MATER DOMINI: UNA CHIESA TRA NUOVO E ANTICO

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La nostra città è stata sempre molto ricca di chiese alcune delle quali si presentano interessanti, non tanto e non solo dal punto di vista architettonico, ma soprattutto per alcuni piccoli gioielli d’arte che contengono. Ancora oggi in città sono aperte al culto 36 chiese che ospitano all’interno pregevoli opere d’arte che al visitatore occasionale spesso passano del tutto inosservate.

La chiesa più moderna costruita sul colle è quella di Santa Maria Mater Domini che, dal 1959, sostituisce la vecchia chiesetta, danneggiata dalla guerra. Progettata e realizzata prima del Concilio Vaticano II, risente della tipica architettura dell’epoca, con una navata rettangolare e un deciso slancio verso l’alto. Esternamente, quindi, la chiesa non presenta nessuna particolare attrattiva ma, varcandone l’ingresso, si scoprono due autentici tesori di antichità.

Bassorilievo della Mater Domini (sec. XIII)

Appena entrati, sulla destra, si scorge una piccola lastra lapidea con un bassorilievo scolpito raffigurante la Vergine con il Bambino. Come dice il prof. Gasbarri “le figure si presentano attonite ed inespressive, con una falsa aura di antichità, memore dei caratteri bizantini”. Apparentemente riferibile al XII secolo, in realtà essa è databile al secolo seguente in quanto era incassata nelle mura cittadine che risalgono al periodo angioino.  La lastra inoltre presenta caratteristiche simili ad altri numerosi reperti del XIII secolo. Vi si possono leggere due chiare iscrizioni che fanno riferimento anche all’autore, che risulta essere Sconcio suddiacono.

Girolamo Nicolino racconta che quest’immagine era collocata sulla Porta urbica di San Giovanni, in prossimità della chiesa di Santa Tecla che in seguito fu intitolata a Santa Maria Mater Domini. Si decise di trasferire il bassorilievo all’interno della chiesa di Santa Maria de Contra, ora S. Francesco da Paola, ma l’immagine tornò miracolosamente al suo posto. A questo punto l’immagine fu collocata all’interno della chiesa di Santa Tecla, che forse proprio allora prese l’attuale denominazione, e lì è rimasta fino ai giorni nostri. Il culto di Santa Tecla era proprio dei Longobardi, quindi la presenza in città di una chiesa dedicata a questa santa ne testimonia l’antichissima origine.

Statua lignea (inizi XVI sec.)

Un’altra e più pregevole opera d’arte è la Madonna lignea dell’altare maggiore. Opera di Gianfrancesco Gagliardelli (attribuita da altri a Pietro Aquilano), è stata scolpita tra il 1510 e il 1525. In precedenza era ospitata nella chiesa di Sant’Andrea, poi trasformata in reparto dell’Ospedale Militare. L’intimo raccoglimento che gli occhi della Vergine esprimono, la raffinatezza della linee scultoree e lo slancio verticale della figura fanno di essa un capolavoro della scultura lignea abruzzese. Attualmente sulle gambe della Madonna è stato posto un Bambinello di modesta fattura che sostituisce un precedente andato disperso.

Crocifisso della “mano tendida” (XXI sec.)

In anni recenti di fronte al bassorilievo è stato posto un Crocifisso molto particolare. È una riproduzione, opera di Sergio Salucci, del Crocifisso di Furelos o della mano tendida, che si trova nel Cammino di Santiago di Compostela. La difficoltà della realizzazione della scultura sta proprio nel riuscire ad utilizzare un unico tronco di quercia. Il significato religioso rimanda invece alla leggenda del Cristo che stacca la mano dalla Croce per assolvere un peccatore al quale era stata rifiutata l’assoluzione da un sacerdote.

Questi tesori e tanti altri rimangono spesso del tutto inosservati ed è un peccato. Amare la propria città significa anche valorizzare quanto di bello si possiede ma per capire il bello ed apprezzarlo bisogna studiare ed approfondire la conoscenza del nostro passato. Solo così potremo interpretare meglio il nostro presente e tentare di costruire un futuro.

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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