un devastante effetto domino, anche sull’intero tessuto produttivo fino alle famiglie: la crisi era cominciata.
Da allora non ci siamo più rialzati e il sogno principe che era divenuto realtà, cioè la casa, è diventato una zavorra difficile da gestire perché, alla rata del mutuo, si sono aggiunte tasse che colpiscono le mura dell’abitazione come un ariete da sfondamento ed i tanti sofferti sacrifici rischiano di svanire nel nulla, da un momento all’altro, se la crisi, che è spietata e non fa sconti, dovesse colpire anche chi aveva pensato di essere immune dalle difficoltà economico finanziarie.

Oggi, pertanto, si ragiona all’opposto e a nulla valgono i tentativi messi in atto dalle banche di far stipulare mutui con tassi d’interesse inimmaginabili fino a qualche tempo fa e che non arrivano nemmeno all’1,5%. La casa non è più oggetto del desiderio e chi l’ha comprata cerca di disfarsene in tempo utile ad un prezzo ancora vantaggioso, prima che lo stesso scenda a valori di svendita, anche perché il mercato immobiliare ordinario, passata ormai la fregola innescata dalla bolla speculativa, risulta pure inesorabilmente contaminato da quel parallelo mercato giudiziario che è saturo di immobili pignorati e da vendere, notevolmente svalutati, ai pubblici incanti.

E la casa al mare? Per la casa che abbiamo voluto comprare direttamente in spiaggia, perché faceva figo e ci permetteva di evitare di prendere in affitto la casa altrui per le nostre vacanze estive, sorge adesso un altro problema ed è un problema serio, visto che ci arriva direttamente dagli scienziati del pianeta.
Se l’innalzamento degli oceani da mutamenti climatici è un fatto ormai acclarato ed investirà tutte le città costiere della Terra, è invece ancor più preoccupante la circostanza che ogni anno i ricercatori siano costretti a rivedere le loro ipotesi ma in termini sempre più disastrosi, alzando, da un lato, i metri dell’accrescimento delle acque ed abbassando, dall’altro, il numero di anni che ci separano dagli eventi catastrofici.

Di fronte a questo scenario si pone la tremenda decisione di dover abbandonare per sempre la propria casa per rifugiarsi altrove ed evitare di essere inghiottiti dal mare. Uno studio eseguito da ricercatori americani ha stabilito che negli USA, nel corso dell’attuale secolo, circa due milioni di case correranno il rischio di essere sommerse e la speranza è quella di non essere costretti, nei prossimi anni, a rivedere tali stime in peggio.

L’abbandono delle case, nondimeno, è fatale realtà se pensiamo che già cinque isole nel Pacifico dell’arcipelago delle Salomone sono state ormai interamente sommerse ma non è il solo caso; a Shishmaref, una cittadina dell’Alaska che sorge a nord dello Stretto di Bering, i cittadini hanno dovuto assumere la dolorosa decisione di abbandonare l’intera città per trasferirsi verso l’interno, abbandonando le loro abitazioni: le onde stanno progressivamente erodendo la costa e il mare continua ad innalzarsi per lo scioglimento dei ghiacci del Circolo Polare Artico. Il problema non riguarda solo le terre in corrispondenza dei Poli: l’Isle de Jean Charles, un’isola della Louisiana a cinquanta miglia da New Orleans, popolata da una tribù di pellirossa, è stata condannata al definitivo affondamento visto che la stessa, a metà del secolo scorso, misurava 18 km per 8 km, mentre oggi l’isola si è ridotta a tre soli km in lunghezza per mezzo km in larghezza.

Anche l’Italia sarà interessata dal fenomeno e, parlando di casa nostra, se è certo che l’effetto serra ed il riscaldamento globale innalzeranno il mare Adriatico lungo la costa abruzzese, non è dato sapere quando questo evento assumerà proporzioni preoccupanti, tali da assumere la drastica quanto triste decisione dell’esodo di massa verso l’interno: città litoranee che si sviluppano soprattutto nella parte a livello del mare come Giulianova, Roseto, Pineto, Silvi, Montesilvano, Pescara e Francavilla sarebbero destinate a sparire, mentre le spiagge di Ortona, Vasto e San Salvo, indietreggerebbero verso la propria città alta e città dell’interno, come la stessa Chieti, diverrebbero di colpo località balneari.

Ciò che colpisce in questa vicenda è il fatto che non si cerchi di prendere consapevolezza di quello che sembra un ineluttabile destino che sembra segnato per tante città, in assenza di rimedi per contrastare gli effetti climatici della Terra, di cui siamo noi stessi artefici, a causa dei gas serra immessi nell’atmosfera.
Anzi ci si comporta all’esatto opposto, con piani di investimento e programmi infrastrutturali che, ormai da tempo, privilegiano le aree costiere rispetto a quelle interne e l’effetto prodotto, ormai da tempo immemore, è proprio quello di abbandonare tali aree per riversarsi sulla costa.

In tale ottica si continua, anzi s’intensifica la costruzione di complessi immobiliari direttamente sulla spiaggia e non è un fatto che riguarda solo i privati, visto che sugli arenili si realizzano pure le nuove caserme delle forze dello Stato ed ancora alberghi, residence, palazzi ad uso abitativo e per uffici da vendere a prezzi improponibili, senza preoccuparsi che probabilmente tali immobili, nel giro di cinquant’anni, saranno dei veri e propri beni usa e getta.

Le nazioni hanno più volte dimostrato di non prendere in seria considerazione il problema e, conseguentemente, non si vuole, almeno sin da subito, prendere contezza della gravità della situazione; a questo punto c’è da pensare che, dovrà inevitabilmente scattare il piano due e, quando ciò accadrà, si vorrà solo sperare che i cittadini e soprattutto le istituzioni siano pronti a far fronte ai devastanti effetti di questo disastro di bibliche proporzioni.

Quindi, a ricapitolare le cose, possiamo affermare che la logica attuale di chi gestisce la cosa pubblica, nonostante gli avvertimenti di scienziati e ricercatori, sia quello di continuare quel trend di spopolamento dei paesi dell’interno verso le città rivierasche e di investire milioni e milioni di euro sulla costa, fregandosene di quel che avverrà nel corso di questo secolo.

E’ un po’ la filosofia di colui che vive alla giornata, solo per se’ stesso, che cura il proprio temporaneo orticello, fin quando lo stesso sarà in vita, infischiandosene del mondo e delle persone che lo circondano, finanche dei propri figli. Se tale è la logica imperante, è proprio vero che siamo destinati all’estinzione di massa e non è detto che sia un male, magari ricominciando daccapo, con una nuova mentalità, quella che non siamo oggi in grado di sviluppare.

Si consiglia, soprattutto per gli scettici, di rileggere questo articolo tra cinquant’anni, all’epoca dei rimpianti.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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4 risposte a “ENTRO IL 2100 PRENDEREMO L’OMBRELLONE A CHIETI?”

  1. Si potrebbe già prendere l’ombrellone a Chieti, sarebbe più saggio. Francavilla, finché il mare la risparmia, è comunque un luogo affollato, umido, caldo, orrendamente antropizzato. La casa Francavilla, come detto, fa solo “figo” ma impone sacrifici che il clima di Chieti non impone. Confrontate il clima che c’è alla Villa o alla Trinità in un pomeriggio d’agosto o luglio con l’afa e la ressa ci sono c’è sotto un ombrellone di Francavilla. Il resto viene da sé…

  2. Io una casa al mare, se avessi i soldi me la comprerei non per fare il figo ma per viverci tutto l’anno. Vuoi mettere la mattina quando c’è il fresco fare una bella corsa lungo il mare ! Impagabile. Adesso lo posso fare solo per una 20 di giorni all’anno.

    1. Ripeto, per una serie di motivazioni, soprattutto di ordine economico, l’acquisto di una casa in Italia, al momento, non è un investimento che ripaga. Opinione mia personalissima. Per viverci tutto l’anno sceglierei di prenderla in affitto ma non certamente ai prezzi altissimi degli alloggi di vacanza.

  3. E’ tutt’un altro discorso !!
    Io criticavo la tradizionale “Villeggiatura a Francavilla” che non tiene conto che non c’è più la “mondanità” provinciale della Sirena e non prende nemmeno in considerazione che a Chieti in Agosto c’è meno folla e più aria e che a Francavilla

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