LA VALLATA DEL LAVORO

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Nella  poesia Settembre D’Annunzio scrisse dei pastori che “scesero all’Adriatico selvaggio” ed i Pomilio, come loro, scesero dalle falde della Maiella, da Archi,in provincia di Chieti.
Arrivarono Livio,capostipite della patriarcale famiglia Pomilio e la giovane moglie Giuseppina di origine partenopea dalla quale ebbe ben nove figli :
Carlo, Alessandro, Federico, Ernesto, Ottorino, Umberto, Amedeo, Vittorio, Giulio, Amalia e Beatrice.
Tutti e nove i maschi, ad eccezione di Federico che divenne avvocato, si formeranno negli studi ad indirizzo ecomico-scientifico.
Amedeo, Carlo ed Ottorino in ingegneria ; Umberto in chimica.
Tutti e nove  i fratelli costituirono quel coacervo di personaggi geniali ed intraprendenti che fu la famiglia Pomilio nella prima metà del Novecento.
Il merito va sicuramente al papà Livio, deceduto nel 1919, ingegnere capo della Provincia di Chieti, a cui dobbiamo la realizzazione della Caserma Berardi, il ponte sul fiume Pescara che collega Chieti con Cepagatti e tanti altri edifici pubblici ed opere stradali.
AMEDEO (Chieti 1882-1967)è stato il Primo presidente dell’Associazione industriali d’Abruzzo.
Nei primi anni ’20 si dedicò al recupero dell’impianto aurum, pensato inizialmente come stabilimento balneare, l’allora Kursaal e da lui trasformato nella ben nota distilleria per la produzione dell’omonimo liquore.
Nacquero così, oltre all’ Aurum , la Cerasella di Fra’ Ginepro,la Mentuccia di San Silvestro e l’anisetta stellata, tutti nomi coniati da D’Annunzio per  quei liquori odorosi che fecero la fortuna di Amedeo   veicolando il nome dell’Abruzzo nel mondo.
Testimonianze narrano di Amedeo appassionato fin da bambino all’arte dell’alchimia, quando nelle estati francavillesi il suo passatempo preferito era quello della manipolazione dei frutti e delle erbe locali.
OTTORINO (1887-1957) studiò al Liceo G.B.Vico per poi trasferirsi a Napoli dove si laureò in ingegneria industriale ed elettrotecnica. Vincitore di borsa di studio si trsferì a Parigi ottenendo la specializzazione che gli consentì, una volta rientrato in Italia, di essere nominato capo dell’Ufficio Tecnico del Battaglione Aviatori potendo così sviluppare appieno la sua vocazione di inventore e progettista nel campo dell’aereonautica.

Nel 1913 stabilì il primato italiano di volo in altezza e nel 1915 divenne capo del Genio ; chiamato come progettista alla Direzione Tecnica dell’Aviazione Militare (DTAM), lavorò a stretto contatto con il fratello Carlo e con un altro grande talento abruzzese dell’ingegneria aereonautica, l’Ingegner Corradino D’Ascanio.
L’intesa tra i tre ingegneri diede vita ad un proficuo rapporto collaborativo negli stabilimenti italiani di Pisa e Torino e li portò a lavorare anche oltreoceano tant’è che nel 1918 il Governo Statunitense chiese ufficialmente al Governo italiano di avere la collaborazione dei fratelli Pomilio e di D’Ascanio.
Una volta concluso il conflitto mondiale si concluse anche la collaborazione con gli stabilimenti di Indianapolis ed Ottorino, non riuscendo nel programma di convertire la sua progettualità dal campo dell’aereonautica a quella ad uso civile, abbandonò definitivamente l’areonautica per dedicarsi esclusivamente alla chimica, settore nel quale i fratelli Umberto ed Ernesto avevano già ottenuto qualche successo a Napoli con la Elettrochimica Pomilio.
UMBERTO (1890-1964) laureato in chimica e specializzto in Germania, elaborò un metodo per l’estrazione della cellulosa dallo sparto della paglia che consentiva di fare a meno del legno ed assieme al fratello Ottorino brevettò il “Processo Pomilio” grazie al quale, nel 1936, il regime decretò che a Chieti doveve nascere una fabbrica per la produzione della carta e con un massiccio finanziamento, testimonianza del progetto rivoluzionario del metodo, nacque nel 1938 lo stabilimento CEL.D.IT. Cellulosa d’ Italia.
Fu scelta per l’edificazione della fabbrica una zona dove al tempo c’erano solo campi coltivati destinata a divenire negli anni a seguire ” La Vallata del Lavoro”, come amava definirla Ottorino.
Nel cortle d’ingresso della CEL.D.IT vennero posizionate due statue in marmo travertino ; la Lupa, simbolo della Capitale ed il Cinghiale, simbolo della Provincia di Chieti, l’una di fronte all’altra che si guardano come a voler sancire l’accordo contrattuale.
Nel periodo di massima produzione,stimato attorno al 1941, la CEL.D.IT era l’unico stabilimento in grado di competere con il polo elettrochimico di Bussi-Piano D’Orta e dava lavoro a circa cinquecento operai.
Durante la guerra lo stabilimento chiuse e riaprì nel 1950 con una linea produttiva acquistata con i fondi americani Marshall e rappresentò negli anni del dopoguerra e di quelli del boom economico successivi  il fulcro più antico della storia lavorativa cittadina, un vero e proprio baluardo che diede anche il via all’emancipazione femminile;  furono infatti tante le donne che vi iniziarono a lavorare ed inoltre,con la sua intensa attività, fece da apripista per i tanti altri gruppi industriali che andarono ad insediarsi nella vallata; ricordiamo la Marvin-Gerber,nostra amata camiceria, la Richard-Ginori porcellane e cristallerie, la Farad Radiatori, lo zuccherificio ed altri ancora. Si valuta che in quegli anni la Vallata del Lavoro ospitasse oltre novemila posti di lavoro , ed ora, della “Fabbrica di papà”ci restano solo le macerie ed il Villaggio Celdit ,nato come quartiere residenziale per i dipendenti che vi lavoravano. Ci restano le foto di quell’edificio con il suo elevatore a tazza per il trasporto della paglia, simile ad una proboscide di un elefante ed il racconto fiero  di coloro che vi hanno lavorato che mai sbiadirà come può avvenire con i colori di una foto in bianco e nero ; resta il ricordo di un edificio nato nel 1938 che ha accompagnato da subito la vita della città, esaltandone l’economia,attraversando la seconda guerra mondiale, il dopoguerra, le lotte sindacali del ’68, la crisi degli anni ’80, fino alla sua chiusura avvenuta nel 2008.
Una lunga storia quella della Cartiera  che in quest’epoca di computer, posta elettronica, social media, ricorda alle generazioni di oggi  che vivono in un territorio colpito duramente dalla crisi economica e con la totale e negligente mancanza di una nuova progettualità, quanto sia difficile sperare in un futuro sociale e lavorativo.
Non sarebbe male,  dunque, se nelle vicinanze del parco giochi presso il laghetto della nostra villa comunale, accompagnando i bambini ,  si mostrasse loro anche la statua, oltre le giostrine, di quel Signore pressocchè dimenticato, Ottorino Pomilio, Ingegnere morto nel 1957,  e dire quanto illustre egli sia stato e come assieme al padre prima e con i suoi fratelli poi, con il suo talento e dedizione al lavoro riusci a  garantire ai nostri nonni e genitori un percorso di crescita e benessere, ringraziandolo per esser stato d’esempio e motivo di vanto per tutti  noi.

” Il VILLAGGIO DELLA FABBRICA DI PAPA'” Di Ugo Iezzi

Per noi ragazzi di allora la CEL.D.It era la nostra balena bianca del romanzo di Herman Melville da catturare ed io ero il Capitano Achab alla ricerca di Moby Dick.
Adesso, sollecitato da tanti, mi accingo a ristampare il mio libro ” Il VILLAGGIO DELLA FABBRICA DI PAPA’ ” lanciando anche l’idea, per non dimenticare una eccellenza industriale e sindacale di livello nazionale e globale quale è stata la CEL.D.IT, di creare il “Progetto CEL.D.IT Museum ” per recuperare la memoria collettiva della battagliera comunità che ha plasmato noi figli di questa meravigliosa fabbrica frutto dell’ingegno dei fratelli Pomilio.
L’idea è quella di realizzare uno spazio culturale per rivitalizzare la città di Chieti con un luogo creativo della memoria, un modo per riflettere in tanti sulla fabbrica, sulla comunità e su una classe operaia che è stata completamente abbandonata da una politica cieca, sorda e muta che di fronte alla sfida se combattere per il bene comune ha optato per il male di una città e per la distruzione di un’azienda italiana.
Fare memoria per un foglio come “La Voce dei Marrucini” significa recuperare una bella storia industriale, sindacale e sociale che sia di vanto e di esempio per tutti.
Un museo è sempre una grande operazione educativa, un laboratorio culturale del territorio, una risorsa formidabile per promuovere ricerca, conoscenza e convivialità.

 

Rita Valente

Rita Valente
Nasce nel 1960 a Chieti nel rione Sant'Anna dove da sempre risiede.
Già nell'infanzia manifesta interesse per il corpo umano divertendosi a sventrare bambole e pupazzi di pezza per cui, nonostante la passione per lo sport ed un discreto successo adolescenziale nell'atletica leggera che la portano a diventare campionessa regionale di salto in lungo, decide di intraprendere gli studi in medicina e di dedicarsi in seguito alla ricerca genetica. I geni sono la sua passione... e non solo quelli cromosomici!

2 risposte a “LA VALLATA DEL LAVORO”

  1. E’ proprio certo che D’Annunzio alludesse al padre dei Pomilio nella poesia celeberrima “Settembre”? E’ documentato?

  2. Salve Roberto, la frase ” scesero all’Adriatico selvaggio” estrapolata dalla poesia Settembre di D’annunzio e riferita ai suoi tanto amati pastori, io ho voluto prenderla per paragonare quest’ultimi ai membri della Famiglia Pomilio che come loro scesero dall’entroterra al mare ed erano dal Vate, grande amico di tutta la famiglia, specie Amedeo, ugualmente amati.
    Grazie per la tua attenzione e continua a seguirci !

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