LU RICCHIAPPE

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Si può affermare con sicurezza che fino agli anni 30 del secolo scorso due fossero gli eventi che riscuotevano il maggior concorso popolare in città: la Processione del Venerdì Santo e il Palio de Lu Ricchiappe; quest’ultimo trovava il suo culmine nella corsa che si disputava il giorno del santo patrono. In realtà nel periodo delle feste patronali si svolgevano diverse corse per soddisfare l’entusiasmo sempre crescente del numeroso pubblico ma la gara più importante era quella denominata “corsa dei barberi” o “carriera dei barberi” perché disputata da cavalli privi di fantino. Il cavallo barbero (o berbero), rispetto al cavallo arabo, ha un aspetto più robusto, quindi più adatto a questo tipo di sforzo.

Lo storico locale Girolamo Nicolino attesta la disputa di questa manifestazione almeno dalla metà del Seicento, quando le corse dei cavalli erano uno dei divertimenti preferiti dalla popolazione. In diversi quartieri infatti si correvano palii come quello di Santa Maria Mater Domini, della SS. Trinità, della Madonna delle Piane, di Santa Maria e San Pietro. Anche Casalincontrada e Roccamontepiano erano legate a questa tradizione. L’ultima edizione del Palio di San Giustino in città si tenne nel 1931.

Cartolina con errore nella didascalia!

Stranamente esiste solo una scarsissima documentazione iconografica di quest’evento, al massimo un paio di fotografie e il famoso ex voto conservato nella Cripta della Cattedrale. Eppure in occasione delle festività patronali si correvano diverse gare. Ad esempio nel 1869 si corsero tre palii: il 10 maggio, con premio in denaro di 70 lire, l’11 maggio con premio di 150 lire e il 12 maggio con premio di 80 lire. Era fatto obbligo di presentare almeno 6 cavalli per corsa, con pena il dimezzamento del premio. Per intenderci il premio più consistente, 150 lire, corrisponde a circa € 700 attuali. Naturalmente al vincitore andava il Palio, un drappo che raffigurava un’immagine sacra.

Per evitare che i cavalli scivolassero si spargeva della sabbia lungo il tracciato di circa 1400 metri. Era vietato usare mezzi illeciti per stimolare i cavalli, ad esempio l’uso del peperoncino sui genitali. Chi contravveniva era punito con ammende o addirittura con qualche giorno di prigione. Gli animi però spesso si accendevano, specie in occasione di qualche arrivo controverso. La “mossa” dei cavalli, vale a dire la partenza, veniva preceduta da tre colpi di mortaio o di campana a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro.  Il primo colpo avvisava gli spettatori perché lasciassero il percorso; il secondo dava inizio all’azione di controllo della gendarmeria che doveva assicurarsi che la folla rimanesse dietro gli steccati o le corde; il terzo colpo precedeva immediatamente il gesto del “mossiere” che dava l’avvio ai cavalli. La partenza era fissata nel piazzale Sant’Anna, si proseguiva lungo la Strada Sant’Anna (ora via Padre Alessandro Valignani) per costeggiare poi Piazza Garibaldi e imboccare via Arniense. Il traguardo era situato al termine della Piazzetta, sotto Palazzo Santuccione mentre, nella zona davanti la Pescheria, i giovani inservienti o i padroni stessi dei cavalli fermavano la corsa dei barberi con un grosso panno bianco o lenzuolo che veniva lanciato sul muso del cavallo ancora in corsa. I cavalli venivano quindi “riacchiappati”. Questo gesto diede il nome sia al Palio che al luogo stesso, fino ai nostri giorni.

Proprio all’arrivo si verificavano a volte momenti di tensione o incidenti o perché l’esito risultava incerto o perché qualche cavallo sfuggiva a lu ricchiappe e doveva essere inseguito fino a Largo Cavallerizza. Il famoso dipinto ex voto, che si trova nella Cripta della Cattedrale, si riferisce probabilmente proprio ad uno di questi episodi, avvenuto nella seconda metà del XIX secolo. Altre volte si verificavano curiosi e divertenti momenti come quando qualche cavallo, all’altezza di via d’Aragona, deviava verso i campi di fave, lì numerosi, per farne incetta.

Nelle edizioni più antiche la corsa partiva poco oltre Porta Sant’Anna, nella zona dell’attuale Piazza Garibaldi, sempre nel tardo pomeriggio tra le 17 e le 18. Pare certo che dopo il 1931 la corsa non si disputò più, ma la passione per i cavalli rimase intatta nella popolazione che, da allora, poté godere del concorso ippico che si cominciò ad organizzare nel Campo della Civitella.

L’ex voto conservato nella Cripta. L’immagine, risalente a circa la metà dell’Ottocento, descrive un intervento miracoloso del Santo Protettore

Dopo quasi 90 anni finalmente quest’anno si svolgerà una nuova edizione del Palio de Lu Ricchiappe proprio nel giorno del Santo Patrono, come da tradizione. Ma i tempi sono cambiati e i cavalli barberi saranno sostituiti da una coppia umana, maschio e femmina, che correranno appaiati e legati da una cintura. La novità più grande però risiede nel fatto che mentre i partecipanti delle edizioni del passato rappresentavano più i singoli proprietari che i pochi quartieri storici cittadini, quest’anno si sono voluti coinvolgere i vari quarti della città. Sono stati individuati oltre 20 quartieri, la maggioranza dei quali ha aderito a questa nuova edizione. Riscoprendo quindi un’antica tradizione si vuol far crescere anche il senso di identità comune della nostra città che si estende per un vastissimo territorio. Auspichiamo quindi che il vecchio detto cittadino: “Lu cavalle bbone se vede a lu ricchiappe”, si riferisca proprio alla vera vincitrice di questa nuova prima edizione che deve essere solo la città legata sì alla tradizione ma proiettata, unita, verso il futuro.

<<Alla cittadinanza questa usanza risultava gradita tanto che la tenne viva fino quasi ai nostri tempi. Piacerebbe forse anche a noi e torneremmo a scommettere sugli stalloni di Patalocche, di Nicche-nicche detto «Carije la rena» e di Cipullette>>. (Camillo Gasbarri)     

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche, Indirizzo Storico, a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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