L’ABATE GALIANI, CHI ERA COSTUI?

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Se oggi volessimo chiedere ai ragazzi di Chieti chi mai fosse Ferdinando Galiani, un’alta percentuale ci risponderebbe che dovrebbe trattarsi di un tizio che ha dato nome all’Istituto Tecnico Commerciale della nostra città.

Cosa possiamo rimproverare all’abate (laico) Galiani, grande economista, illuminista e pensatore del ‘700 nato a Chieti, a cui è effettivamente dedicata una delle maggiori scuole superiori teatine (per estensione e numero di studenti), affinché, al contrario, si dia la giusta enfasi alla sua complessa opera economica, ritenuta alla base di molte teorie monetarie contemporanee?

Certo, la pecca principale del Galiani è il suo periodo, cioè il fatto di essere vissuto in un’epoca in cui l’economia era accreditata di una valenza inferiore a quella che invece poi avrà nei secoli successivi.

Se Galiani fosse vissuto oggi, sarebbe un gigante tra i giganti economici, avrebbe fatto incetta di Nobel e premi vari ed insegnerebbe nelle più prestigiose università del pianeta.

Galiani ebbe invece la sventura d’essere vissuto solo nel 18° secolo, pioniere di una moderna scienza, al punto da rappresentare una miniera di nozioni, principi, regole, anche sotto il profilo filosofico monetario, così da essere oggetto di numerosi copia/incolla degli economisti nelle epoche successive.

A lui si rifaranno anche regimi politici, come ad esempio quello fascista, che gli riconosceranno la genialità del suo pensiero e, correlativamente nel citato caso, se anche il fascismo, nel periodo pre bellico, diventerà un modello di indubbio valore, ammirato da diverse potenze mondiali, una parte di merito va ascritta anche al Galiani.

Nel 1750 Galiani ammoniva che il liberismo ed il laissez faire, convengano solo in particolari circostanze; che l’intervento dello Stato è necessario a regolare l’economia nazionale; che le protezioni doganali sono logiche e devono differire di tempo in tempo e da Paese a Paese; che l’oro, per quanto utile come moneta base, può svalutarsi per sovrabbondanza (non ancora venivano scoperti i grandi giacimenti minerari); che v’è una base psicologico-sociale e naturale del valore delle cose, che queste variano, siccome varia il valore della moneta rispetto alle merci; che l’inflazione e la deflazione sono controllabili e che non ci si arricchisce col semplice giochetto del commercio o col mero passarci rapidamente una moneta da una tasca all’altra.

Nella sua principale opera, Della Moneta, l’economista teatino ammoniva che troppi sono coloro i quali dovrebbero conoscere i problemi economici ma che o li ignorano o, illudendosi di conoscerli, più spesso tentano di spiegare idee mal digeste in forme involute e sempre confuse.

La nostra città ha dato dimostrazione, soprattutto negli ultimi anni, di premiare la genialità di figure insigni che hanno caratterizzato la storia dell’Umanità e, al riguardo, si pensi, ad esempio, in campo musicale, al festival dedicato a Mozart, uno dei tre maggiori compositori della storia della musica di ogni tempo, nato e morto in Austria che, con Chieti, ha effettivamente ben poco da condividere, ma se si vuole celebrare l’estro e il talento di certe figure, ben vengano tali manifestazioni.

A Chieti però dovremmo innalzare soprattutto l’opera dei nostri migliori figli, senza peraltro scadere in una faziosa quanto grottesca idolatria, rendendo il giusto valore a quei teatini che lo meritino oggettivamente. Su Galiani invece si ha l’impressione che abbiamo cercato di trovare un percorso esattamente opposto.

Si pensi che il nome della maggior arteria cittadina era una volta Corso Galiani, denominazione poi abolita, mentre oggi uno dei tanti vicoli del quartiere di Santa Maria è associato al nome del nostro economista: povero Galiani, degradato da corso a vicolo, ma c’è di più perché nel centralissimo ex Largo Taddei (in prossimità del Corso all’altezza delle Poste Centrali) faceva bella mostra di se’ il busto galianeo che fu poi sfrattato per essere collocato in una via periferica di fronte l’Istituto Tecnico che porta il suo nome (come da immagine di introduzione al presente articolo).

Cosa avrà mai fatto nel ‘900 il nostro illustre concittadino, per meritarsi tale trattamento?

Piuttosto, va detto che dovremmo forse dapprima cercare di acquisire maggiore contezza della genialità di questo grande teatino, per poi rendergli il giusto onore che merita, chissà, anche con un ipotetico Premio Galiani che gratifichi quegli studenti che si distinguano negli studi economici, invece che ricordarlo solo come nome di una, seppur importante, scuola superiore.

L’appello è partito…

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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3 risposte a “L’ABATE GALIANI, CHI ERA COSTUI?”

  1. Molti, tutto sommato, ora sanno chi fosse Ferdinando Galiani.
    Ma chi se lo ricorda DON NICOLA GALLIANI ?
    Nella seconda metà del secolo scorso, a Chieti, era molto più popolare del colto monetarista ed abate del settecento.

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