LE ORIGINI DELL’AEROPORTO D’ABRUZZO

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L’aeroporto d’Abruzzo che sorge a Sambuceto di San Giovanni Teatino è stato concepito come campo di atterraggio/decollo aereo nel 1917 e dal 1921 tale campo d’aviazione venne ufficialmente intitolato alla memoria di Pasquale Liberi.

La storia dell’aeroporto abruzzese è stata spesso fonte di rivendicazioni campanilistiche che sono persino sfociate in atti di pura inciviltà verso chi ne reclamava la funzione al servizio dell’intera regione e non di una sola città.

Tornando agli albori dello scalo, va detto che l’esigenza di realizzare un campo per gli aerei venne avvertita nel corso del primo conflitto mondiale, allorquando le scorrerie dell’aviazione dell’impero austro-ungarico si fecero sentire, non solo sul fronte del confine italo-austriaco ma pure nella nostra regione, precisamente nelle città costiere di Giulianova e Castellamare Adriatico, che poi si fonderà con Pescara dando vita ad un’unica città.

A questo punto si rese necessario predisporre, lungo la Tiburtina, un campo per l’aviazione militare italiana, dotandolo di una squadriglia con alcuni biplani Ansaldo SVA (acronimo di Savoia, Verduzio, Ansaldo) che fossero in grado di far fronte ai raid dei Fokker nemici.

In questo periodo gli eroi dei cieli italiani erano Francesco Baracca e Gabriele D’Annunzio; quest’ultimo aveva avuto il coraggio di volare sulla capitale austriaca e così, alla fine della Grande Guerra, la squadriglia di avieri concepita

D’Annunzio col capitano Palli.

per difendere i cieli abruzzesi venne sciolta ma il campo aereo rimase e tre anni dopo, per volere del comandante D’Annunzio, lo stesso assunse il nome di campo d’aviazione Pasquale Liberi. Perché il vate fosse così interessato a tale denominazione è presto detto: Pasquale Liberi, era figlio di pescaresi e nipote acquisito della sorella di Gabriele D’Annunzio, Ernesta, la quale aveva sposato l’ingegner Antonino Liberi. Pasquale, emulando lo zio Gabriele, fece la guerra come ufficiale osservatore sugli aerei dell’azienda Caproni, venne decorato con due medaglie di bronzo e morì in un incidente aereo nel corso di una manifestazione per commemorare l’asso Baracca.

Nel 1927 l’aeroporto fu ingrandito fino a 50 ettari, rimodernato e venne istituito ufficialmente con decreto ministeriale del 25 giugno 1928, con la denominazione di Campo di Fortuna in Provincia di Chieti.

Ingresso all’aeroporto negli anni’30

Qualche storico locale (ma anche lo stesso sito web dell’aeroporto) in realtà riporta la denominazione leggermente diversa ma importante sotto il profilo della geo appartenenza territoriale, parlando di Campo di Fortuna di Pescara in Provincia di Chieti. A parere di chi  scrive, il fatto di voler inserire il toponimo Pescara all’interno di quella denominazione, rappresenterebbe una forzatura finalizzata ad accreditare di una dubbia pescaresità lo scalo in questione. Ma anche volendo avallare per buona la dizione in cui è specificato il nome della città di Pescara, ciò costituirebbe un evidente errore visto che all’epoca la provincia di Pescara era già stata istituita e la città di Pescara era uscita dalla provincia chietina divenendo capoluogo dell’omonima nuova provincia, per la precisione a gennaio dell’anno prima, nel 1927. Se invece si volesse interpretare tale denominazione del campo d’aviazione come appartenente alla città di Pescara pur se in provincia di Chieti, anziché in provincia di Pescara, ciò fugherebbe ogni dubbio sull’effettiva territorialità chietina dello scalo aereo. poiché starebbe a significare l’appartenenza pescarese del campo, pur se situato in altra provincia, quella di Chieti. Se diamo consistenza all’ipotesi di una ridenominazione postuma dello scalo, possiamo allora rilevare come le questioni campanilistiche abbiano avuto il loro peso, al punto da commettere evidenti strafalcioni di natura geografico-amministrativa.

Successivamente lo scalo subì un’ulteriore intitolazione quale Aeroporto internazionale d’Abruzzo “Pasquale Liberi ma, è a questo punto, che ancor più scoppiano le polemiche e le rivendicazioni territoriali. L’accezione comune parla comunque di aeroporto di Pescara e, in soccorso a tale opinione, interviene un piccolo ma importante cavillo che, partendo dal presupposto che,  in linguaggio aereo tecnico commerciale, l’aeroporto deve necessariamente assumere il nome di una località, si è ritenuto che tale nome dovesse coincidere con la città adriatica, pur dividendone la territorialità con altra provincia, in forza pure della circostanza che la torre di controllo è stata successivamente costruita nel tratto di territorio pescarese.

In realtà l’aeroporto, per quanto concerne la sua gestione, che è l’aspetto più importante della questione, per i costi ed i ricavi che vengono a determinarsi, non è pescarese e tanto meno teatino ma della Saga (Società Abruzzese Gestione Aeroporto), una società per azioni a maggioranza di quote di capitale pubblico, cioè della Regione Abruzzo, che ha circa il 99,5% delle azioni, mentre il secondo azionista è la Camera di Commercio di Chieti e Pescara con lo 0,34% e in coda il comune di Pescara che detiene solo lo 0,16% del pacchetto azionario. L’aeroporto appartiene di fatto ad una sola città che può mostrarla al mondo come infrastruttura posseduta di cui andar fieri? In tal caso sarebbe realmente una rilevanza di mera immagine. Ai fini del possesso, che crea tale esigenza di facciata, il discrimine tra proprietà (o comproprietà) e gestione dovrebbe spostare la sua attenzione solo su quest’ultima ed allora come si può parlare di appartenenza quasi assoluta con appena uno 0,16% di sua amministrazione? Un bar, un ristorante o una qualsiasi attività commerciale, agli occhi esterni, è di chi è proprietario delle mura o di chi ne ha la gestione?

Quindi il dilemma se l’aeroporto sia di Pescara, di Chieti (anzi di San Giovanni Teatino) o dell’intero Abruzzo, si ridurrebbe ad una mera questione di facciata, di immagine, un mero biglietto da visita da ostentare ma anche in tal caso si è andati ben oltre l’esigenza di un semplice aspetto esteriore, per sconfinare in quanto di più ignobile si possa palesare all’interno di una squallida controversia territoriale. Così è accaduto che il suolo dell’aeroporto d’Abruzzo  sia diventato off limits  ai tassisti che non riescano a dimostrare di essere pescaresi e chi ha osato violare tale prescrizioni è stato fatto oggetto di violenza a se’ ed ai propri mezzi.

Occorre allora chiarirsi bene sulla funzione di questo scalo e come concepirlo per lo sviluppo dell’intera regione, perchè, sin dal primo fugace sguardo, si ha l’impressione che, entrando nell’aeroporto, si parli poco d’Abruzzo e molto di una sola città abruzzese, con servizi di trasporto urbano che vanno e vengono dalla città dannunziana. Per dirla tutta, l’Abruzzo in realtà parla moltissimo sui bilanci che la Saga rilascia ogni anno e dove è possibile rilevare i contributi che i cittadini abruzzesi versano a pioggia sul conto dei profitti della società: una vera e propria manna per evitare il dissesto dell’azienda che gestisce lo scalo.

Nota integrativa al bilancio 2016 Saga Spa.

Quindi potremmo concludere la disamina affermando che  l’aeroporto è virtualmente di Pescara ma è concretamente dell’Abruzzo: è pescarese quando si tratta di sfruttarne i benefici d’immagine ed è di tutti gli abruzzesi quando annualmente si deve redigere il bilancio della sua società di gestione.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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