LA PROSTITUZIONE A CHIETI (terza parte, dalla legge Merlin ad oggi)

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La legge Merlin chiuse definitivamente 560 bordelli ma lasciò senza un lavoro regolamentato dallo Stato e dai controlli sanitari, circa tremila prostitute che si riversarono sulle strade italiane.

Caratteristica principale della legge fu la depenalizzazione della prostituzione volontaria e da quel momento le donne potevano diventare impresarie di se’ stesse. Infatti ancora oggi la prostituzione non è un reato mentre lo è il suo sfruttamento e la sua costrizione da parte di terzi. A Chieti non risulta esistere al momento  una prostituzione di strada, quella che si palesa in alcuni centri viciniori della costa, specialmente la prostituzione che impiega ragazze immigrate, quale ideale eredità delle antiche romane  ambulatrices (passeggiatrici) o delle noctilucae (lucciole) ma non è escluso che il meretricio teatino venga eseguito con modalità prettamente domestiche come lo era certamente negli anni ’60 e ’70, a gestione famigliare, all’interno di abitazioni nella zona di Porta Pescara, in quella di Sant’Antonio, ma pure in quella di Madonna degli Angeli. La legge Merlin chiudeva il mezzo attraverso il quale veniva esercitata la prostituzione ma non la eliminava certamente ed essa, sia pur clandestinamente, seguitava a sottostare all’implacabile legge della domanda e dell’offerta: la clientela continuava ad esistere e chi voleva rispondere a cotanta richiesta, in tema di amore prezzolato, vide spalancato un nuovo universo economico, per certi versi privo di regole.

Angela Merlin.

L’impatto sociale della legge voluta da Angela Merlin,  tesa alla salvaguardia della donna e della libertà della medesima contro ogni forma di sfruttamento e di organizzazione della prostituzione, poteva costituire, sia pure in forma indiretta, la fine del meretricio ma nella Chieti degli anni ’60, come altrove, sembrò produrre l’opposto effetto, al punto che c’era un detto in voga in quegli anni, riservato a chi cercasse amore mercenario, secondo cui le case della nuova prostituzione si potevano trovare in ogni via di Chieti, dai numeri dispari in su e dai numeri pari in giù!  E’ chiaro che si tratta di fantasiose esagerazioni ma è pur vero che i casini domestici spuntavano come funghi e tre episodi relativi alle stesse meritano di essere citati.

Il primo fatto si riferisce ad un casino domestico, sito in un vicolo nei pressi della chiesa di Sant’Antonio, dove avvenne un fatto di sangue per cui la donna che si stava prostituendo venne accoltellata a morte da un giovane che veniva da un paese vicino: frotte di cittadini si accalcarono presso l’aula del tribunale teatino per assistere al dibattimento per la causa di omicidio e non pochi sospetti si addensarono sul possibile movente di un delitto su commissione ordinato da un signorotto della città, già frequentatore della casa.

O ancora, simpatica fu l’ostinata insistenza dello strillone del Messaggero che per una settimana di seguito ripeteva sempre lo stesso titolone nella cronaca di Chieti del suo giornale, che annunciava l’irruzione delle forze dell’ordine all’interno di un bordello famigliare nel quartiere Madonna degli Angeli e la chiusura della pelleria (dal dialetto chietino pellara cioè prostituta), come il volgo teatino soleva chiamare le abitazioni adattate a postriboli clandestini… tutti i particolari in cronaca: inutile dire che il giornale in quella settimana fece sold out presso le edicole teatine.

Il terzo episodio è senz’altro più comico e riguarda una donna che, per necessità, si era data alla prostituzione; la stessa abitava nel quartiere di San Gaetano, proprio il Gaetano che fondò l’ordine dei Teatini, da cui derivò la chietineria e tutto il rigore moralizzatore dei costumi, ma la donna era evidentemente poco sensibile all’afflato della chietineria e si era perciò messa a fare il mestiere. Mancava però chi potesse fruire dei suoi servigi a pagamento, perciò la donna ritenne che, lì dove abitava, non era un buon luogo per attrarre clientela e perciò cominciò a frequentare la zona tra San Giustino, la pescheria pubblica e il Tribunale. Lì di gente ne passava parecchia e di ogni condizione sociale e decise che non poteva guardare neanche troppo per il sottile, accettando tra i compratori della sua pelle anche quelli meno raffinati. Capitò perciò che, un giorno, un contadino, arrivato in città in groppa ad un asino, volesse bearsi delle grazie della donna e, concordato il prezzo, si diressero entrambi nell’abitazione di lei in largo San Gaetano. Parcheggiato l’asino nella piazzetta, i due entrarono in casa per consumare ma il somaro, legato e lasciato solo in un posto a lui sconosciuto, iniziò a emettere ragli in un crescendo sempre più assordante; inevitabili furono le proteste degli altri abitanti del luogo che inveirono contro il povero asino, chi l’aveva lasciato lì e chi stava intrattenendo il parcheggiatore equino. Insomma, per farla breve, il focoso contadino fu costretto, col consenso della prostituta, a condurre in casa il ciuco che poco dopo cessò di ragliare per poi uscire dall’improvvisato lupanare con in groppa il contadino, tutti e due soddisfatti!

Oggi il meretricio non di strada pare dispensare lo stesso diversificato livello e ce ne sarebbe pure per tutti i portafogli: certa prostituzione, sempre di matrice straniera, è abile trasformarsi in taluni locali notturni (night) o, a tutte le ore, in non pochi centri massaggi, soprattutto quelli a cliché orientale. Ma a preoccupare maggiormente le professioniste c’è una tendenza, che pare in aumento, di casalinghe insospettabili e soprattutto studentesse fuorisede che rubano il “mestiere” a chi batte abitualmente. Le cifre parlano di un non trascurabile 30% di queste novizie nell’intero universo della prostituzione. Le modalità? incontri a domicilio, web cam, social, alberghi in periferia, etc. Già, perché c’è anche un nuovo modo di vendere il proprio corpo e consiste nelle porno videochat e nelle sexy netcam, dove il web ha preso decisamente il sopravvento di una nuova avanzata forma di prostituzione “tecnologica”. La rete è oggi necessaria alla prostituzione come il pane, non solo quella voyeuristica ma anche per quella tradizionale e visto che il mercato si evolve con internet, anche il sesso a pagamento fa altrettanto; nascono così i siti di incontri dove scegliere l’intrattenitrice (o l’esperta in massaggi) che ha pubblicato autonomamente l’annuncio… anche nella città teatina e basta andare sul sito web  Bakecaincontri Chieti  per accorgersene e per trovare ciò

che il cosmo sessuale umano può dispensare: donne, uomini, gay, lesbo, bisex, trans, teens, milf, sadomaso, fetish, etc. Possiamo forse escludere che tali annunci, pur individuali, facciano piuttosto parte di una attenta organizzazione che provvede a tutto, dalla A alla Z? E ci sono pure i tripadvisor del sesso che recensiscono questa o quella prostituta: è proprio vero che i tempi sono cambiati e l’amore mercenario, condotto con metodi di 20/30 anni fa, rischia di stare fuori dal mercato. Fecero poi scalpore qualche anno fa le dichiarazioni di una studentessa fuori sede a Chieti che si divideva tra i libri universitari e la netcam per esibirsi completamente nuda in giochi erotici sul web.

 

La stessa affermò di essere una tra le tante studentesse a mostrarsi in rete, proprio da Chieti e di farlo per puro piacere e per avere qualche soldo in più da integrare alla paghetta di papà! Questo tipo di trasgressione giovanile, che frutta anche più di uno spicciolo, fa parte di quei tabù ormai infranti dalle nuove generazioni, soprattutto da quella piccola (ma in progressivo aumento) schiera costituita da studenti e studentesse che non hanno alcun problema a mostrarsi nudi agli altri attraverso gli smartphone, con la pratica del sexting, che si rivela però particolarmente pericoloso per le persone più giovani e psicologicamente vulnerabili, in particolare ragazze, vittime di cyberbullismo.

Per parlare di prostituzione odierna, si è detto, occorre fare i conti con la tecnologia ma anche con l’evoluzione della sessualità nella società attuale. Come si è indicato, la prostituzione si regge sulla legge economica della domanda e dell’offerta e guai a pensare che la domanda sia solo maschile, anche se questa è certamente la più numerosa. Esiste infatti un mondo femminile che alimenta, incoraggiandola, una prostituzione maschile fatta di gigolò, accompagnatori e giovanotti prede di cougars. Perciò la prostituzione è una sorta di contratto di compravendita, dove una persona vende ciò che un’altra persona pagante chiede in contropartita. Ma se esiste una domanda di natura maschile ed un’altra di tipo femminile, perché non far incontrare le due richieste, così da assolvere in maniera non mercenaria alle rispettive esigenze, che in tal modo non comportino un approccio tra i due soggetti, dalla parvenza di una volgare compravendita? Dalla compravendita propriamente detta si passerebbe così ad un baratto di natura sessuale. Per i gay sembrerebbe più semplice ed esistono dei locali particolari, riservati a soli uomini (omosessuali) dove si fa cruising, cioè si fa sesso con chiunque capiti a tiro, anche di gruppo. A Chieti non vi è presenza di tali locali ma si riesce ad ottenere lo stesso risultato attraverso il battuage, una pratica presente sin dal XVII secolo che consiste nel frequentare nelle ore notturne particolari zone bazzicate da persone in cerca di amore occasionale omosex. Il battuage è attivo pure a Chieti per i gay teatini e non.

All’esigenza di chi invece cerca sesso etero, non a pagamento ma per il reciproco piacere, assolvono invece i club privé che sono nient’altro che particolari locali (discoteche trasgressive) in cui vigono rigorose regole: dall’abbigliamento per frequentare il club, alla “schedatura” dei frequentatori, come tesserati del locale che comporta il versamento di una somma d’iscrizione che è proporzionalmente maggiore per i singles, rispetto alle coppie. Una volta all’interno ci si può abbandonare, con un certo garbo, alle perversioni di coppia finalizzate alla pratica dello scambismo, per la quale è possibile appartarsi col proprio partner ed un’altra coppia (o un single) al fine di consumare rapporti promiscui o altro genere di perversioni sessuali, come ad esempio il voyeurismo di certi uomini (o donne) che provano piacere nel vedere il proprio coniuge avere rapporti con altri. La regola fondamentale è che la coppia non si separi mai per appartarsi da sola e negli appositi salottini si entra almeno in tre (di norma in due coppie). Questo tipo di cessione del proprio corpo ad uso sessuale sta prendendo sempre più piede e non sono poche le coppie che si predispongono a tale genere di perversione che anche a Chieti Scalo viene esercitata, seppur in modalità outside, data l’assenza di locali privé, attraverso la pratica del car sex, che si mostra come un gioco trasgressivo aperto a coppie che intendono coinvolgere altre coppie oppure singoli.

 

 

 

Invece certi supervip dell’area Chieti/Pescara, i club privé se li sono creati in casa propria, un po’ per restare nell’alveo del proprio livello sociale e non sporcarsi così in un club con avventori appartenenti al volgo, ma soprattutto per stare al sicuro da sguardi e orecchi indiscreti) e periodicamente si ritrovano insieme in serate piccanti, in cui gli stessi si abbandonano alle sfrenatezze della trasgressione sessuale, talvolta aggregandovi qualche fidatissima plebea (o plebeo), con compiti di schiava del sexy party. Non è escluso che, tra eccitanti lingerie, latex, manette impellicciate e frustini, si impieghino anche sostanze psicotrope che aiutino a creare un clima idoneo a rimuovere timidezze e/o qualsiasi tipo di disagio o freno di natura psicologica. Bisogna comprenderli, ne hanno bisogno per spezzare la monotonia della loro vita annoiata e oramai i semplici mega ricevimenti mondani hanno fatalmente saturato in negativo la soglia e la voglia del piacere e dello svago. In pratica, inconsapevolmente si replica quanto accadeva circa duemila anni fa nei festini a luci rosse dell’epoca romana, in cui le famiglie dei notabili del tempo trovavano sollazzo e divertimento in taluni giochi sessuali decisamente spinti (ved. prima parte del presente reportage).

Sulla prostituzione tradizionale che si consuma tanto a Chieti, quanto altrove, come non mettere in evidenza quella che viene esercitata nelle aree esterne ai supermercati ed ai centri commerciali? Tale genere di meretricio è di esclusivo appannaggio di extracomunitarie questuanti (in particolare quelle provenienti dal continente africano) e si rivolge ad una clientela, che potremmo definire di terza età. Il parcheggio del Centro commerciale assolve alla stessa funzione dei mercati di duemila ed oltre anni fa, dove le prostitute dell’antica Teate adescavano i fruitori dei loro servigi; in tal caso sembrerebbe che le giovani donne di colore riescano a irretire il solitario pensionato che là si reca per comprare la frutta, la pasta e il prosciutto; la donna si avvicina con la scusa di vendere accendini o cianfrusaglie varie ma è in ben altro che realmente commercia: dopo la reciproca intesa ci si da’ appuntamento nel parcheggio interrato o in area al riparo da sguardi indiscreti, dove avviene la rapida consumazione della prestazione. Un noto supermercato di Chieti alta si presta tuttora a tale genere di meretricio, per così dire, interrazziale. Ma di ben altro spessore e gravità, per la pericolosità sociale, è pure quella pratica esercitata da ragazzine minorenni, nei confronti di uomini molto più anziani, che consiste nel farsi vedere nude in una chat, in cambio di una ricarica telefonica o di un capo alla moda. Dalla chat di queste lolite del 2000, all’incontro vero e proprio con l’orco di turno, il passo è breve e non poche sono risucchiate nel gorgo della reale prostituzione, all’insaputa di mamma e papà che non si spiegano il guardaroba rinnovato della figlia.

Quindi anche nel terzo millennio la prostituzione, tra sanzioni pesanti da codice penale, per chi mette in piedi la sua organizzazione, multe pecuniarie particolarmente onerose per chi se ne serve, e rischi di sputtanamento (è proprio il termine giusto in siffatti casi) per donne e uomini insospettabili, parrebbe una mala erba impossibile da estirpare; sembrerebbe quasi un corollario e probabilmente lo è: d’altronde come diceva in modo appropriato Maria Teresa, consorte cornificata del Re Sole: <Per cancellare la prostituzione bisognerebbe fare altrettanto per gli uomini.> Però la regina francese, se vivesse al giorno d’oggi, s’accorgerebbe di un evidente anacronismo nel suo aforisma, rapportato al XXI secolo e, correggendo il concetto di estinzione, lo riferirebbe non ai soli maschi. (terza ed ultima parte)

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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