TRASPORTI URBANI

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Una città, che aspiri ad uno sviluppo economico e a garantire ai cittadini sia qualità di vita sia facilità di spostamenti, non può prescindere da un razionale ed efficiente sistema di trasporti urbani.

Il tranvai in zona Sant’Anna

A Chieti si cominciò a parlare di trasporto pubblico con l’inaugurazione della linea ferroviaria Sulmona-Pescara nel 1873. Essa determinò lo sviluppo di un nucleo abitativo, sempre più consistente, in una nuova zona del territorio comunale. Era la prima volta che la città si espandeva fuori dalle mura cittadine. Già all’epoca esisteva la Colonnetta, strada che collegava il colle alla vallata e la cui realizzazione era avvenuta nella prima parte del XIX secolo.

Nei primi tempi si provvide al trasporto delle persone e delle merci attraverso un servizio di Omnibus che, partendo dalla stazione Ferroviaria, giungeva in Piazza Vittorio Emanuele II, destinata così, per oltre un secolo, a rimanere il capolinea dei mezzi pubblici cittadini.

Passaggio in via Arniense

I tempi però stavano rapidamente cambiando e ci si rese presto conto che occorreva un sistema più rapido e moderno per assicurare il collegamento. Si decise pertanto di far ricorso ad un mezzo moderno ed innovativo: la ferrovia elettrica a scartamento ridotto che collegasse il centro cittadino con lo Scalo attraverso il passaggio da Sant’Anna, il Tricalle e l’ultimo tratto della Colonnetta.

Chieti fu tra le primissime città d’Italia a dotarsene e ad inaugurarla l’8 giugno del 1905. Quattro giorni dopo il Re Vittorio Emanuele III e la Regina, in visita alla città, la utilizzarono per il loro ingresso a Chieti.

Per quasi 40 anni la ferrovia elettrica, denominata anche tranvai o tram, assolse egregiamente alla sua funzione, garantendo un servizio in tempi più che accettabili per allora. Infatti il tragitto, di poco meno di 9 km tra il capolinea di Piazza Vittorio Emanuele II e la stazione ferroviaria, era coperto in circa 30’.

Inaugurazione della Filovia: passaggio sul Corso

Gli eventi bellici ne determinarono l’abbandono ma già prima di essi si era pensato alla sostituzione con mezzi su ruota. Finalmente il 16 luglio 1950 fu inaugurata la Filovia su un percorso diverso che, dal Capolinea di Piazzale Sant’Anna, giungeva fino a Madonna delle Piane, passando per la Stazione ferroviaria.

Sicuramente per l’epoca era un mezzo adeguato e garantiva un trasporto dei passeggeri in tempi relativamente brevi tra il centro storico, lo Scalo e la nuova zona industriale.

Dopo circa 40 anni la linea aerea diventò obsoleta e pericolosa e si decise di smantellarla per poi ripristinarla. Fu, a mio avviso, un errore epocale perché nel frattempo molte cose erano cambiate. Il traffico su strada era decisamente aumentato e questo inevitabilmente rallentava un mezzo come il filobus; la città si stava sviluppando decisamente verso la zona di Madonna delle Piane con l’università, che stava edificando le palazzine con le varie facoltà e con il nuovo ospedale civile in costruzione. Questa zona non era raggiunta dalla linea aerea, quindi sarebbe stato opportuno pensare ad un diverso sistema di trasporti che avvicinasse non più la stazione ferroviaria al centro cittadino, ma la zona Università-Ospedale. Ma a questo non si pensò, anzi si provò a prolungare la Filovia in direzione di Brecciarola e in direzione di San Martino, tentativo che non fu mai più compiuto. Inoltre si dovettero installare nuovi e più numerosi pali di sostegno che determinarono sostanzialmente l’impraticabilità di molti marciapiedi oltre ad uno spiacevolissimo impatto visivo.

Dopo alterne vicende la Filovia ora risulta in funzione ma adempie solo parzialmente al servizio a causa dei ripetuti danni provocati dal maltempo e dalla scarsezza dei filobus a disposizione (ne sono solo 5 mentre ne occorrerebbero più del doppio).

Visto lo spostamento sia della popolazione che delle attività nella parte bassa della città, ora è improcrastinabile trovare una soluzione per i trasporti cittadini. Un mezzo che renda raggiungibile il centro storico dalla zona Università e viceversa in circa 10 minuti potrebbe ridar vita alle attività sul colle ma per far questo occorre forse ridisegnare gran parte della città con lo stesso coraggio che ebbero i nostri padri dopo l’Unità d’Italia, quando la città fu trasformata e resa adatta ad affrontare i nuovi tempi.

 

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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