RAMIRO ORTIZ, IL MISSIONARIO TEATINO DELL’ITALIANO

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No, non è un evangelizzatore come lo è stato Alessandro Valignani da Chieti che, dal Portogallo, nel sedicesimo secolo partiva alla volta dell’Oriente col suo ampio seguito di gesuiti dai nomi portoghesi e spagnoli.

Il protagonista di questa storia non è un religioso spagnolo ma una delle figure più eccelse della Chieti di inizio ‘900, che di iberico aveva solo nome e cognome, pur essendo, come spesso amava rammentare, italiano al cento per cento, anzi teatino.

Ramiro Ortiz, nasce nella città teatina in una casa dell’attuale via Principessa di Piemonte e discende, come si intuisce dal nome, da una famiglia spagnola trapiantata in Abruzzo sotto la dominazione aragonese. Il padre, il teramano Giusto Ortiz, si trasferisce a Chieti per motivi di lavoro, insegnando al Liceo G. B. Vico e nella città teatina sposa Filomena Ruzzi, dalla cui unione nascerà nel 1879 Ramiro.

Ma cos’ha fatto di tanto importante Ramiro Ortiz, da meritarsi l’intitolazione di una scuola a Chieti, oltre ad una via dello Scalo?

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Come suggerisce il titolo dell’articolo, Ortiz è il padre della lingua italiana in Romania e se da oltre un secolo si studia l’italiano nelle scuole rumene, lo si deve a questo figlio di Chieti. Non era semplice diffondere la nostra lingua nel 1909, quando il Ministero dell’Istruzione aveva pensato a lui per inaugurare la cattedra di lingua e letteratura italiana, in un ambiente che fino ad allora aveva prediletto il francese e il tedesco come lingue straniere. Per superare tale ostacolo, l’opera dell’Ortiz non si era limitata al mero insegnamento della lingua e della letteratura italica ma si era spinta ben oltre nel riuscito tentativo di trovare dei legami tra le entità linguistiche dei due paesi che, in concreto, daranno vita a qualcosa di più rilevante che un mero insegnamento, concretandosi in vera e propria compenetrazione della cultura italiana nel corrispondente tessuto rumeno.

In tale instancabile lavoro di ricerca presso le biblioteche rumene, agevolato da una significativa erudizione e con un metodo di studio, che potremmo definire comparativistico, Ortiz procedeva nel suo quotidiano sforzo finalizzato a far conquistare alla nostra lingua in terra rumena una posizione di assoluto rilievo nell’ambito delle culture transnazionali: una sorta di missionario della nostra cultura all’estero.

A lui si deve la diffusione di una rivista italiana in Romania, oltre alla creazione dell’Istituto Italiano di cultura a Bucarest e per i suoi indubbi meriti, veniva insignito a Bucarest della qualifica di membro onorario dell’Accademia Rumena, mentre dopo il ritorno in Italia gli veniva conferito il premio Mussolini alla carriera, per meriti scientifici. Il rientro avviene nel 1933, con tutti gli onori del caso, richiamato in Italia a gran voce da eminenti professori delle Università italiane, per ricoprire la cattedra di filologia romanza all’Ateneo di Padova, dove creerà un corso di letteratura rumena, in una sorta di incidentale gemellaggio culturale tra i due popoli. Grazie alla sua meritoria opera, avrà il pregio di aver contribuito alla diffusione culturale nei due paesi, da un lato promuovendo negli ambienti culturali ed accademici rumeni gli scrittori italiani di ogni tempo e dall’altro conducendo una campagna di coinvolgimento, negli omologhi centri di studio italiani, per la diffusione storica e letteraria della Romania.

Proprio a Padova lasciò questo mondo, quando aveva da poco compiuto 68 anni ma il ricordo della sua Chieti, nonostante i tanti anni di lontananza dalla terra natia, è stato sempre vivo, anche negli ultimi giorni della sua vita, quando nelle lettere a parenti ed amici abruzzesi ripercorreva gli anni spensierati della sua fanciullezza con i giochi e le corse lungo la via Orientale di Chieti, tra l’altro narrate nel suo libro Posseggo una villa.

Quella di Ramiro Ortiz è una figura che ai giorni nostri è fin troppo sottovalutata, nonostante il suo lodevole operato, ma che meriterebbe l’adeguata collocazione nel già ricco novero dei grandi di Chieti.

Marino Valentini

Marino Valentini
Nato nel 1961, sposato, due figli, per circa venticinque anni ha lavorato presso una locale banca dove ha rivestito il ruolo di Direttore di Filiale. Attualmente è libero professionista quale consulente in materia bancaria, specialmente per l'emersione di abusi in danno dei cittadini, come anatocismo ed usura. E' l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti. Ha scritto gli inediti “Onirica” e “Accordo suicida” ed i saggi “La Congiunzione perfetta”, “Il Patto tradito” e “Il Naufragio dell’Utopia”, con il quale nel 2015 ha vinto il premio nazionale “La valigia di cartone”, mentre, al momento, è in procinto di ultimare la dissacrante “Storia semiseria della Città di Chieti”.
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