LUCE ANCHE DI SERA A CHIETI

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Ma chi l’ha detto che la mia città è morta. Chi l’ha detto che è una città finita. Che non offre nulla. Che è una rovina. Stasera ho vissuto due ore nella dimensione della bellezza assoluta, in quel prezioso scrigno che è il Museo Barbella. Una danza piena di grazia e levità accoglie e schiude l’animo già a quello che sta per essere.

La presentazione di un libro all’insegna di rapide pennellate dell’autrice è la chiave di volta per un excursus sulla pittura leonardesca. Roberta Savelli-Calliope per la sua voce di miele, pacata, precisa – ma pulsa passione – trasporta lungo giorni luminosi di storia intersecandosi con immagini proiettate, musiche, voci maschili e femminili che echeggiano personaggi di allora. Il genio da Vinci arriva a Chieti, rivive: nei suoi quadri, negli sfumati, nelle espressioni dolcissime delle sue madonne o dame, nei santi, nei Cristi e negli angeli. Si rivela senza segreti. Due ore di incantamento -mi sposto dalle ultime file per non perdere neanche un alito di Leonardo. Lui è qui, in questa sala. Le stesse statue lo guardano, sbalordite e si animano curiosi di saperne di più i personaggi dei quadri appesi alle pareti. E quando la serata finisce, è presto anche se è tardi. Perché sarei stata ancora per ore. Un tuffo nel Rinascimento, come compagni Verrocchio, Brunelleschi, Botticelli, Lorenzo il Magnifico, Michelangelo, Ludovico il Moro e Isabella d’Este tra i tanti, in una serata perfetta.

Non posso non pensare a quanta fatica, a quanto lavoro, a quanto amore c’è stato dietro a tutto perché apparisse così naturalmente lieve. Lieve come la danza che saluta gli ospiti -una chiusura circolare perfetta- di quella levità che è il risultato del duro impegno dell’insegnante Maria Cristina Esposito,così come la semplicità, l’aurea medietas della lectio magistralis di Roberta è il risultato di una infinita passione. E allora chi l’ha detto che la mia città è spenta. Chi lo dice che non offre niente se io mi sento felice, ubriaca di bello, mentre cammino svelta per strada sotto il tetto garrulo di rondini che s’attardano nell’ora crepuscolare e lungo il viale della Villa affollato di tigli e di antiche leggende. Ubriaca di bello, nella mia città che sa essere talmente bella nelle sue segrete stanze ignote ai più, mentre cammino per la strada deserta alla luce fioca dei lampioni e mi sento felice e bella anch’io come se ci fosse la luna piena nel cielo…

LUCIA VACCARELLA

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