SIMBOLOGIA ALCHEMICA NELLE CHIESE TEATINE: SANT’ANTONIO ABATE (PARTE SECONDA)

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Nell’attesa di chiarire l’interessante disputa, accesasi sui social, se la statua lignea di cui abbiamo parlato sia di San Giorgio o di San Michele Arcangelo, entrambi dotati iconograficamente di armatura e di lancia o spada ed entrambi raffigurati nell’atto di uccidere il drago (ovvero la “materia prima“), argomento interessantissimo possibile oggetto di un intero articolo, e comunque dotato di analoga efficacia simbolica, spostiamo lo sguardo un po’ più in alto, verso le vetrate: ecco che sulla parete di destra scorgiamo un pesce con la sua bella scritta ἰχθύς in maiuscole greche. Nel simbolismo cristiano del tempo delle catacombe tale parola o anche il solo simbolo stilizzato del pesce indicavano la possibilità di rifugio sicuro. Le lettere erano acronimo di Iesus Christos Theou Uios Soter, ovvero Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore.

Il pesce però ha una importante valenza alchemica: nella sua forma di “Remora“ indica il prodotto finale della lunga fase della Seconda Opera, ed è una sostanza chiamata Mercurio Filosofico, il cui colore è il viola, come quello del piccolo pesce che accompagna in branchi gli squali ed è dotato di tale forza da rallentare anche le imbarcazioni (di qui il suo significato corrente). La remora alchemica è già in grado di trasmutare piccole quantità di metalli impuri in oro o argento (Pietra del primo ordine). È viola perché misto del blu del mercurio con il rosso dello zolfo: nella vetrata, il viola è presente.

Non è finita: sopra il pesce è raffigurata una pisside, ovvero il contenitore delle ostie consacrate il cui coperchio è sormontato da una croce. Stilizzato, assume la forma del simbolo planetario della Terra, che indica anche quello del soggetto iniziale delle operazioni preparatorie, e che non posso rivelare qui, pur avendo dato tutte le indicazioni per scoprirlo.  In ogni caso che contenga il Corpus Christi dal punto di vista alchemico è molto significativo: assumendo che la materia prima racchiuda in sé qualcosa di molto ‘sacro’ conferisce un senso profondo a tutta l’Arte Alchemica.

La vetrata accanto raffigura l’Agnus Dei che staziona su un libro chiuso cui sono anteposte sette candele. Come molte analoghe raffigurazioni, l’agnello regge un vessillo bianco crociato di rosso poggiandolo sul retro dello zoccolo.  In Alchimia abbiamo già accennato all’esistenza del Fuoco Segreto, il cui simbolo coincide con quello del crogiolo, ed è la croce. Tale fattore (non del tutto terreno) agisce tramite la sua asta sull’astragalo dell’animale: non c’è spazio qui per una dissertazione più profonda, ma il termine astragalo (letteralmente dal greco: latte degli astri) indica il piano di azione su cui dovrà muoversi il Filosofo per… aprire il libro chiuso. È un po’ come ribadire il concetto espresso dallo stucco di cui abbiamo già parlato la scorsa volta.

Ci congederemo infine da S. Antonio Abate con un ultimo bassorilievo, che sovrasta un dipinto di Maria e Gesù con Santi, in cui due angeli reggono un globo crucifero traversato da una fascia obliqua ed avvolto in un rosario. Che dirvi, globi di tal fatta li troviamo in mano a potenti re del passato e nella quarta Lama dei Tarocchi (L’Imperatore). Esso però somiglia (di nuovo) al simbolo del soggetto remoto, e sorrido al pensiero che la parola “Rosario”, oltre ad indicare la coroncina a grani utilizzata (sempre meno) per recitare Avemarie, Paternoster e Gloria, dà il nome a numerosi trattati di Alchimia del passato (ad esempio “Rosarium Philosophorum, sive pretiosissimum Donum Dei“ di Arnaldo da Villanova) nell’accezione di “giardino di rose” (la rosa, rossa o bianca, è simbolo del rispettivo elisir) e di “giardino segreto“ (hortus conclusus) a cui solo a pochi è dato di accedere.
Ebbene, il generoso e caritatevole committente di quel grazioso stucco ha dato, a chi la saprà leggere, la chiave di accesso al giardino segreto dell’Alchimia.

 Noldor

“Noldor è uno pseudonimo. La Tradizione Alchemica ne consiglia l’uso, in passato per motivi di sicurezza, oggi di privacy, ma è anche un modo per fare apostolato rinunciando alla propria identità. Noldor è teatino, anche se non lavora nella sua città, ed il nickname tradisce la sua passione per le opere di Tolkien: guarda caso, i Noldor erano gli Elfi in grado di incastonare la Luce nelle gemme.”

 

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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