SANGIUSTINI E SAMPIETRINI. LA LIBERTA’ CHE GUIDA IL POPOLO.

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In un tempo che amorevolmente può essere chiamato delle garanzie e delle certificazioni, dove la salvezza delle città pare corrispondere alla salvaguardia degli equilibri istituzionali, diventa palese agli occhi del cittadino medio l’impossibilità di sentirsi parte attiva nel processo di crescita che la comunità urbana” (a cui egli appartiene) dovrebbe avere alla base.

Foto di Dario Di Luzio

E’ così che il cittadino medio inizia a vivere quel senso di estraneità che lo fa essere esterofilo, anticomunitario, in contrappunto alle logiche che governano il suo ambiente e il suo territorio.

Pare che i fatti diano prova dell’attenzione alla salvaguardia dei singoli blocchi istituzionali, che di per se stessi faticano ormai a sopravvivere. Si pensi allo spacchettamento delle Soprintendenze, alla destrutturazione delle sedi provinciali, al destino delle unità ospedaliere, alla decadenza delle fondazioni bancarie.

E’ una sorta di cinematografo che l’italiano medio si è abituato ad amare nelle sedi di intrattenimento, e che ripudia in modo antipatriottico quando sfuma nella realtà quotidiana. A questa città rimane poco o nulla dei fasti (probabilmente sovra-rappresentati ed auto-alimentati) di un tempo, quando provincia con etichetta culturale, elitaria, sembrava trarre beneficio dal suo interno.

Tolte le caserme, tolte le confraternite, tolto il commercio – non tolto, ma superato – ciò che resta è il poco. La domanda non è “Perché è andata così”. La domanda, semmai venisse voglia di farla, è “Come possiamo fare per cambiare le cose”. La rappresentazione più virtuosa del reale, alla Fellini maniera, diventa il paradosso.

Diventa, Signori e Signore, la misura di ciò che è. E così, per estremo, ma non più di tanto, la città è a misura di badanti e di persone venute da lontano, e degli amici a quattro zampe di ineffabili vecchine dedite ad abitudini ultradecennali. C’è gente che si muove dalle nostre parti? Credo poca. Credo brutta. Gente poco brillante, gente poco sveglia, gente poco attiva. Perché come da processo di selezione naturale, anche l’ambiente si sceglie. O si cambia. O si emigra.

Foto di Dario Di Luzio

Vogliamo cambiare o emigrare? Il Sangiustino per ora resta con noi. Con i Sampietrini, soppiantati com’è giusto che sia per esigenze di salvaguardia di bilancio, da altro. Restano i Santi titolari delle chiese svuotate, statue, fontane (vecchie e nuove), lampioni ai vapori di sodio, pali filoviari e depositi archeologici. Arrivano le nuove sedi amministrative sponsorizzate dal Demanio. Il cittadino resta a guardare. Qualcuno, che non è voluto emigrare, per abitudine consolidata, continuerà a pregare.

Magari Sangiustino. Proprio Lui che pare non sia mai esistito. Pregheremo i Sampietrini, che ci aprano le porte di un piccolo paradiso, la nostra città. Qualcuno, nel frattempo, alla Fellini, farà il bagno alla fontana Valignani.

Si scritturano statue nuove (liberali) e Anite Ekberg contemporanee.

Annalisa Di Luzio

Annalisa Di Luzio
Cittadina del mondo nell'anima, nasce a Chieti nel 1980. Immersa nel mondo di libri, quadri e stelle dalla giovane età, si laurea cum laude in architettura a Pescara nel 2007, una volta conclusa la borsa di studio Erasmus presso l'Ecole Nationale d'Architecture de Paris-Belleville. Avvia con il marito il connubio 'progetto vs cantiere', studio professionale ed impresa edile nel 2008. Fondatrice di associazione culturale, collabora con enti pubblici e promuove progetti inter-istituzionali volti alla connessione di persone e luoghi. Sine qua non: la bellezza resa concreta.
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2 risposte a “SANGIUSTINI E SAMPIETRINI. LA LIBERTA’ CHE GUIDA IL POPOLO.”

  1. Sei fantastica Annalisa! Rendi epico ciò che purtroppo rimane di rilevabile a Chieti: l’abitudine di gesti misurati e sperimentati, senza il coraggio del volo.
    Un abbraccio e grazie!

    1. Grazie a te, Gianfranco. Di epico c’è e ci sarà a lungo, mi auguro, la tenacia di combattere contro l’inerzia di questo status quo. Possiamo promettercelo a vicenda. Un abbraccio.

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