LA STORIA DELL’UNIVERSITA’ DI CHIETI

Tempo di lettura: 9 minuti

A Chieti, più di sessant’anni fa, si gettarono le basi per il progetto di un’università abruzzese, un’idea che nacque nel lontano novembre 1955, quando le Amministrazioni comunali e provinciali e le Camere di Commercio di Chieti e Pescara annunciarono al Ministero della Pubblica Istruzione l’intenzione di costituire un consorzio per l’istituzione di una Libera Università a Chieti.

Nel 1960 il Prefetto di Chieti Carlo Benigni approvò l’istituzione del Consorzio Universitario Abruzzese, al quale aderirono la Camera di Commercio teatina, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti ed oltre 60 comuni teatini.

Ma perché Chieti e non Pescara, che invece cresceva a ritmi più sostenuti, si adoperò per una università abruzzese? Al riguardo giova fare qualche cenno storico e tornare indietro nel tempo, agli anni che immediatamente seguirono l’Unità d’Italia, al 1864, per la precisione, quando il Re Vittorio Emanuele II istituì a Chieti dei corsi di studio di livello universitario, rapportandosi storicamente a quanto era già presente in città dal 1640 ed esattamente lungo l’attuale Corso Marrucino (nell’odierno Convitto Nazionale e Liceo Ginnasio), quel Collegio che rappresentava il più importante punto di riferimento regionale per lo sviluppo formativo e culturale dei giovani.

Nel 1864 tornarono perciò a Chieti i Padri religiosi delle Scuole Pie, meglio noti come Scolopi, presenti in città già due secoli prima; gli stessi erano stati temporaneamente allontanati nel 1809, con la soppressione degli ordini religiosi, con la dominazione francese di Gioacchino Murat. Sotto il regno borbonico, gli scolopi tornarono a Chieti e Re Ferdinando II affidò loro l’incarico di reggere il Real Liceo dei tre Abruzzi, cioè Abruzzo Citra (Chieti), Abruzzo Ultra 1 (L’Aquila) ed Abruzzo Ultra 2 (Teramo).

il Real Liceo dei tre Abruzzi

Nel decreto reale si leggeva che, oltre agli insegnamenti previsti per la scuola secondaria, venissero introdotti anche insegnamenti di carattere universitario quali: istituzioni di diritto romano, leggi civili e procedura civile, diritto criminale (attuale diritto penale) e procedura criminale, chimica e farmacia, anatomia e fisiologia, ostetricia, chirurgia teoretica e pratica, antepratica e medicina pratica, storia naturale (mineralogia, geologia e botanica): praticamente in tutto erano ben otto i corsi universitari. Gli insegnamenti, come detto, venivano impartiti presso il Real Liceo (attuali Convitto e Liceo Ginnasio), mentre le lezioni cliniche si tenevano presso l’ospedale Santissima Annunziata, che all’epoca era in via Arniense, dietro la Cattedrale di San Giustino, e che oggi è sede di vari uffici giudiziari, mentre negli anni ’70 ospitava alcune classi dell’Istituto Commerciale Galiani.

L’Ospedale Santissima Annunziata, che prima venne trasferito in via P.A. Valignani e che dal 1999 costituisce l’attuale Ospedale clinicizzato di via dei Vestini, forse in pochi sanno che, è così chiamato poiché adiacente alla chiesa dell’Annunziata, che i teatini chiamavano (e anche tutt’oggi) delle Crocelle, poiché vi operavano i padri ministri degli infermi, cioè i camilliani, che vestono l’abito che mostra anteriormente una grande croce rossa, donde Chiesa delle Crocelle. L’università degli Scolopi durò fino al 1871, quando Vittorio Emanuele II sottrasse ai padri religiosi la direzione e l’amministrazione del Real Liceo dei tre Abruzzi, per trasferire tali prerogative alle dirette dipendenze dello Stato.

interno della chiesa dell’Annunziata di Chieti

Quindi non è azzardato parlare di Chieti come primo centro universitario dell’intera regione, soprattutto in campo scientifico; si arriva così al 1961, quando l’allora Consorzio universitario provinciale di Chieti, presieduto dal Sindaco teatino Nicola Buracchio, promosse corsi di Lettere e Filosofia, di Scienze Matematiche e Fisiche, e di Ingegneria, allo scopo di sollecitare il Governo centrale ad assumere provvedimenti per l’istituzione di un’università teatina o comunque abruzzese ed evitare che i giovani abruzzesi fossero costretti ad emigrare per formarsi negli studi. Come spesso avveniva all’epoca, Chieti prese l’iniziativa mentre le altre città ne raccolsero i frutti e così avvenne che anche nelle città di Pescara, Teramo vennero creati Consorzi universitari provinciali, mentre a L’Aquila (dove era già presente l’Istituto Superiore di Magistero sin dal 1952) si seguì un differente percorso; ne seguirono anche manifestazioni di piazza animate da giovani studenti di ogni ordine e grado, preoccupati del loro avvenire di futuri universitari, possibile solo in altre regioni italiane.

i due sindaci Antonio Mancini (Pescara) e Nicola Buracchio (Chieti)

Allora si giunse, tramite la mediazione del democristiano Gui, allora ministro della Pubblica Istruzione, ad un accordo che prevedeva la costituzione di un Consorzio Universitario Interprovinciale tra i comuni e le province di Chieti, Pescara e Teramo, per l’istituzione della Libera Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti, con strutture universitarie staccate a Pescara e Teramo ma con sede del rettorato a Chieti, ma per creare prossimità a Pescara, venne imposto a Chieti di portare la sede universitaria (Rettorato) a valle, in località Madonna delle Piane.

La beffa per Chieti, che aveva avuto il merito di muovere positivamente le acque, venne nel 1965, quando il Consorzio Universitario Interprovinciale di Chieti, Pescara e Teramo ottenne il riconoscimento giuridico dei corsi liberi avviati a Chieti (Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, biennio propedeutico di Ingegneria, Lettere e Filosofia), a Pescara (Economia e Commercio con annesso Corso di Lingue straniere) e Teramo (Giurisprudenza), ma per non danneggiare la quarta provincia abruzzese, nonché capoluogo di regione, venne deciso di trasferire i corsi teatini di Matematica, Fisica e Scienze Naturali, oltre che Ingegneria a L’Aquila.

Nel 1967 vennero istituiti a Chieti i corsi di medicina, vista la tradizione storica di siffatti insegnamenti universitari di oltre un secolo nella nostra città; va al riguardo ricordato che l’Assemblea del Consorzio Universitario Interprovinciale approvò l’istituzione del corso di medicina con voto favorevole quasi unanime, stante l’unico voto contrario del consigliere pescarese Evo Di Blasio, avverso all’ubicazione del corso universitario nella città di Chieti (rivalità cittadine già da allora?). L’assemblea approvò ma evidentemente (e questa è una mia personalissima opinione) quel voto contrario, che esprimeva il dissenso pescarese verso una facoltà tutta teatina, suggerì l’istituzione di una cittadella universitaria che fosse più prossima a Pescara; nacque così l’idea del campus universitario. Infatti proprio in quegli anni venne acquistata un’area di diciassette ettari che attualmente costituisce l’area universitaria con annesso policlinico; va inoltre ricordato che, all’art. 1 del decreto di riconoscimento della Libera Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti, era stabilito che la sede del rettorato fosse ubicata in località Madonna delle Piane di Chieti.

il campus di Madonna delle Piane

La facoltà di medicina, prima di piantare le sue radici a Madonna delle Piane, vagò provvisoriamente nella città alta, venendo ospitata, per le iniziali lezioni estive, dapprima presso l’aula Magna dell’Istituto Tecnico Commerciale Galiani, poi trovò provvisoria sistemazione all’ultimo piano della Facoltà di Lettere in via Nicolini (attuale sede della Polizia Municipale di Chieti) e, successivamente, in seguito al trasferimento nel 1968 del carcere giudiziario in località Madonna del Freddo, la facoltà scientifica si trasferì nel vecchio carcere di via Nicolini vicino la chiesa di San Francesco di Paola, in aule che conservavano le caratteristiche di prigione, essendo dotate di sbarre metalliche alle finestre; gli studenti di medicina rimasero qui fino al gennaio 1977 per poi trasferirsi definitivamente nell’attuale sede di via dei Vestini. Va inoltre ricordato che alcuni corsi di Medicina, considerato anche il processo di espansione e sviluppo della facoltà scientifica teatina, con aumento di nuovi corsi e soprattutto di studenti, vennero ospitati sul Colle anche in strutture dell’Ospedale SS Annunziata (quello di via Valignani), presso l’Ospedale San Camillo di via Forlanini, presso l’Ospedale Pediatrico di via Nicolini, presso l’Istituto Santa Maddalena (nei pressi della chiesa di S. Antonio) ed anche presso il Villaggio del Fanciullo in località San Salvatore.

La storia recente ci rivela che Teramo nel 1993 si staccò definitivamente da Chieti, istituendo un’autonoma Università con le facoltà già appartenenti alla D’Annunzio, nel 1988 venne inaugurata la sede universitaria di viale Pindaro a Pescara, città nella quale, stante il distacco di Teramo, si cominciò a reclamare un ruolo prioritario con richieste di spostamento addirittura del Rettorato, in barba a statuto universitario ed al decreto ministeriale che istituì l’Ateneo. Spesso però quando si piange eccessivamente si riesce comunque ad ottenere qualcosa ed infatti si riuscì ad ottenere il cambio di denominazione da

restyling del logo del Cus Chieti

Università D’Annunzio di Chieti in Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, denominazione spesso storpiata dai media che parlano di Università di Pescara/Chieti se non di Università D’Annunzio di Pescara; financo il Centro Universitario Sportivo che presso il Cusi nazionale è ancora accreditato come Cus Chieti, ha cambiato colori e nomi, abbandonando lo storico neroverde che resisteva sin dal 1968 e la tradizionale denominazione, preoccupandosi che nella nuova dicitura  fosse cassata la parola Chieti.

Il colpo di grazia è stato assestato, a mio giudizio, nel 2012 quando, con una

Ettore Paratore

modifica statutaria, sono stati obbligati ad uscire fuori dal CdA della D’Annunzio, il comune e la provincia di Chieti. Praticamente Chieti, che da mezzo secolo si regge economicamente anche grazie all’Università che la  città teatina ha voluto ed ha promosso, facendola ottenere anche al resto d’Abruzzo, si vide chiamata fuori da qualsiasi futura decisione, quale poteva essere quella di far ritornare una facoltà sul colle ed impedire i tentativi di attacco sempre più frequenti volti ad escludere Chieti da progetti di espansione di un Ateneo che è nato proprio a Chieti, grazie ai fondatori dell’ateneo, il sindaco Nicola Buracchio ed il presidente della provincia Pompeo Suriani. Costoro nel 1962 si predisposero alacremente per avviare i primi corsi universitari della facoltà di Lettere e filosofia a Chieti, affidandone la direzione didattica al latinista teatino Ettore Paratore.

Inutili sono stati i tentativi di riportare a Chieti alta almeno una facoltà o come si chiama adesso, dipartimento. I vertici dell’ateneo a più riprese hanno deluso tali aspettative, tanto nell’immediato, quanto per il futuro. Chieti perde anche consensi in ambito universitario visto che il CdA accademico risulta composto da membri che non gravitano e/o non vivono più nella città teatina ma non è un discorso di radice campanilistica perché, considerati i precedenti che riguardano proprio questa università, la territorialità è un discorso importante, visto che quella chietina si fonda su sottilissimi equilibri che possono essere stravolti da un momento all’altro, soprattutto quando all’interno dell’organo decisionale dell’ateneo viene a mancare tale rappresentatività territoriale. Il campanilismo non rileva in questi casi perché in ballo ci sono ben altre realtà ed interessi e non c’è tempo e spazio per parlare di campanili. Uno fra tutti, è quello che colloca l’Università teatina come la maggiore azienda della città, con importanti positive ricadute economiche per molti che hanno investito sugli studenti della D’Annunzio, da chi affitta immobili a chi pensa al tempo libero di chi studia in città, dai locali d’intrattenimento alla ristorazione e potremmo continuare con le copisterie, le librerie, gli alberghi per accogliere i famigliari degli studenti o gli ospiti di convegni o altri eventi organizzati dall’università, etc.

Il rilancio di una città, soprattutto quando la stessa è considerata città di cultura, deve passare necessariamente per tale peculiarità e se parliamo di cultura, il ruolo dell’università va ritenuto fondamentale. Occorre pertanto fare uno sforzo da parte di tutti, istituzioni, politica, associazioni culturali e soprattutto cittadini per far sì che questo patrimonio nato e cresciuto a Chieti non vada perduto. Perché va presa contezza che l’Università di Chieti appartiene ad un territorio, ad una città e non certo a chi viene eletto o nominato pro tempore. Tali nomine oltre ad essere transitorie, dovrebbero essere rispettose di ciò che la storia dell’ateneo ha scritto in cinquant’anni di vita. È un’eredità troppo importante che dovrebbe essere responsabilmente raccolta solo da chi ha rispetto, non solo di una comunità ma anche nei confronti dei suoi predecessori che hanno operato in ossequio a tale rispetto.

Sentire invece da altissime personalità universitarie, come accaduto di recente, che l’espansione dell’ateneo non potrà mai avvenire a Chieti a causa della mancanza di servizi di autolinee pubbliche, ristoranti, pizzerie, locali per studenti e che questi ultimi sarebbero in questa città solo prigionieri della loro università o assistere ad altre gratuite dichiarazioni secondo le quali gli ospiti della D’Annunzio verrebbero consapevolmente dirottati verso alberghi e ristoranti della costa, suona come grave ed iingiusto insulto nei confronti di una città, che non è, come qualcuno la denigra, a livello di terzo mondo, pur facendo fatica a crescere ma tale difficoltà è giustificata anche dall’atteggiamento di certe istituzioni, non ultima proprio l’Università, che non perdono occasione per remarle contro e non c’è vittimismo in tali oggettività.

E dire che, almeno in Italia, è notoria l’interazione tra università e il contesto territoriale che la ospita e ciò porta all’’emergere di nuove mission dell’ateneo, non solo sul piano della diffusione della conoscenza e del trasferimento dei saperi, come statutariamente prescritto anche dalla D’Annunzio, ma anche su quella della capacità di diventare un vero e proprio attore strategico per lo sviluppo complessivo (economico, sociale, culturale e territoriale) della città dove quell’università opera. Evidentemente questa regola non scritta ma positivamente applicata altrove, non vale per la D’Annunzio o meglio non vale per la città sede del suo Rettorato ma addirittura si vuol far sortire l’esatto opposto esito, cercando di screditare la medesima città ed un’intera comunità, servendosi di un linguaggio, farcito da discutibili assiomi, che non rende onore alla magnificenza di un rettore, soprattutto quando si ha l’impressione che si vuole evitare di promuovere lo sviluppo di quella città. Vi sono due facce dell’Università, quella benevola degli studenti che si sono integrati in positivo con la città di Chieti e quella di una dirigenza che sembra staccata e forse pure spazientita dal contesto territoriale che ospita questo ateneo. Di questa Università, dell’Università teatina, in verità si nutriva un’altra immagine ed un’altra aspettativa, quelle esistenti almeno nella prima metà della sua esistenza.

Chieti è da sempre considerata città di cultura, quale importante riferimento per l’intera regione, dove gli insegnamenti universitari vengono impartiti sin dal 17° secolo, ma forse la storia è indigesta per taluni, anche per chi è chiamato e pagato, per lavoro, a dispensare cultura.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
Marino Valentini on EmailMarino Valentini on FacebookMarino Valentini on Youtube

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *