PASSEGGIATA SUL CORSO GALIANI

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Tutti i teatini sono affezionati alla passeggiata sul Corso, alla tradizionale “vasca”, abitudine molto antica per noi tutti come testimoniano le foto e le cronache d’epoca.

Quando la strada però si chiamava ancora Strada del Corso e poi, dal 1887, Corso Galiani, lo scenario del passeggio era molto diverso da quello che vediamo adesso.

Era una strada molto stretta che sostanzialmente univa i tre colli sui quali si adagia il centro storico. Infatti la strada iniziava all’epoca in Largo del Pozzo, ora Piazza Valignani, esattamente ai piedi di Colle Gallo, e terminava in Largo della Trinità, ora Piazza Trento e Trieste, proprio ai piedi del colle della Civitella, fiancheggiando Colle San Paolo.

Largo S. Domenico con la chiesa abbattuta nel 1913

A partire dalla fine dell’Ottocento si decise di dotare la città di un corso più largo e lungo, adeguato alle nuove esigenze di un capoluogo di provincia del nuovo Regno d’Italia, che desse l’impronta di una certa maestosità alle facciate dei palazzi che si affacciavano su quest’asse viario principale. Fu necessario quindi ridisegnare, con abbattimenti e modifiche, tutte le facciate dei palazzi del lato destro e gran parte di quelli del lato sinistro.

Tali decisioni influenzarono anche quelle del secondo dopoguerra quando si pensò addirittura di prolungare i portici fin dove possibile, con la realizzazione dei palazzi “Upim” e “Trinchese”.

Largo del Pozzo: lavori di apertura della Via Ulpia

Appena realizzata l’Unità d’Italia come si presentava quindi il Corso Galiani? Iniziava in Largo del Pozzo che, a differenza della Piazza Valignani di oggi, non aveva lo sbocco tra i Palazzi Francese e Sarra-Valignani che fu realizzato con l’apertura della Via Ulpia nel 1888. Proseguiva quindi con un tratto di strada abbastanza angusto che vedeva sulla sinistra il Palazzo Valignani di Vacri, sede anche del Comune e poi della Banca d’Italia, la Chiesa di San Domenico e poi il Palazzo de Majo. Sulla destra invece c’era il Palazzo Frigerj, poi diventato Palazzo Lepri. Si giungeva quindi in Largo S. Domenico, dominato dall’omonima Chiesa il cui portale fronteggiava il grande portone di Palazzo de Majo.

Largo G.B. Vico ad inizi del XX secolo

Dopo il Largo il Corso diventava strettissimo fino a sboccare in Largo G.B. Vico sul quale si affacciava la bella Chiesa degli Scolopi con l’annesso complesso del Convitto Nazionale. Un percorso solo leggermente più ampio portava al quarto Largo che intervallava il Corso: Largo Taddei, all’altezza dell’attuale Palazzo delle PT. Ancora pochi metri ed il Corso terminava in Largo della Trinità.

Certamente si ebbe coraggio nello stravolgere completamente la conformazione della strada, rettificando le facciate dei palazzi, ampliando la sede stradale e realizzando dei portici che, nell’intenzione originaria, potevano addirittura fiancheggiare completamente o quasi il nuovo Corso Marrucino.

Largo Taddei o Largo Vezio. Oggi Via Spaventa.

Sarebbe bello ed auspicabile che anche oggi si possano trovare lo stesso coraggio, lo stesso coinvolgimento di architetti, ingegneri, politici e cittadinanza nel ricercare le giuste decisioni per ridonare al centro storico il ruolo essenziale di motore dell’economia e del turismo per l’intera città.

A volte si dovrebbe superare la logica del ripristino e della conservazione dell’antico per cercare nuove soluzioni che possano soprattutto integrare  parti dell’esteso territorio comunale che sembrano realtà avulse tra  loro.

 

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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2 risposte a “PASSEGGIATA SUL CORSO GALIANI”

  1. Ecco: “le giuste decisioni per ridonare al centro storico il ruolo essenziale di motore dell’economia e del turismo per l’intera città” sono “il” problema di Chieti, il principale problema della città. E la risposta è facile . Non semplice da realizzarsi ma concettualmente facilissima: riportare a Chieti tutto quello che, per colpa di amministrazioni incompetenti, insipienti o peggio, è fuggito in un angolo estremo del territorio comunale, al ponte delle Fascine. Riportare nella sua sede cittadina naturale la vita economica e sociale che ha dovuto rifugiarsi in quel centro cittadino surrogato, falso ed artificiale che chiamano MEGALO’. Chieti è piena di palazzi dismessi o male impiegati: le caserme Spinucci e Berardi, l’ex ospedale SS Annunziata, il seminario regionale, il palazzo delle Poste di via Spaventa, l’ex INPS, l’ex carcere, la ex Banca d’Italia (o Palazzo d’Achille). Sapete che centri commerciali nelle sedi dell’ex Cinema Eden e Cinema Corso? Basterebbero un paio di ascensori e scale mobili (funzionanti) qualche parcheggio scambiatore, un autosilos o ampi parcheggi sotterranei sotto le pazze d’armi di Caserma Spinaci e Berardi. Chieti è piena di spazi stupendi adattissimi ad ospitare i negozi del ghetto Megalòscopico costruito sotto il livello della Pescara. Ditemi se la vita di Chieti può essersi trasferita….. al ponte delle Fascine. Lo so che le caserme appartengono al demanio dello Stato, l ex ‘ospedale alla ASL…. ma se vi dicono:”ngi sta li so'” lo sapete che mentono perché ” li so’ ” quando ci stanno si jettano. E se vi dicono che “ngi sta li so’…..” rispondete “Pecchè, addò l’avete jettate?”. Perchè il coraggio e al lungimiranza devono essere solo degli imprenditori privati? I politici chi sono, una subcategoria umana?

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