QUANDO GABRIELE D’ANNUNZIO SFIDÒ A DUELLO CARLO MAGNICO

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Carlo Magnico, chi era costui?” verrebbe da chiedersi, per emulare l’incipit del capitolo VIII del romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, che tirava in ballo Carneade.

E’ stato protagonista , 133 anni fa, di un duello diventato storico, perché il suo contendente è stato Gabriele d’Annunzio, che aveva 22 anni e che con la “d” minuscola risulta registrato all’anagrafe pescarese, poi confermata, come “d” minuscola, con il titolo nobiliare, di Principe di Montenevoso, creato motu proprio , nel 1924, da Vittorio Emanuele III Re d’Italia, su proposta dell’allora primo ministro, Benito Mussolini, per il poeta e condottiero della prima guerra mondiale e dell’Impresa di Fiume.

Tutto è cominciato con una nota apparsa sul n. 12 del 27 settembre 1885 sul periodico “Gli Abruzzi”, stampato presso la Tipografia  di Giustino Ricci di Chieti, settimanale del quale era direttore responsabile, Carlo Magnico, il “Carneade” della circostanza. Duello alla sciabola che ne ha segnato il’aspetto fisico, per una ferita che lo ha reso afflitto da calvizie. Senza perdere, comunque, il suo fascino presso le tante donne che ha sedotto e conquistato.

L’articolo, datato Castellammare, 25 settembre 1885, uscito il 27 settembre, prendeva sarcasticamente in giro l’allora sindaco di Castellammare Adriatico, Leopoldo Muzii (38 anni), ma tirava in ballo anche il giovane Vate di Pescara, che veniva, tra l’altro, definito: la gloria del colletto… del figlio spurio di Carducci, figlioccio di Summaruga … ed ancora il piccolo Gargantua della poesia italiana…  Un giudizio certo controcorrente, in un momento in cui Gabriele d’Annunzio era già diventato famoso con la sua opera “Primo Vere”, pubblicata in prima edizione a Chieti, stampato nel 1879 dalla Tipografia Giustino Ricci in Corso Marrucino (c’è una targa che lo ricorda su una colonna dei portici tra ex Banca d’Italia e Palazzo della Provincia), a spese (500 lire) del padre Francesco Paolo (nato Rapagnetta,18311893), il quale aveva acquisito nel 1851 il cognome D’Annunzio da un ricco parente che lo adottò, lo zio Antonio D’Annunzio.

La nota suscitò le rimostranze di Leopoldo Muzii e la ferma decisione di Gabriele D’Annunzio di sfidare a duello il direttore responsabile del periodico.Sul n. 13 del 4 ottobre 1885 del settimanale diretto da Carlo Magnico, è riportata la cronaca dell’avvenimento.

Giovedì 30 settembre nei pressi della Stazione di Chieti ebbe luogo uno scontro alla sciabola tra il nostro Direttore ed il poeta Gabriele D’Annunzio.

In seguito a una corrispondenza da Castellammare Adriatico, inserita nel giornale Gli Abruzzi del 27 corrente, nella quale il sg. Gabriele D’Annunzio credette ravvisare ingiurie a suo carico, il sig. D’Annunzio incaricava i signori Edoardo Scarfoglio e Francesco Paolo Michetti di domandarne ragione all’autore sig. Carlo Magnico.

I signori Scarfoglio e Michetti si trovarono il giorno 29 corrente coi signori Oliva Modesto e S.te E. Nodari rappresentanti del sig. Magnico e si abboccarono all’uopo. I rappresentanti del sig. Magnico dichiararono che il loro mandante, non credendo di dover fare alcuna ritrattazione, si metteva a disposizione del sig. D’Annunzio. Esaurite le pratiche per addivenire a una soluzione amichevole, si convenne di comune accordo di risolvere la questione sul terreno. I padrini del sig. D’Annunzio proposero la sciabola senza esclusione di colpi e col guantone di sala d’armi. Quelli del sig. Magnico, avocando allo sfidato il diritto della scelta delle armi, proposero la pistola.

Non essendosi potuto accordare, rimisero la conclusione della vertenza al giorno seguente. Riunitisi di nuovo il giorno 30 settembre, i signori Scarfoglio e Michetti in nome del sig. D’Annunzio, accettarono in massima il duello alla pistola e  pregarono  i signori Nodari e Oliva di proporre le condizioni. I signori Nodari ed Oliva proposero un colpo col revolver di 9 millimetri, a venticinque passi voltandosi al comando e sparando. I signori Scarfoglio e Michetti accettarono queste condizioni, e in pari tempo invocarono il diritto dell’offeso alla scelta dee armi e proposero in via conciliativa: un colpo di revolver alle condizioni volute dalla parte avversaria ed in caso di non ferite, prosecuzione alla sciabola senza esclusione di colpi. Di nuovo i padrini del signor Magnico respinsero il duello alla sciabola, insistendo sulla pistola e proponendo, ove le condizioni espresse non paressero abbastanza serie, di farle più gravi, ammettendo i colpi fino a tre scemando la distanza fino a quindici. I padrini del sig. D’Annunzio respinsero questo accomodamento, non parendo loro del caso un duello alla pistola a condizioni assai gravi e rigettandone assolutamente uno a condizioni troppo lievi. In ultima via di accomodamento proposero il duello alla sciabola puro e semplice, esclusi i colpi di punta, ma mantenuti quelli di testa. I padrini del signor Magnico respinsero anche questa proposta, dichiarando che non  potevano accettare nello interesse del loro primo un duello alla sciabola senza esclusione dei colpi di testa. Allora i signori Scarfoglio e Michetti vedendo che non era possibile altro accomodamento  accettarono il duello alla sciabola senza guanti, esclusi i colpi di punta e di testa.

In fede di che, venne estesi il presente verbale:

Nodari S.te                                Edoardo Scarfoglio

Oliva Modesto                          F.Paolo Michetti

 

Verbale di scontro

Giusto il precedente verbale alle ore 2 pomeridiane del 30 settembre, i signori D’Annunzio e Magnico si incontrarono in un campo presso la Stazione. Prima che i reciproci padrini cominciassero le formalità d’uso i padrini del sig. Magnico, signori Nodari ed Oliva, rammentarono esplicitamente la condizione da loro espressamente voluta, che i colpi di testa e di punta fossero esclusi come si è detto nel verbale precedente. Messi a posto i due avversari, il secondo del sig. D’Annunzio, sig. E. Scarfoglio, a cui toccò il comando del terreno, ricordò nuovamente le condizioni dello scontro, ammonendo i duellanti del rigido obbligo ad essi incombente di rispettarlo scrupolosamente.

Poi fu dato il segnale dell’attacco. Al secondo assalto il sig. G. D’Annunzio fu colpito alla testa e subito il duello cessò. Immediatamente i padrini del D’Annunzio, signori Scarfoglio e Michetti, si rivolsero a quelli del Magnico, signori Nodari ed Oliva e domandarono che il sig. Magnico chiedesse solennemente scusa al sig. D’Annunzio di aver mancato alle condizioni del duello.

Il sig. Magnico, dolente dell’accaduto, dichiarò che il colpo inferto al sig. D’Annunzio si doveva attribuire al caso ed alla propria imperizia nel maneggio delle armi (cosa questa indiscutibilmente ammessa dai padrini d’ambo le parti) com’era suo dovere. È da notare che il sig. D’Annunzio era situato in terreno più basso, toccatogli in sorte,  ed essendo di statura più bassa del sig. Magnico si trovava in condizione più sfavorevole, e ciò dovette influire sul disgraziato accidente. I padrini del sig. Magnico dolentissimi dell’accaduto, imputabile al mero caso, hanno sentito l’obbligo di manifestare la loro ammirazione per il nobile contegno del sig. D’Annunzio. La ferita riportata dal sig. D’Annunzio è lunga cinque centimetri alla regione fronto parietale destra…., guaribile in 5 giorni.

In base al presente verbale i sottoscritti dichiarrarono esaurita la vertenza con piena  soddisfazione del sig. D’Annunzio.

                    Nodari S.te                                         Edoardo Scarfoglio

                    Oliva Modesto                                    F. Paolo Michetti”.

Il cronista aggiunge che i signori Gabriele D’Annunzio e Carlo Magnico si strinsero lealmente le destre, dopo lo scontro, in segno di piena riconciliazione e che lo stesso venne fatto dai due primi e secondi delle parte avversaria. Una cronaca dettagliata, con andamento a tratti di piccola farsa, di quanto è avvenuto che vale come esemplare documento del modo in cui si svolgevano i duelli in quell’epoca, peraltro all’ordine del giorno, benché vietati. Per Gabriele D’Annunzio, già noto anche per avere pubblicato la seconda edizione di “Primo Vere” a Lanciano nel 1880 e di “Canto Novo” nel 1882, a Roma, dove si era trasferito nel 1881, per collaborare con i periodici dell’editore Sommaruga,  una sciabolata dalle disastrose conseguenze (l’incipiente calvizie a 22 anni) e una stretta di mano per cancellare quell’ingiuria di piccolo Gargantua della poesia italiana. Carlo Magnico, chi era costui?      

Benito Mario D’Alessandro

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