VUOTI A PERDERE

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Negli ultimi due decenni la città ha subito innegabilmente una spoliazione di uffici e attività che ha lasciato vuoto molto del patrimonio edilizio, specie nel centro cittadino.  

Finalmente, dopo tante attese, paiono in vista di realizzazione due grandi opere che potrebbero ridar vita alla città, soprattutto nelle zona del colle. Parlo del Polo amministrativo, previsto con la riqualificazione dell’ex Caserma Berardi, e la Cittadella della Cultura che sarà realizzata nei locali dell’ex Ospedale Militare.

Non si può che essere felici ed ottimisti per questa opportunità, forse irripetibile, che ci viene data, tuttavia, a mio avviso, alcune questioni si pongono e dovrebbero essere affrontate con decisione se si vogliono evitare delle conseguenze negative. Provo ad individuarne almeno tre:

Caserma Bucciante (Inizi XX sec.)

Primo problema: entrambe le attuali strutture sono circondate da altissime mura, essendo appunto delle caserme. Cosa resterà di esse? Saranno finalmente abbattute e le costruzioni saranno inserite nel territorio circostante? Si pensa di realizzare, ad esempio, un “percorso vita” che unisca la Villa Comunale ai giardini interni alla vecchia “Bucciante”?

Caserma Berardi (anni 70)

Secondo problema: in riferimento al Polo dei servizi, si prevede qualche opera di urbanizzazione per inserirlo nel contesto cittadino? Ad esempio è prevista una valorizzazione di Via P. Alessandro Valignani che potrebbe diventare un viale di ingresso per la zona? Come si pensa di collegare il Polo dei servizi con i mezzi pubblici al resto del territorio comunale? È previsto un riordino generale del servizio di trasporto cittadino che finalmente copra zone nevralgiche nelle quali non passa nemmeno un autobus al giorno? Mi riferisco al Magalò e alla Camera di Commercio in zona Foro Boario in particolare, ma non solo. Si troverà il coraggio di rinunciare alla obsoleta filovia e a togliere gli orrendi pali di essa?

Terzo problema: evitare i vuoti a perdere, cioè tutti quegli edifici, alcuni dei quali di pregevole valore storico ed architettonico, che saranno resi liberi dal trasferimento degli uffici nelle nuove sedi. Quello che potrebbe essere un problema dovremmo sforzarci di farlo diventare un’opportunità. Ad esempio, se veramente una Facoltà universitaria dovesse essere ricollocata sul colle, allora tali edifici potrebbero essere riutilizzati per i dipartimenti e magari per gli studentati. Se ciò non fosse possibile converrebbe allora affidarli ai privati per attività economiche o, al limite, riconvertirli in civili abitazioni.

Si avrà finalmente il coraggio di abbattere alcuni contenitori vuoti che sono destinati nel giro di qualche decennio a crollare da soli, se privi di manutenzione? Si prevede un piano per il centro storico comprensivo della variazione della destinazione d’uso di alcuni fabbricati e con una pedonalizzazione del centro storico?

Penso che siamo giunti ad uno dei quei crocevia della storia nei quali prendere decisioni coraggiose, come quelle che si presero nella nostra città a cavallo del XIX e XX secolo quando non si esitò a procedere anche a contestati abbattimenti di edifici pur di dare un volto alla città del futuro.

Forse sono utopie queste mie riflessioni ma se permaniamo in questo immobilismo, o al massimo in questo navigare a vista, allora di futuro per il colle ne vedo ben poco.

Paolo Rapposelli

Paolo Rapposelli
Nasce nel quartiere storico di Santa Maria a Chieti nel 1957. Studia nel Liceo Classico G.B. Vico e si laurea a pieni voti nella Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. In seguito consegue il Diploma in Scienze Religiose presso l’ISSR di Chieti. Vive e lavora a Chieti dove insegna da oltre 30 anni nell’ITCG “Galiani- de Sterlich” presso il quale svolge anche mansioni di collaborazione col Dirigente Scolastico. È sposato e ha tre figli. Fin dall’adolescenza ha coltivato il suo forte interesse per la storia locale, ereditata dal padre, e la passione per l’automobilismo degli anni 60 e 70. Ha pubblicato una parte della sua tesi di laurea su Filippo Masci e ha collaborato con diversi autori nella ricerca del corredo iconografico di alcuni volumi sia di storia locale che di storia dell’automobilismo. Da qualche anno si è impegnato in un lavoro di ricerca delle foto di Chieti e ne ha divulgato i risultati sia attraverso diverse conferenze tenute in città sia attraverso i social network.
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