UNA CITTÀ DA ABBELLIRE

Tempo di lettura: 3 minuti

<<… Forse mi sbaglio, ma a voler giudicar così a colpo d’occhio, mi pare che si manchi di indirizzo, per cui non si sa se Chieti debba esser rasata e riformata, oppure cacciata giù nelle pianure del fiume Pescara… >>: queste parole, che potrebbero benissimo appartenere al nostro tempo, sono state scritte quasi 150 anni fa su Il Marrucino nel mese di aprile del 1869. Si dibatteva sulla necessità di abbellire la città ma le idee non erano ben chiare.

Il colle, con le sue viuzze spesso malsane, le fogne mancanti, la scarsezza di spazio, sembrava difficile da trasformare in un luogo adatto alle esigenze della nuova società. Inoltre la mancanza di un acquedotto, che sarà inaugurato solo dopo oltre 20 anni, determinava situazioni igieniche a dir poco precarie. Urgente si faceva quindi la necessità di rimodernare le abitazioni del centro storico e soprattutto di creare nuove case in zone fuori il vecchio perimetro murario.

Ma allora, come d’altra parte anche oggi, era però difficile mettersi d’accordo sulle soluzioni da attuare. Alcuni proposero di creare due nuovi quartieri: uno fuori Porta Sant’Anna, l’altro tra la Civitella e la Passeggiata Sant’Andrea. Nel primo caso si rendeva necessario allargare la strada che portava verso la Chiesa di Sant’Anna e spianare i terreni attigui per la realizzazione di edifici, strade e di una piazza Mercato in una zona quasi pianeggiante. Nel secondo caso, invece, le costruzioni si sarebbero dovute realizzare senza spianare i terreni, anzi piantando altri alberi che dovevano fungere da riparo per i venti. Ricordiamo che la Villa Frigerj era stata da poco acquisita dal Comune e l’attuale destinazione a Villa Comunale era ancora tutta da definire. Ovviamente le cose andarono in modo diverso e, con l’acquisizione di altri terreni, la zona divenne parco comunale e solo in una piccola parte di esso fu consentita l’edificazione di case private.

Un’altra proposta, questa realizzata, fu quella di creare una passeggiata nella zona orientale della città, a ridosso delle mura. Fu quindi costruita la strada che collegava Porta Sant’Andrea con Porta Orientale (o Monacisca): l’attuale Via Principessa di Piemonte. Tale strada doveva però essere collegata con le zone centrali per garantire sia l’accessibilità che la sicurezza. Ugualmente si pensò di costruire una strada nella zona occidentale, dalla Cavallerizza a Porta Pescara. Qui però non si poteva prevedere un’espansione urbana in quanto la morfologia del terreno lo impediva, almeno a quei tempi!

Il problema principale rimaneva però il centro cittadino per il quale si accoppiavano due urgenze: il risanamento igienico e la necessità di allargare l’arteria principale: il Corso Galiani.

Il dibattito si fece subito acceso e molte proposte furono avanzate. Il progresso intanto ci arricchiva di nuove possibilità da realizzare ma anche di problemi da risolvere, come ad esempio la collocazione della stazione ferroviaria per la linea Sulmona-Pescara prossima all’inaugurazione. La decisione di porla lontano dal centro, per non creare “fastidio” alla cittadinanza, si rivelò purtroppo una scelta miope.

Il periodo a cavallo dei due secoli portò quindi grosse novità: la luce elettrica, l’acquedotto, la stazione, le prime automobili, la ferrovia di collegamento Scalo-Città, l’allargamento dell’arteria principale del centro storico, l’abbattimento di chiese e palazzi storici, la realizzazione di nuovi quartieri a ridosso della vecchia cinta muraria. Tutte queste scelte diedero alla città una fisionomia completamente nuova che suscitò parecchie proteste da parte delle frange più conservatrici della popolazione. Le innovazioni però furono portate avanti con coraggio e la città tuttora conserva l’impronta datale in quei tempi.

Forse ora è giunto il momento di ripensare la nostra città, di operare scelte coraggiose per renderla più adatta alle necessità della vita contemporanea. Si potrà procedere a qualche abbattimento, alla realizzazione di una nuova viabilità, specie nelle circonvallazioni? I nostri predecessori ci hanno provato, hanno cambiato la città del loro tempo e questo si rivelò una scelta vincente per tanti e tanti decenni. Vale la pena riprovarci.

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
Paolo Rapposelli on FacebookPaolo Rapposelli on Youtube

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *