TURISTI ALIENI TRA NOI… MANCO QUELLI CI SAPPIAMO TENERE !!

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Eh sì: facciamo tanto per proclamare che la nostra regione, la nostra provincia, le nostre coste sono tra le più belle d’Italia, creiamo il parco della costa Teatina, sappiamo che in Abruzzo, ma soprattutto da Chieti, si va in auto al mare in 15 minuti e alla montagna in circa 40, che in alcuni mesi si può andare a nuotare la mattina e a sciare il pomeriggio… Insomma facciamo tanto per dire tutto questo, per attrarre turisti da tutto il mondo, addirittura riusciamo ad incuriosire visitatori che vengono da altrove, da ben oltre il nostro sistema solare …e poi li lasciamo andare via così?

In definitiva, quando nella nostra terra “amici” extraterrestri, (avete capito bene, extraterrestri) vengono a trovarci, visitano le nostre montagne, i nostri mari, esplorano le profondità dell’Adriatico e le nostre coste, alla fine che facciamo? Facciamo in modo che vadano via? Non sappiamo trattenerli???
Ma come, ci adoperiamo tanto e poi…
Come pensiamo di curare i nostri turisti, alieni e non??
E sì, perché forse solo i più anziani ricorderanno cosa successe alla fine degli anni ’70 dalle nostre parti.

Chi non ricorda le colonne d’acqua che si sollevavano dall’Adriatico per decine di metri, o “il mare che ribolliva”, lasciando di stucco i terrorizzati pescatori locali che avevano come seconda casa proprio i nostri mari? Come giustificare la paura di uscire dei marinai sui pescherecci che arrivavano niente meno a rinunciare al lavoro di una vita , intimoriti da colonne, luci e ribollii del mare?
Questi fenomeni all’epoca si protraevano dalla parte sud delle Marche fino a Termoli, ma con una frequenza maggiore proprio nel mar della costa teatina e pescarese.
Persino alla capitaneria di porto di Pescara si annotarono luci schizzar fuori dalle acque e fenomeni singolari metter fuori uso le strumentazioni di bordo. Gli avvistamenti in quota (simili a razzi lanciati nel cielo) non erano giustificabili neanche dall’attività dei radar, i quali non potevano registrare nulla sui loro schermi. Vi aggiungo, inoltre, che in quei giorni, data la riluttanza dei pescatori ad uscire in mare , la capitaneria di porto iniziò a scortare i pescherecci tenendosi in costante contatto con la terraferma e con le unita’ navali al largo. Immaginate il clima di preoccupazione, la tensione di quei momenti.
Le nostre montagne e le nostre coste, sul finire del ’78, durante e dopo il ’79, furono invase da questi “turisti”, diciamo, poco graditi: forse una prova generale di immigrazione da “altrove” a grandi livelli?
Beh, usiamo ironia poichè in quegli anni le cose erano davvero serie.

Vi raccontiamo solo alcuni episodi.
A Martinsicuro erano tornati per staccare un po’ dal lavoro i fratelli De Fulgentiis, Gianfranco e Vittorio (lavoravano nel Mediterraneo per una grossa azienda petrolifera e vivevano per lungo tempo in mare, imbarcati in grosse navi). I due sistemarono una piccola imbarcazione per rilassarsi al largo delle coste di Martinsicuro e per migliorare le tecniche di pesca, decisi a fare di questa attività il loro lavoro definitivo cosi’ da poter tornare a casa.
Il 12 ottobre del 1978 il mare era una tavola… calmissimo e assolutamente nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto. I due fratelli andarono al largo e gettarono le reti. Le mogli dei due, Luisa e Franca, ne aspettavano il ritorno da troppo tempo, ormai troppo tempo. Luisa, moglie di Gianfranco, seriamente preoccupata, decise di uscire e recarsi nel punto in cui normalmente rientravano il marito e il cognato. Ma niente. Nulla si vedeva all’orizzonte che potesse rasserenarla. Cosa accadde??
Facciamo un salto indietro nel tempo e lasciamo raccontare il giornalista de “La Stampa” che scrisse in data 13-11-1978:

Il 13 ottobre scorso i corpi senza vita di due giovani pescatori dilettanti, Gianfranco e Vittorio De Fulgentiis, sono stati ripescati al largo di Martinsicuro. La loro imbarcazione, capovolta accanto a loro, era del tutto sana, senza la minima traccia di un colpo di mare. I due erano usciti a pescare la notte fra il 12 e il 13 ottobre e si erano inoltrati proprio nella zona oggi sconvolta da questi fatti inspiegabili. Le autorità marittìme hanno cercato di spiegare la disgràzia con la tesi del colpo di mare improvviso, ma i pescatori e i marinai affermano che quella notte il mare era calmissimo. La vicenda è stata archiviata come un incidente di mare senza spiegazione, ma il fatto non convince. A rovesciar la barca è stato un evento improvviso che con il mare non ha nulla a che vedere. Si tratta di fatti che solo qualche anno fa bastavano a regalare a chi li raccontava la patente di pazzo; di visionario o di imbroglione. Ma questa volta i testimoni sono moltissimi e non sembrano disposti a tacere. Fra i pescatori della costa abruzzese e marchigiana si è anzi diffusa una psicosi di paura, tipica di chi si trova di fronte ad un nemico sconosciuto.

Sabato mattina molti pescatori hanno detto esplicitamente che si sarebbero rifiutati di uscire in mare fino a quando quegli strani fenomeni fossero continuati. E non è stata una minaccia a vuoto. All’alba molti pescherecci non sono usciti in mare e quei pochi salpati sono rientrati tutti nei porti prima del tramonto. Altri si sono spinti solo nelle zone pattugliate dalle motovedette delle capitanerie di Pescara e di San Benedetto del Tronto, che a loro volta si mantenevano costantemente in contatto con le unità della Marina militare che incrociavano al largo. Naturalmente sono state avanzate anche delle spiegazioni, ma non c’è voluto molto a far capire alla gente che le soluzioni proposte erano più inattendibili della realtà che volevano spiegare. Si è detto per esempio’ che le sfere di luce erano fulmini globulari. Alcuni fisici hanno però spiegato che il fenomeno è rarissimo e si verifica soltanto alla presenza di condizioni atmosferiche e ambientali che l’altra notte non potevano assolutamente esistere. Inoltre i fulmini globulari, quando si generano, si comportano in maniera assai diversa dalle luci avvistate nei giorni scorsi.

Qualcuno ha pure supposto che le colonne d’acqua dovessero essere attribuite ad improvvise e violentissime eruzioni di metano dai fondali marini. Ma anche questa tesi è apparsa fantasiosa: e non soltanto perché i sondaggi dell’Eni lungo tutta la costa non hanno mai rivelato presenze di idrocarburi gassosi poco al di sotto dei fondali (se fossero a profondità maggiori, la rottura della crosta potrebbe essere determinata soltanto dalla pressione di giacimenti assai più grandi, che sarebbero stati individuati con facilità ancora maggiore) ma anche perché se così fosse le colonne d’acqua avrebbero avuto durate assai maggiori. E allora? Per il momento nessuna spiegazione logica riesce a giustificare questi misteriosi fenomeni. Qualcuno tiene però a ricordare che simili apparizioni non sono affatto una novità in quella zona di mare.
Bruno Ghibaudi

Aggiungo soltanto che uno dei due malcapitati non poté morire di annegamento perché non aveva acqua nei polmoni ed aveva il volto atterrito, quanto alle cronache del tempo.

A Chieti ci fu un caso abbastanza particolare, si direbbe un incontro ravvicinato del terzo tipo: il Sig. Amerigo Rocci lunedi 28 agosto osservò 5 esseri piccoli attorno ad una luce intensa, che defini’ simili a piccoli bambini;
il 23 dicembre di quell’anno, la famiglia Bucco di S. Vito Chietino subì un “inseguimento” da parte di un UFO mentre erano all’interno della loro auto, e successivamente videro diversi esseri alti come bambini che “saltellavano” a mezza altezza.
Non possiamo non menzionare in quel periodo, un avvistamento da parte di tantissime persone a Pietracamela al di sopra della centrale elettrica, che, senza dirlo, ne impedì il funzionamento per parecchio tempo, lasciando il paese al buio.

Bene, mi fermo qui … cosa accadde in quegli anni?
Mi piace pensare che esseri extraterrestri, esseri alieni al nostro mondo, abbiano notato il nostro bel territorio e si siano incuriositi a tal punto da volerlo esplorare per chissà quale motivo. Noi nativi ed indigeni del posto dovremmo prendere esempio da loro? Dovremmo finalmente accorgerci della bellezza che abbiamo a disposizione? Del turismo che potremmo far diventare fonte di lavoro e quindi di reddito per centinaia di famiglie? Beh, si sono scomodati anche da altri mondi per visitarci, non sarebbe fantastico tornare a splendere come natura crea e diventare il primo territorio di vacanza al mondo non solo per abitanti del globo terracqueo, ma anche, perché no, per visitatori senza invito?

Riccardo Di Prinzio

Riccardo Di Prinzio
Riccardo nasce a Chieti nel lontano 1964.
Sin da giovanissimo si appassiona allo studio dell’astronomia e dell’ufologia, discipline che ancora coltiva. Entra negli scout nel 1976, restandovi per quarant’anni educando generazioni di ragazzi. Grande appassionato della sua città, è oggi un imprenditore di successo. La sua attività commerciale nel 2017 festeggia il settantesimo compleanno.
Il resto lo scriveremo nei prossimi 80 anni (camperà fino ai 130 circa in ottima salute mentale e grinta) sperando di recare un ottimo servizio alla sua stupenda città che ha ancora moltissimo da dare.

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