LA DURA VITA DEI FIGLI D’ARTE

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 Il Piccolo Teatro dello Scalo, diretto dall’amico Giancamillo Marrone, rappresenta per la  nostra città un piccolo spazio con un’alta qualità di produzioni proprie allestite con i soli incassi delle vendite dei biglietti senza sovvenzioni pubbliche.
Negli anni questo piccolo teatro è diventato una grande realtà grazie alla tenacia ed alla passione di Giancamillo e dei suoi attori, amici di vita, avvalendosi anche e sempre di più della collaborazione di altre compagnie nazionali e della partecipazione di eccellenti attori tra cui Emanuele Salce.
Emanuele, figlio di Luciano Salce, cresciuto poi nella famiglia Gassman, ha rappresentato al Piccolo Teatro il suo spettacolo ” Mumble Mumble ” in cui racconta in un crescendo di ricordi intimi, ironici, a volte commoventi, spesso esilaranti, la sua difficile condizione di figlio d’arte.
Attore privilegiato sì, ma oltremodo coraggioso nell’intraprendere la professione dell’attore.
Provate per un attimo ad immaginare quanto possa essere duro superare un grande padre se si sceglie lo stesso settore e quanto lo sia ancor più se i padri da ” onorare ” non sono uno, che già di per sè sarebbe più che sufficiente, ma due…l’impresa, titanica, richiede molto coraggio che ad Emanuele non è mancato nel momento in cui ha deciso di portare in scena il suo ” Mumble Mumble “, dove ci accoglie nel suo mondo intimo, familiare, per raccontarci la sua vicenda personale e di attore attraverso i ricordi dei funerali dei suoi due grandi papà.
Lo spettacolo è stato presentato al Piccolo Teatro dello Scalo, una prima volta nel gennaio 2016, replicato lo scorso novembre e verrà riproposto il prossimo aprile 2018 su richiesta dei tanti amanti del buon teatro che non hanno potuto ancora vederlo.
Nell’attesa di poter nuovamente ammirare e salutare Emanuele Salce ed il co-protagonista Paolo Giommarelli  leggiamo assieme il saluto che egli  ha mandato a noi tutti.

” Sono tornato con grande gioia al Piccolo teatro dello scalo dall’amico Giancamillo, dopo che l’anno scorso la neve non aveva consentito a tutti coloro i quali avrebbero voluto, di vedere lo spettacolo. Il calore di quello spazio e del suo pubblico sono energia vitale per ogni artista e ancor di più (consentitemi un piccolo moto d’orgoglio) per quelli che sono riusciti a conquistare il loro affetto e la loro fiducia. E’ uno scambio alla pari in definitiva: tu ti dai tutto e loro ti restituiscono tutto.

Ho girato molte realtà teatrali negli ultimi sette fortunati anni di “Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte”, assieme all’imprescindibile supporto di Paolo Giommarelli al mio fianco sulla scena, e posso affermare che solo poche, come questa di Chieti scalo, hanno il merito d’aver creato un’aggregazione vera col proprio pubblico, un amalgama necessario non solo allo stare assieme un paio d’ore ma al condividere un’esperienza, delle emozioni, dei valori. Incontrare il pubblico a fine spettacolo e confrontarsi con esso è alla base di un rapporto sano, didattico e civile per fare teatro tutti assieme gettando un ideale ponte fra palco e platea ed evitando di restare inutilmente chiusi nei nostri piccoli universi creandone uno invece più grande collettivo e produttivo. Il merito di questo va a chi, motivato e appassionato, crede ancora in questi valori e, rinunciando a ben più remunerative imprese, investe il proprio tempo e le proprie risorse (quasi sempre troppo poche…) in questa direzione. Sono a mio modo di vedere dei “partigiani” della cultura, una vera e propria resistenza che si oppone allo sfacelo ed alla disgregazione culturale di questo Paese (sempre meno tale), di quelli che fanno ancora teatro per gli altri e non solo per se stessi (e troppi ce ne sono…) o per interessi “altri” per intenderci.

Chieti ovviamente vanta anche altre realtà, fra cui il ben noto teatro Marrucino dove ho avuto modo di venire nel 2009 con “La parola ai giurati” e la stagione scorsa con “Le nostre donne”, un teatro di circuito e fra i più belli d’Italia nei quali è sempre una vera e propria lusinga esservi chiamato a recitare.>>.

Un caro saluto da Emanuele Salce

Rita Valente

Rita Valente
Nasce nel 1960 a Chieti nel rione Sant'Anna dove da sempre risiede.
Già nell'infanzia manifesta interesse per il corpo umano divertendosi a sventrare bambole e pupazzi di pezza per cui, nonostante la passione per lo sport ed un discreto successo adolescenziale nell'atletica leggera che la portano a diventare campionessa regionale di salto in lungo, decide di intraprendere gli studi in medicina e di dedicarsi in seguito alla ricerca genetica. I geni sono la sua passione... e non solo quelli cromosomici!

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