LANTERNE GIALLE

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Dea disse luce. E luce fu. Gialla.

La leggenda vuole che Teate sia legata a Teti, ninfa e madre di Achille, essere immortale, se non fosse stato per il noto tallone. Dio disse luce, e luce fu. Se fosse stata Teti a far luce, sarebbe uscita meno intensa, e soprattutto gialla…

All’atto della sua creazione questo privilegiato avamposto sulle colline d’Abruzzo non doveva risultare così poco “brillante”.

Ventitrè pali. Più due. Più quattro. E cinque appliques. Questo è l’impianto di illuminazione della nostra stanza più bella, del nostro salone di rappresentanza. Operiamo questa similitudine. Il corso principale di una città come fosse la stanza in cui si ricevono gli ospiti, si fanno le serate, si scattano foto, si riempiono gli album mentali dei ricordi, si attribuisce un’identità a quella casa, a quella famiglia.

Il nostro salone delle feste. Quando si usavano le feste da ballo e la gente era essa stessa inamidata, in gesti e maniere da fin de siècle.

photo courtesy Dario Di Luzio

Marrucino. Marruccino. Maruccino. Buona la prima… Poteva la via principale di un capoluogo di provincia non chiamarsi “corso”? Quel che si direbbe altrove Boulevard, altrove Avenue, lo percorri dritto dritto, con i piedi e con gli occhi, in ventitrè pali più due più quattro più cinque appliques. Bella presenza, classe 1864, testa troncopiramidale, muscoli di ferro, cuore giallo.

Il Corso di Chieti lo vedi davanti a te, un largo tapis-roulant a simmetria centrale, punteggiato di pali in modo alternato, presenze dominanti che neanche lo slalom gigante, presenze fisse come le uniche che non mancheranno mai all’appello. In un mondo che sdogana la flessibilità, l’attitudine al cambiamento pur guardando ai propri valori, il fallimento di questo genere di spazi fisici è in primo luogo emozionale.

photo courtesy Dario Di Luzio

Spazi fissi, inamidati e una volta per tutte vogliamolo gridare, mal illuminati. Spazi crepuscolari, va bene, e ne conserviamo l’identità fin che morte non ci separi. Si nasce tondi e non si può morire quadrati. Ma il tronco di piramide no. Non si può nascere e morire in forma di tronco di piramide.

Le dinastie egizie si sono estinte, e i chietini pure. E una spiegazione io ce l’avrei… Passeggiare in un reliquiario tutti i giorni della tua vita, in un mausoleo a cielo aperto, induce a cercare altrove sprazzi di vita, fatta eccezione per gli amanti del neodecadentismo. Le suggestioni ancor oggi trovano coerenza storica e culturale in scenografie da venerdì santo e Sacro Monte dei Morti: fiaccole, stoppini, lanterne e trìpodi. Il venerdì santo è tutt’altra storia, ed è una volta sola… La Risurrezione, quando arriva?? Da queste parti si celebra il venerdì santo tutto l’anno, le luci gialle ci stanno bene. Diventa urgente la riflessione sugli spazi fisici, sull’impatto che essi hanno nell’esistenza delle persone. Non è menzionabile la qualità della vita che si conduce in un luogo se non esiste più il rapporto con il luogo stesso. E’ adeguarsi ad un mondo di centrali nucleari, fibre ottiche e tecnologie spin off, led ad alta efficienza energetica, e ostinarsi ad abitare in stanze con lampade ad olio, per rispetto della dottrina cristiana.

Una città crepuscolare, come direbbe qualcuno, e viva Dio con una precisa anima. Ma ha connotazione irrimediabilmente patologica condannarla a se stessa in perpetuum. Una città malata. Di sera, una città gialla.

photo courtesy Dario Di Luzio

Diagnosi: ittero. Trattamento: fototerapia. Abbiamo bisogno di luce. Luce contemporanea, luce artistica, bidirezionale come nelle vere forme di terapia anti-itterizia, luce materica e rivoluzionaria. Luce architettonica ed emozionale.

Pulizie nel salone delle feste. Lucidiamo i lampadari. Questi cinquantadue tronchi di piramide, da piazza a piazza. La penitenza è finita, è arrivata la domenica. Si faccia festa, per i padroni di casa e per gli ospiti, che se no, coi lampadari tristi, sporchi, e bassi, non verranno più…

annalisa di luzio

Annalisa Di Luzio
Cittadina del mondo nell'anima, nasce a Chieti nel 1980. Immersa nel mondo di libri, quadri e stelle dalla giovane età, si laurea cum laude in architettura a Pescara nel 2007, una volta conclusa la borsa di studio Erasmus presso l'Ecole Nationale d'Architecture de Paris-Belleville. Avvia con il marito il connubio 'progetto vs cantiere', studio professionale ed impresa edile nel 2008. Fondatrice di associazione culturale, collabora con enti pubblici e promuove progetti inter-istituzionali volti alla connessione di persone e luoghi. Sine qua non: la bellezza resa concreta.
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8 risposte a “LANTERNE GIALLE”

  1. Complimenti !che dire altro, hai ragione con quelle luminarie che portano solo tristezza. Ma chi lo capisce ? I nostri inefficenti politici ? Certamente no. Comokimenti ancora.

    1. Ringrazio per l’apprezzamento. Non vogliono essere parole di conforto le mie, ma posso assicurare che la questione viene percepita e capita. Voglio aver fiducia nella buona volontà di chi può rendere concrete le idee. Purché siano buone…

    1. Molto gentile, Paola. A tratti vengono usate parole forti nello scritto, con l’intento di rilevare quel senso di agonia ormai condiviso da molti. Quando uno spazio “abitato” comunica questo, abbiamo il dovere di farci domande mirate. Dirò sempre che città e cittadini sono un’unica entità: avere a cuore la prima è (ri)dare vita ai secondi.

      1. Verissimo,,al di là delle polemiche contro i politici che tanto animano i nostri discorsi, nelle strade semivuote o sui nostri profili social, ognuno di noi dovrebbe avere cuore per ritrovare la bellezza,,,

        1. Ognuno di noi, sottoscrivo. Spesso costa fatica, ma gli obiettivi complessi si raggiungono facendo gioco di squadra. Grazie per la condivisione di questo atteggiamento e per l’interesse mostrato.

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