I BANDERESI E LA CONTESA BUCCHIANICO-CHIETI

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Una delle ricorrenze folcloristiche abruzzesi che resiste da secoli è senz’altro la festa dei banderesi che si tiene annualmente a Bucchianico nel mese di maggio.

Va innanzitutto precisato che la festa viene indetta in onore del santo protettore di

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Sant’Urbano

Bucchianico, Urbano I Papa ma, oltre al santo, i coprotagonisti della solennità sono due figure ben distinte che assurgono a ruolo delle più importanti personalità del paese nei giorni della commemorazione: il Sergentiere ed il Banderese.

Mentre la qualifica di Sergentiere è ereditaria ed appartiene alla famiglia Tatasciore Papè e la carica si tramanda da padre in figlio ormai da più di mezzo millennio, l’attribuzione di Banderese è di natura elettiva e viene assegnata in giugno, cioè un anno prima delle festività, con votazione tra le varie candidature delle famiglie appartenenti alle diverse contrade del paese. Il banderese è letteralmente un portabandiera, una qualifica medievale spettante a chi avesse un feudo, che voleva significare avere i denari necessari per mantenere una piccola guarnigione di una trentina di uomini d’arme.

Come visto, il banderese viene eletto un anno prima della festa, cioè il periodo necessario per preparare con congruo anticipo temporale l’organizzazione delle festività che si terranno nel maggio successivo, sin nei minimi particolari. A supportare l’opera del banderese intervengono i famigliari, fino al settimo grado di parentela, che come fedeli vassalli coadiuvano il signore nell’allestimento della ricorrenza.  Il Sergentiere invece è la massima autorità militare, discendente diretto del comandante che, secondo la tradizione, sognò S. Urbano che gli suggeriva la strategia militare per la difesa del paese.

Da tali premesse, sembrerebbe che la festa bucchianichese riguardi un fatto d’arme avvenuto più di settecento anni fa ed infatti la leggenda vuole che ci sia stato uno scontro tra due eserciti, quello di Chieti e quello di Bucchianico, risoltosi in favore di quest’ultimo ancor prima che il conflitto scoppiasse. La leggenda infatti vuole che Bucchianico, assediata dalle truppe dell’esercito teatino, stesse lì lì per soccombere, quando il capitano degli armigeri bucchianichesi, il Sergentiere appunto, avesse dato ordine ai suoi uomini di entrare ed uscire dalla città attraverso le porte per poi velocemente rientrare e riuscire da altre entrate, per ben nove volte (la cosiddetta ciammaichella), dando così l’illusione ai nemici di essere in numero ben superiore all’effettivo. A questo punto i chietini decisero di rinunciare all’assedio.

Di questo fatto non abbiamo alcun riscontro documentale e probabilmente si tratta di un falso storico o meglio di una leggenda, nient’altro che narrazione fantastica ma è pure giusto che tale mito si perpetui nel tempo perché fa parte della tradizione e della cultura del popolo bucchianichese, visto che la verità storica è ben altra e fa riferimento ad una disputa sui confini tra le due città, oltre a soprusi dei teatini consumati in danno dei cittadini di Bucchianico.

Infatti i documenti storici parlano dapprima della distruzione, al tempo di Carlo I d’Angiò, di alcune case nell’agro bucchianichese, al fine di indurre gli abitanti a trasferirsi nella vicina Chieti, poi le continue invasioni teatine, nei territori di campagna del paese confinante, per impossessarsi delle proprietà terriere altrui ed altro genere di angherie che i cittadini di Bucchianico avrebbero subito. Le dispute si risolsero a volte in modo pacifico per intercessione del re ma spesso si arrivava davanti al Giustizierato e quasi sempre la condanna era a scapito di qualche teatino o dell’intera città di Chieti, costretti a pagare delle salatissime multe. In buona sostanza, in quell’arco temporale che va dal XIII secolo a quello successivo numerosi furono i motivi di controversia tra i due comuni e tutti si risolsero in favore della più piccola Bucchianico.

Questa vittoria di giustizia contro il più influente, il più forte, il più numeroso e il più ricco, probabilmente suggerì l’escamotage della leggenda  di sant’Urbano che guidava la minuscola Bucchianico contro la grande Chieti, in una sorta di riproposizione del mito di Davide contro Golia. A volte il progetto folle paga, soprattutto quando si ha l’audacia di credere positivamente nella propria forza anche quando le condizioni oggettive sembrano dire il contrario. George Bernard Shaw diceva: <L’uomo ragionevole adatta sé stesso al mondo: l’irragionevole persiste nel tentativo di adattare il mondo a sé stesso. Perciò ogni progresso dipende dall’uomo irragionevole>: come non dargli ragione?

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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