LE INCREDIBILI VICENDE DEL PRINCIPE DI CHIETI DIVENTATO IMPERATORE IN MESSICO

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Quella di Valerio Pignatelli è una delle figure teatine meno note ai più ma che, per le complesse vicende della propria esistenza, meriterebbe un’adeguata citazione nella storia della città di Chieti.

Valerio Pignatelli

Il principe di Cerchiara Valerio Pignatelli nasce a Chieti nel 1886 (altre fonti registrano il 1884 come anno di nascita) e, data l’indole avventurosa ed intrepida, il notevole coraggio ed una incrollabile fede nei propri ideali, la sua vita sarà un susseguirsi di ardite peripezie, talmente clamorose, al punto da sembrare un romanzo d’avventura senza tempo. Discendente della nobile famiglia napoletana Pignatelli che ha dato alla Chiesa un santo (il gesuita José Pignatelli de Fuentes), un papa (Innocenzo XII) e cinque cardinali, mentre al regno di Sicilia ha assicurato tre viceré, viene al mondo dalla nobildonna teatina Emilia, del casato Valignani che nel 1883 aveva sposato a Chieti il principe di Cerchiara Michele (trattasi del ramo Terranova dei Pignatelli, la cui settima linea di discendenza è appunto teatina). Sin da giovanissimo Valerio dimostra una particolare inclinazione per l’arte bellica che, nel corso delle campagne di guerra a cui parteciperà, gli procurerà ben cinque medaglie d’argento, una di bronzo ma anche sette ferite. Poco più che ventenne è già ufficiale del Regio Esercito e nel 1911 partecipa, quale tenente di cavalleria, alla vittoriosa guerra italo-turca che consentì l’annessione italiana dei territori libici e delle isole egee del Dodecaneso. Promosso capitano, è sul fronte della prima guerra mondiale al comando di un reparto degli Arditi. Da questo momento si accorge di avere interesse per la scrittura e cominciando dapprima a firmare pezzi giornalistici per poi fondare la rivista l’Ardito d’Italia, mentre nei decenni successivi si scoprirà attivo romanziere di libri di cappa e spada.

Dopo la fine del primo conflitto mondiale viene inviato in Ungheria, quale addetto militare dell’ambasciata italiana e durante il soggiorno nel paese magiaro si consolida ancor di più il suo spirito anticomunista. Infatti nel 1920 si arruola nell’Armata Bianca del barone nero Pietro Vrangel per combattere i bolscevichi nella lotta controrivoluzionaria e, in seguito alla vittoria dei rossi, poco ci manca che venga catturato e conseguentemente fucilato, grazie all’aiuto di alcuni controrivoluzionari che lo nascondono nelle stive di una petroliera in partenza da Odessa. Nel 1924 sposa la cugina Maria Pignatelli del ramo Aragona Cortés (lontana discendente del conquistatore spagnolo Hernán Cortés) che può giovarsi del titolo di principessa del Sacro Romano Impero. I coniugi si recano in Messico dove la famiglia è feudataria di una vasta regione meridionale del paese centroamericano (il marchesato di Valle Oaxaca).

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La valle di Oaxaca.

Qui i coniugi vengono accolti con i fasti che si riservano alle personalità regali ed il principe Valerio, si mette alla testa di una delle tante rivoluzioni messicane, nel corso della quale viene addirittura proclamato imperatore di quel territorio, sulla falsariga di quanto era accaduto una sessantina d’anni prima con la nomina di Massimiliano d’Asburgo ad imperatore del Messico, anch’egli principe del Sacro Romano Impero. Non durerà a lungo, appena dieci giorni dopo, finita la mini rivoluzione, si torna alla normalità ed il principe viene detronizzato e deve fuggire per evitare guai maggiori ma gli andrà decisamente meglio dell’illustre predecessore asburgico. In seguito all’improvvisa morte della moglie e, con le proprietà messicane confiscate, lascia il paese l’anno successivo e, con una manciata di pesos in tasca, riesce a raggiungere la California, dove sposa dapprima la benestante messicana Conchita Sepulveda e poi la ricchissima Patricia Hearst (omonima dell’ereditiera criminale degli anni ’70), figlia del William Hearst magnate dell’editoria che anni dopo ispirerà  il capolavoro cinematografico di Orson Welles Quarto potere (Citizen Kane). Sul matrimonio con la Hearst non si hanno prove confermate, pur se autorevoli fonti (Treccani) lo danno per certo.

A proposito di Conchita, va detto che la giovane messicana era una delle più belle donne di Los Angeles; la sua famiglia si era trasferita negli USA, dove aveva fatto fortuna comprando vaste aree del sud della California ed il padre era nel frattempo diventato primo giudice della corte di giustizia nella città losangelina. Alla fine del matrimonio con Valerio Pignatelli, dal quale erediterà il titolo di principessa, la Sepulveda lavorerà, per ironia della sorte, come editorialista nel giornale di William Hearst che nel frattempo era diventato suocero del principe, suo ex marito.

Conchita Sepulveda

Fin qui potrebbe bastare per raccontare la vita movimentata del principe teatino ma il destino ha in mente di riservare ancora molto per i successivi quarant’anni di vita di Valerio Pignatelli ed il bello deve ancora venire. Dopo qualche anno di irrequieto menage matrimoniale, insofferente allo stile di vita dei miliardari a stelle e strisce, negli anni ’30 decide di lasciare la moglie americana e gli USA, per tornarsene in Italia dove si iscrive al partito fascista ma il principe ha un carattere non facile e in breve ha un alterco addirittura con il segretario del PNF Farinacci. Il diverbio non si risolve diplomaticamente ma sarà un duello all’arma bianca a dirimere la controversia. Il principe ha la meglio ferendo il suo avversario e i due possono finalmente riconciliarsi con una stretta di mano. Nel periodo che precede la seconda guerra mondiale, il Pignatelli partecipa alla campagna dell’Africa Orientale Italiana ed alla guerra civile spagnola, ovviamente dalla parte dei nazionalisti. In questo decennio Valerio Pignatelli pubblica diversi libri di narrativa per l’editore Sonzogno.

Nel corso del secondo conflitto mondiale è colonnello al comando del battaglione dei paracadutisti di Tarquinia e, con la guerra in corso, sposa la vedova Maria Elia, una nobildonna animata dagli stessi suoi ideali che col marito condividerà l’attività di controspionaggio per l’azione di contrasto all’invasione alleata in Italia. La sconfitta in Nord Africa delle forze dell’Asse nel ’43 e la conseguente ritirata, suggerirono a Mussolini di costituire una forza paramilitare segreta, nell’eventualità di un’invasione degli anglo-americani, con lo scopo di agire clandestinamente alle spalle del nemico con atti di guerriglia e sabotaggi. Alla guida di questa rete organizzativa voluta dal duce e denominata Guardia ai Labari fu scelto proprio il principe teatino.

Maria Elia Pignatelli

Con la caduta del fascismo in Italia e la nascita della Repubblica di Salò, i coniugi Pignatelli intessono una rete informativa al servizio dei nazifascisti che, nei salotti buoni di Napoli, frequentati da esponenti antifascisti ed ufficiali anglo-americani, raccolgono preziose informazioni sulle manovre alleate ma si rendono pure operativi come nel caso del progetto (poi inattuato) del rapimento di Benedetto Croce a Sorrento, qualche giorno dopo l’assassinio di Giovanni Gentile. In pratica, la RSI operava al nord, mentre l’organizzazione dell’intelligence, in territorio nemico, cioè al sud, era possibile grazie all’attività dei coniugi Pignatelli. Il gioco dura fino all’aprile del ’44 quando gli inglesi si accorgono che quel principe affabile che parla correntemente la loro lingua discutendo di argomenti vari è in realtà un pericoloso 007 di Mussolini, nonché il comandante della lotta clandestina fascista nell’Italia meridionale. Viene imprigionato e pure torturato per farlo parlare ma invano e lo stesso trattamento, sia pure in forma più lieve è riservato alla moglie per la quale inscenano due finte fucilazioni. A questo punto il duce chiede alle autorità inglesi la liberazione dei due coniugi in uno scambio di prigionieri, arrivando ad offrire qualsiasi persona, anche Ferruccio Parri, il leader della resistenza partigiana, all’epoca recluso in un carcere repubblichino.

A guerra finita la Elia registra il 28 ottobre 1946 la costituzione a Roma del MIF, il Movimento Italiano Femminile Fede e Famiglia che si occupa del sostegno materiale e morale ai detenuti politici del dopoguerra, fornendo agli stessi anche assistenza legale (pare che l’idea di far nascere questo movimento sia sorta un paio d’anni prima nel corso di un incontro della Elia con Mussolini), mentre il principe Pignatelli due mesi dopo è attivo partecipante, insieme ai reduci della RSI, della riunione che vedrà la costituzione del Movimento Sociale Italiano. L’attività neofascista dei coniugi Pignatelli è ancora intensa grazie all’appoggio dell’OSS, il servizio segreto americano, il cui comune obiettivo da questo momento è la lotta al comunismo e il principe, che nel suo personale curriculum può avvalersi della lotta contro i comunisti russi e quelli spagnoli, è una risorsa in tal senso, mentre il mondo si prepara ad entrare nella guerra fredda. A tal proposito non si può escludere un’attività collaborativa della principessa (e del coniuge) con gli ambienti militari americani già prima della fine della guerra, quando la stessa partiva dal sud Italia per attraversare le linee del fronte, scortata dall’OSS, per andare a riferire a Mussolini nella sua residenza sul Garda, per poi tornarsene tranquillamente a casa a Napoli. In tal senso non possiamo dimenticare che anche lo stesso principe Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas, che stava per essere catturato a Milano dai partigiani, era stato salvato dagli americani, messo al sicuro direttamente dal capo del servizio segreto statunitense: queste figure erano troppo preziose per gli americani, ai fini di quello che sarebbe poi accaduto dopo la guerra per i delicati equilibri politici in Italia, di fronte al pericolo dell’avanzata comunista in Europa. Avventuriero aristocratico, quattro matrimoni alle spalle, scrittore e giornalista, combattente pluridecorato e più volte ferito, cospiratore, agente segreto, capo del fascismo nel Sud Italia occupato dagli alleati, fondatore di un partito politico, principe e pure imperatore, la vita intensa di Valerio Pignatelli s’interrompe nel ’65, mentre la moglie lo raggiungerà tre anni dopo.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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